Le scuole fermano le attività aggiuntive. A risentirne sarà il tessuto economico

di Lalla
ipsef

red – Sono sempre più numerose le mozioni presentate dai Collegi dei docenti di tutta Italia di fermo delle attività, in particolare le visite di istruzione, che coinvolgono in maniera capillare il tessuto economico. Blocco contratti e scatti di anzianità, riforma degli Organi Collegiali, innalzamento dell’orario di insegnamento a 24 ore senza relativa retribuzione i provvedimenti più contestati.

red – Sono sempre più numerose le mozioni presentate dai Collegi dei docenti di tutta Italia di fermo delle attività, in particolare le visite di istruzione, che coinvolgono in maniera capillare il tessuto economico. Blocco contratti e scatti di anzianità, riforma degli Organi Collegiali, innalzamento dell’orario di insegnamento a 24 ore senza relativa retribuzione i provvedimenti più contestati.

I docenti del "POLO LICEALE ALDI" di Grosseto autoconvocatisi in data 24/10/2012 dalle ore 14,30 alle ore 17,00 per discutere e approvare forme di protesta contro le misure ipotizzate e in via di approvazione della legge di stabilità, che ledono la dignità e la professionalità del corpo insegnante propongono quanto segue al Collegio dei docenti straordinario per eventuale delibera:

• sospensione dei viaggi di istruzione
• sospensione delle visite guidate
• dimissioni dei coordinatori di classe e segretari
• dimissioni dei docenti dalle funzioni strumentali
• sospensione delle attività inerenti ai dipartimenti disciplinari
• non adesione alle direttive inerenti alla somministrazione delle prove In.Val.SI
• sospensione delle Olimpiadi della Matematica, Fisica, Chimica, Certamina, Giochi di Archimede.
• sospensione dell’uso della LIM
• sospensione dei progetti con finanziamenti vincolati e con finanziamenti attinenti al FIS
• correzione pubblica dei compiti in piazza Dante per sensibilizzare l’opinione pubblica, spesso prigioniera di pregiudizi e falsamente informata
• eventuale correzione dei compiti e preparazione delle lezioni in classe

Mozione approvata dal collegio docenti del Liceo “Leonardo Da Vinci” di Alba (Cuneo) contro l’art. 3 della Legge di Stabilità, nella seduta del 24.10.2012

I docenti del Liceo “Leonardo Da Vinci” denunciano la grave situazione che si verrà a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 della legge di stabilità, che prevede l’aumento a 24 ore dell’orario di insegnamento. Come recita il testo: «Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato prioritariamente per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità, nonché per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo, per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione e per gli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento».

In poche parole, l’orario di lavoro dei docenti aumenta di un terzo a parità di salario. Si tratta di un provvedimento iniquo e offensivo per la dignità della professione docente. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che prevede anche la preparazione delle lezioni, la predisposizione e la correzione dei compiti in classe, i ricevimenti delle famiglie, la programmazione e le attività collegiali. Inoltre, per coprire l’orario di lavoro di 24 ore, ogni docente dovrà insegnare in un numero maggiore di classi. Per fare un esempio, i docenti di materie che prevedono 2 ore per settimana, potranno trovarsi a insegnare in 12 classi, per un totale di 300 alunni (stima del tutto realistica considerando l’aumento del numero di alunni per classe conseguente ai precedenti provvedimenti Gelmini). Questo significherà indebolire l’aspetto relazionale della didattica, che sarà spersonalizzata e sempre più distante dalle esigenze e dai bisogni dello studente.

L’aumento d’orario sottende una netta svalutazione del lavoro dell’insegnante, che non sarà più chiamato a costruire il profilo culturale degli studenti, a stimolare mediante il dialogo educativo la formazione di personalità consapevoli e criticamente attive nella società. Il docente, piuttosto, rischia di essere degradato al ruolo di semplice ripetitore di nozioni e trasmettitore di un sapere semplificato e meccanizzato. Verrà meno il profilo intellettuale dell’insegnante, anche perché il tempo che il docente impiegava nella propria formazione, nello studio, nella ricerca e nella selezione del materiale didattico, sarà occupato dal carico di lavoro supplementare. Conseguentemente anche lo studente non vedrà riconosciuto il diritto ad un’istruzione di qualità, tesa a valorizzare tutte le sue potenzialità.

Inoltre, l’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se l’orario degli insegnanti di ruolo aumenterà di un terzo, inevitabilmente tutti i supplenti, tranne quelli che ricoprono posti in organico di diritto (cattedre annuali fino al 31 agosto) non potranno accedere ad alcun contratto di lavoro nella scuola, se si considera, come recita l’articolo 3, che anche le supplenze temporanee verranno assorbite dal personale docente di ruolo.

Secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro. A rimetterci saranno sia i precari che da anni garantiscono il funzionamento della scuola, sia i giovani, che il Ministro dice di voler favorire, ma che nella scuola non potranno entrare mai, proprio a causa dei suoi tagli. Non solo: a perdere il posto saranno anche gli insegnanti attualmente in ruolo, infatti questo provvedimento lascia presagire la formazione di cattedre esclusivamente su 24 ore e allora un docente di ruolo su 4 sarà in esubero, con il rischio di finire in mobilità, anticamera del licenziamento, secondo le disposizioni previste per il pubblico impiego.

Dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto dei tagli Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è ancora una volta la scuola a pagare la crisi. In realtà è solo la scuola pubblica a pagare, in quanto la legge di stabilità assegna fondi per la scuola privata in misura quasi pari ai risparmi previsti in un anno nell’istruzione statale.

Il ddl costituisce una grave lesione della dignità e dei diritti di tutti i lavoratori, non soltanto per gli insegnanti. Si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e antidemocratico di relazione tra stato e cittadino. Si interviene su una materia che dovrebbe essere regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore. Questo aspetto dovrebbe inquietare non solo gli insegnanti, ma tutti i lavoratori e i cittadini che hanno a cuore il rispetto delle regole in uno stato di diritto.

Per tutte queste ragioni, gli insegnanti del Liceo “Leonardo Da Vinci” esprimono la loro netta contrarietà rispetto a quanto previsto nella legge di stabilità e decidono di intraprendere azioni di protesta e di lotta contro l’indegno attacco ai lavoratori della scuola. Gli insegnanti non svolgeranno attività per l’ampliamento dell’offerta formativa (progetti, corsi di recupero e potenziamento, visite e viaggi di istruzione etc.), attenendosi al mero svolgimento dell’attività di insegnamento nella propria disciplina, finché non verrà ritirata la proposta che prevede l’aumento a 24 ore dell’orario di insegnamento.

Oggi, sabato 27 ottobre, in un’affolata assemblea dei docenti dell’IIS Meucci di Carpi, che ha visto anche la presenza di molti docenti nel loro giorno libero, si è discusso a lungo della situazione venutasi a creare
dopo l’ennesimo intervento normativo che ulteriormente devalorizza, punisce e svilisce una funzione e un ruolo su cui dovrebbe invece poggiare la possibilità di un futuro migliore per l’intero paese.

Al di là del singolo comma e/o articolo e/o atto normativo e/o decisione d’imperio, i docenti, precari e non, hanno voluto non solo difendere i propri diritti, ma soprattutto respingere una strategia lucidamente studiata e articolata nel corso degli ultimi decenni per trasformare la scuola statale da diritto costituzionale ineludibile in servizio a domanda e quindi a pagamento da parte dei fruitori che decidessero disceglierla. Contro questa strategia e per la difesa delle prerogative della professione, i docenti del Meucci hanno deciso che non è più tempo di esitazione e di attendismo.

Occorre da una parte avviare una campagna di informazione e di costruzione di condivisioni con i nostri naturali alleati, i nostri studenti e i loro genitori, dall’altra far cogliere a tutti che il valore del nostro lavoro non è solo nelle 18 ore che si sono volute criminalizzare, barando in modo disonesto e colpevole sulla realtà dei fatti.

L’assemblea ha deciso a maggioranza il blocco di tutte le attività che nel CCNL vengono considerate non strettamente dovute, mantenendo come unica eccezione l’intervento in favore del disagio in qualunque forma. Il blocco parte da lunedì e durerà per tutto il tempo necessario e comunque fino all’approvazione della legge di stabilità e oltre, se le nostre richieste non dovessero venire accolte.

Sono state inoltre decise azioni che tendano a far emergere il lavoro sommerso del docente, con la realizzazione di una/due settimane "bianche", in cui durante le ore di attività didattica si faranno:

– informazione sulle ragioni delle nostre decisioni,
– preparazione di verifiche,
– correzione delle stesse,
– preparazione di lezioni.

Lo stesso livello informativo verrà tenuto nei confronti dei genitori, sia durante i ricevimenti settimanali sia durante quelli generali sia con una lettera che verrà distribuita a tutti gli studenti e che si chiederà di pubblicare sul portale della scuola.

Uno striscione verrà confezionato, con l’aiuto dei nostri studenti più creativi, e verrà esposto fuori dalla scuola:

NON VOGLIAMO PIU’ ESSERE PRESI PER IL CUORE SI TAGLINO PIUTTOSTO I COSTI DELLA CASTA

Una conferenza stampa verrà organizzata al più presto per aprire la campagna di informazione e valorizzazione della Scuola Statale e del ruolo dei docenti e di tutto il personale che rende possibile la soddisfazione di questo diritto costituzionale.

Si intensificheranno i contatti con le altre scuole di Carpi perchè le azioni siano coordinate e condivise, con attività progettate e svolte in comune.

Si vuole ad esempio organizzare un seminario pubblico di informazione, rivolto a docenti, genitori, studenti, sul DDL 953 (Ghizzoni-Aprea) riguardante l’Autonomia Statutaria delle Scuole Statali, che prevede la cancellazione dei vecchi organi collegiali e del vecchio sistema di norme, e la creazione di nuovi soggetti istituzionali, secondo regole nuove e nuove modalità.

Come dicevo la decisione è stata presa a maggioranza, ma l’altra proposta
messa ai voti era di occupare la scuola a tempo indeterminato, ritenendo il
solo blocco delle attività aggiuntive insufficiente per la gravità della
situazione.

Lunedì 29 ottobre è già previsto un collegio dei docenti e sono state raccolte le firme di oltre metà dei docenti per inserire al primo punto all’odg il seguente argomento di discussione:

"La ricaduta sulla qualità della didattica e sulla condizione professionale dei docenti delle proposte contenute nella Legge finanziaria in discussione in parlamento e del DDL 953 (Ghizzoni-Aprea) che è già stato votato in
Commissione alla Camera, si avvia alla discussione in Commissione al Senato e verrà approvato in Commissione senza alcun passaggio in aula."

Durante la discussione si chiederà di mettere ai voti la stessa mozione approvata dall’Assemblea dei docenti.

Francesco Mele

Da Udine alla Sicilia, la scuola non ci sta ad essere maltrattata

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