La scuola del futuro: niente aule, nè cattedra, ma giardini e open space

di Giulia Boffa
ipsef

Giulia Boffa – Il ministero dell´Istruzione ha predisposto le scuole del futuro, quelle con le aule 2.0, in una ventina di fogli: le linee guida da seguire per progettare i nuovi edifici scolastici, un piano che è stato esaminato da una commissione tecnica della Conferenza Stato Regioni ed enti locali e che il 28 febbraio potrebbe essere approvato.

Giulia Boffa – Il ministero dell´Istruzione ha predisposto le scuole del futuro, quelle con le aule 2.0, in una ventina di fogli: le linee guida da seguire per progettare i nuovi edifici scolastici, un piano che è stato esaminato da una commissione tecnica della Conferenza Stato Regioni ed enti locali e che il 28 febbraio potrebbe essere approvato.

La scuola sognata dal ministero si ispira a modelli di architettura sperimentati nel Nord Europa, in Australia e Usa: non c’è cattedra, ma un insegnante che si muove fra gli allievi e negli spazi comuni. Ha "laboratori del fare", atelier. Non ha corridoi, ma aree "connettive" per lo studio individuale con pouf, divani, sedute soffici, tappeti e una agorà, la piazza che diventa "cuore funzionale e simbolico della scuola".
 
La scuola di domani non avrà classi intese come gruppo di bambini o ragazzi della stessa età, resta come unità amministrativa. Gli studenti, anche di età diverse, lavorano con più docenti e in gruppo aggregandosi per attitudini e livello di conoscenze", avrà zone "riconfigurabili" nelle dimensioni a seconda delle materie e delle esigenze degli allievi: le aule avranno "confini sfumati e flessibili"e saranno home base, cioè "una casa madre da cui si parte e a cui si torna", ma non l´unità di misura del tempo passato a scuola. 
 
 Gli edifici del futuro dovranno nascere lontano dalle strade trafficate e dovranno essere dotati di spazi esterni, giardini, orti e loggiati, palestre e sale musica.
 
Sembra davvero un’idea fantascientifica, se paragonata alla fatiscenza di alcune scuole oggi, per la maggior parte delle quali mancano anche i requisiti minimi di sicurezza, come ben sappiamo. 
 
Ma soprattutto dove sono i soldi per tutto questo? 
 
Attualmente a bilancio ci sono 48 milioni di euro, ma  l´idea è di trovare accordi con i Comuni per dare vita a fondi immobiliari con i quali finanziare il mutuo per la costruzione di queste scuole di "frontiera". Il Miur le finanzierebbe al 30%.
Non sarebbe neanche ricostruire ex novo, basterebbe sfruttare capannoni industriali, riprogettando l’interno.
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