Salute degli insegnanti e responsabilità del Governo e del Parlamento

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Nel precedente articolo abbiamo stilato una corposa lista di problematiche riguardanti la salute del corpo docente, suggerendo a chi di dovere di interessarsene urgentemente.

Alcuni deputati e senatori hanno mostrato interesse ed hanno proposto diverse soluzioni: chi la presentazione di un’interrogazione parlamentare, chi di una risoluzione, chi di una mozione. Tutti hanno però espresso la volontà di riprendere integralmente i punti suggeriti nel nostro documento, mentre altri ci hanno chiesto di predisporre anche l’introduzione, in modo che il dibattito in aula venisse presentato nei suoi giusti termini. Si presenta pertanto qui di seguito il testo introduttivo messo a punto, nella speranza che tutto questo lavoro abbia un seguito e non cada per l’ennesima volta nel vuoto. L’iniziativa si rende tanto più urgente a fronte dell’articolo del 10.11.16 sul Corriere della Sera, a firma di Danilo Taino, che merita una decisa e netta replica che avrà luogo nel prossimo numero di questa rubrica.

Si ringraziano fin da ora i parlamentari che presteranno attenzione al grido della scuola e si invitano, come al solito, tutti gli insegnanti a esprimere il loro incoraggiamento all’iniziativa intrapresa CONDIVIDENDO l’articolo e mettendo un “Mi piace” alla pagina e al post che si trovano su www.facebook.com/vittoriolodolo

Introduzione alla mozione

Onorevoli senatori! Quella che taluni si ostinano a chiamare “buona scuola” oggi non è affatto “sana”. Anzi sta male e chiede interventi urgenti. Non si può ulteriormente ignorare un problema che nasce da riforme previdenziali fatte al buio e oggi affiora con prepotenza nei maltrattamenti della piccola utenza ad opera di maestre con 30-40 anni di anzianità di servizio e un’età anagrafica che talvolta supera addirittura i 60 anni.

A tutti noi è noto che la salute dei lavoratori è un bene prezioso, da salvaguardare nel tempo secondo il buon senso e la recente normativa. Per la categoria professionale degli insegnanti sono stati tuttavia dimenticati tanto il primo quanto la seconda, con pericolose ricadute sulla stessa utenza.

Per assurdo nessuna delle quattro riforme previdenziali, operate dal 1992 a oggi, è stata preceduta da un controllo della salute della categoria, quando gli studi attualmente a disposizione ci rivelano che le inidoneità per motivi di salute dei nostri insegnanti presentano diagnosi psichiatriche nel 70-80% dei casi. I disturbi mentali hanno poi un’incidenza cinque volte superiore alle disfonie che sono paradossalmente riconosciute come causa di servizio. Preoccupante anche il dato che riguarda le patologie oncologiche (prevalentemente tumori al seno) che sembrano scaturire dalla ben nota sequenza depressione-immunodepressione-neoplasia.

La situazione in Europa è più chiara: la Francia ha per prima lanciato l’allarme del rischio suicidario più alto negli insegnanti rispetto a tutte le altre categorie professionali (2005), poi è stato il turno del Regno Unito (2009), infine quello della Germania (2015). In Italia disponiamo di tutti gli elementi necessari per stabilire quali siano realmente le malattie professionali dei docenti, ma mai abbiamo effettuato simili ricerche ignorando (volutamente?) questi dati scomodi ma preziosi facendoli ammuffire negli scantinati dell’Ufficio III del Ministero Economie e Finanze.

Insieme all’Opinione Pubblica preferiamo infatti nutrirci di stereotipi sui docenti (così noti da non doverli ripetere) ignorando che l’alta usura psicofisica del loro lavoro di relazione (ricompreso, non a caso, tra le cosiddette “helping profession”) è caratterizzato da una particolare tipologia di rapporto con l’utenza: continuativo, prolungato, asimmetrico, intergenerazionale, col docente che invecchia mentre gli alunni ringiovaniscono a ogni cambio di ciclo scolastico.

Alle raccomandazioni UE del 2004 sulla tutela della salute sul posto di lavoro, abbiamo risposto col DL 81/08 che nella scuola è divenuto operativo nel 2011, ma solo a parole. Non sono stati infatti stanziati fondi ad hoc per la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato che, secondo la norma, deve essere contrastato anche in base a sesso ed età. Invece nulla di tutto ciò nonostante l’82% del corpo docente sia donna e l’età media superi i 50 anni con tutto ciò che questo comporta (in menopausa l’esposizione al rischio depressivo quintuplica). Neppure poi è servito avere gli ultimi tre ministri donna alla guida del MIUR per porre fine a quella che ha il sapore di una ennesima discriminazione al femminile sul posto di lavoro.

Di fronte a tutto ciò il Parlamento non ha saputo né voluto dare risposte. Numerose interrogazioni parlamentari sono state ignorate: basti ricordare le ultime del 2009 alla Camera e qui al Senato nel 2011, rispettivamente a firma dell’On. Sbrollini e del Sen. Valditara.

Persino il MIUR ha ignorato negli anni le sue stesse disposizioni atte a tutelare la salute del corpo docente. Infatti è rimasto inapplicato il suo DM 382/98 che imponeva agli Uffici Scolastici Regionali di formare i propri dirigenti scolastici sulla tutela della salute dei docenti.

Occorre pertanto procedere immediatamente a:

  • Allocare fondi ad hoc per attuare la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato dei docenti prevista dall’art. 28 del DL 81/08.
  • Attuare azioni di prevenzione negli Uffici Scolastici Regionali e nelle scuole che consistano nella formazione dei dirigenti circa le loro incombenze medico-legali e nell’informazione dei docenti circa i rischi professionali per la loro salute, nonché gli strumenti atti a contrastarli (accertamenti medici).
  • Prevedere da parte del MIUR appositi controlli in ogni istituto scolastico affinché la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato sia attuata compiutamente.
  • Effettuare uno studio retrospettivo, con i dati a disposizione dell’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze, finalizzato a riconoscere ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti e lo stato di salute della categoria.
  • Riconsiderare le riforme previdenziali alla luce dei dati emersi su malattie professionali, usura psicofisica della professione, anzianità di servizio.
  • Creare un osservatorio permanente sulla salute degli insegnanti che informi annualmente le Camere e l’Opinione Pubblica sulle condizioni di salute della categoria.

Nella mozione sono schematicamente indicati i mali e le soluzioni previste per intervenire a tutela di una categoria professionale che, pur avendo un ruolo chiave nella formazione delle future generazioni, sta male fisicamente e non può esercitare più con dignità e in sicurezza.

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