Renzi: “con riforma chiuso col precariato, ora col concorso ci dedichiamo a migliorare qualità docenti”. CISL “slogan e approssimazione”

di
ipsef

Comunicato CISL scuola Dirigenti – L’imminente bando di concorso per insegnanti, tema su cui in settimana il CSPI è chiamato a rendere i primi suoi pareri, ha offerto al premier lo spunto per un paio di considerazioni che, a poche ore di distanza l’una dall’altra, ne ripropongono il consueto modo di intervenire in materia di scuola: molta cura nel coniare slogan di grande effetto, notevole approssimazione (per usare un eufemismo) nel dare conto di una realtà che non si capisce, talvolta, se poco nota o volutamente travisata.

Comunicato CISL scuola Dirigenti – L’imminente bando di concorso per insegnanti, tema su cui in settimana il CSPI è chiamato a rendere i primi suoi pareri, ha offerto al premier lo spunto per un paio di considerazioni che, a poche ore di distanza l’una dall’altra, ne ripropongono il consueto modo di intervenire in materia di scuola: molta cura nel coniare slogan di grande effetto, notevole approssimazione (per usare un eufemismo) nel dare conto di una realtà che non si capisce, talvolta, se poco nota o volutamente travisata.

Vederlo e sentirlo affermare, nella puntata di "Porta a Porta" del 21 gennaio, che “con la legge 107 abbiamo chiuso col precariato, ora col concorso ci dedichiamo a migliorare la qualità dei docenti” lascia a dir poco esterrefatti quanti conoscono come stiano davvero le cose, oltre a suonare un tantino irriverente per migliaia di insegnanti che è lo stesso premier, peraltro, a vantarsi di avere da poco assunto. Parlare di “fine del precariato”, quando il numero dei contratti di supplenza di durata annuale o fino al trenta giugno supera abbondantemente, nell’anno in corso, quello dell’anno precedente (quasi il 38% in più!) segna una distanza abissale tra quanto viene affermato e una concreta realtà che il dato appena ricordato restituisce in tutta la sua evidenza. Una realtà, quella del precariato, che proprio a causa delle mancate risposte venute dalla “buona scuola” continua a porsi come fonte di tensioni e conflittualità non facilmente governabili.

Della stessa approssimazione il presidente del consiglio aveva dato prova anche nella conferenza stampa svoltasi lo stesso giorno in mattinata, nella quale, sempre a proposito del concorso per 64.000 docenti, si era augurato di poterli vedere "tutti in cattedra già il prossimo settembre", dimenticando (o ignorando?) che si tratta di un numero di posti da coprire nell’arco di un triennio. Né poteva mancare, nell’occasione, un altro dei temi ricorrenti della retorica renziana, ovvero il richiamo al “grande investimento fatto sui presidi perché utilizzino appieno le risorse dell’autonomia”. Viene da chiedersi se il "grande investitore" sia al corrente della vertenza che i dirigenti scolastici conducono da lungo tempo in difesa dei loro stipendi, contrastando le ricorrenti incursioni del governo sul fondo unico nazionale da cui attingono per il salario di posizione e risultato e di cui si tornerà a parlare nei prossimi giorni al MIUR. “Un caloroso saluto – ha ironizzato in quella sede il premier – a quanti continuano ad accusare il governo di non intervenire sulla scuola”.

Non è mai stata questa, almeno da parte nostra, l’accusa: ciò che contestiamo al governo e al suo presidente è piuttosto la tendenza a intervenire, in materia di istruzione e formazione, con molta presunzione ma senza altrettanta conoscenza e competenza, rifiutando pervicacemente il confronto con chi potrebbe dare indicazioni utili a realizzare non un semplice “cambiamento” del sistema, ma un suo effettivo miglioramento. I tratti di un profilo più dialogante sembrano talvolta manifestarsi (la “pausa di riflessione” annunciata – e non attuata – nell’imminenza del voto finale sulla 107, o il vago accenno di “pentimento” in un’intervista televisiva di metà dicembre, ma finiscono per lo più per cedere il passo a un prevalente piglio decisionista. Se e quanto tutto ciò aiuti ad accrescere i consensi della pubblica opinione si avrà modo di constatarlo nei tanti appuntamenti che segnano una fittissima agenda politica; sulla qualità dei progetti elaborati e delle scelte compiute, a cominciare dalla scuola, non ci pare abbia fin qui giovato molto.

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