Reclutamento e merito, anche questo Governo ha fallito. Avanti il prossimo. Lettera

di redazione
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di Sara Carnelos (giornalista professionista e docente) – Il reclutamento dei docenti negli anni è diventato un mistero. C’è chi ha avuto la possibilità di partecipare e vincere un concorso, chi è stato abilitato attraverso percorsi diversi (TFA, PAS…) chi aveva un titolo abilitante, ma nemmeno un’ora di insegnamento, chi migliaia di ore di docenza e non un titolo abilitante. E ora tutto si ripete, vuoi per i diplomati magistrali anti litteram, vuoi per gli ITP. Personalmente ho un diploma di geometra (abilitante a questo punto) e vale di più della mia laurea (in altra disciplina) più 6 anni di docenza, 3 master, 2 anni di assegnista di ricerca, 2 percorsi di perfezionamento, certificazioni informatiche e linguistiche, esperienza in azienda. Per tutti questi altri titoli, solo la terza fascia. Mistero!!

È il discorso dei figli e figliastri, come le nuove regole che partiranno a settembre sulle visite durante l’assenza per malattia, in cui si lasciano fuori, magistrati, forze dell’ordine e docenti universitari, così come per le pensioni, intoccabili quelle dell’esercito che non sono uguali a chi lavora in azienda o in altro comparto pubblico.

Abbiamo capito che governo che vince le elezioni, soluzione creativa che introduce. Ora siamo al FIT. Una cosa non è chiara? Se chi ha alle spalle decenni di insegnamento e diversi titoli accumulati ma è in terza fascia, dovrà ancora attendere le calende greche? Nella speranza che 400 euro al mese non li prenda mai, dopo averne intascati circa 1400 ogni anno e mandato avanti le scuole italiane.

Perché non ascoltare l’ANIEF ed evitare di sperperare ancora denaro pubblico? Perché non scorrere le graduatorie di prima, seconda, terza fascia delle diverse classi di concorso (assegnando un punteggio più elevata a chi ha al suo attivo il TFA e il PAS) per provincia (dando il via al domicilio professionale) e lasciare ai nuovi laureati un iter diverso ma chiaro e duraturo? Ricorsi, spese legali non aiutano nessuno. E poi se la legge deve essere uguale per tutti (ormai non ci crede più nessuno) perché solo chi vince un processo può entrare nelle graduatorie relative? Perché a parità di titoli, in una provincia si entra di ruolo con riserva e in altre no? Perché ci sono insegnanti che hanno vinto un concorso e altri no? Perché i docenti di religione entrano nelle scuole pubbliche per un meccanismo diverso? Siamo certi che la selezione effettuata è stata sempre corretta? Una sana fase transitoria potrebbe risolvere molte situazioni. E se qualcuno pensa che gli insegnanti che avranno i loro figli saranno impreparati senza FIT, 24CFU, PAS, TFA o altra diavoleria, pensiamo che tutti noi abbiamo avuto quel tipo di insegnanti e che questi negli anni si sono sempre aggiornati a livello professionale, altrimenti difficilmente resistevano alle nuove generazioni. Altri due anni come minimo per chi è in terza fascia e insegna da una vita, sono davvero troppi, con l’incertezza di non passare lo scritto, perché questo è abbuonato a chi è in seconda fascia. Se il governo Gentiloni non l’ha capito, dopo il flop (per molti) del precedente, allora, avanti il prossimo.

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