Presidi, stipendio dimezzato rispetto agli altri dirigenti e in discesa. Udir dice basta e ricorre al giudice del lavoro

di redazione
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UDIR – In Italia i contratti dei dirigenti scolastici variano, per legge, a seconda dei contratti regionali che vengono stipulati con i sindacati.

La “musica”, però, è sempre la stessa: abbattere, anziché elevare, la già misera retribuzione di chi conduce le nostre scuole. È accaduto anche nel Lazio, dove dopodomani, sabato 18 marzo, l’Udir farà il suo battesimo con il convegno ‘Le tre RRR della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni’. Durante l’evento – organizzato dal neonato sindacato dei dirigenti scolastici, che in poche settimane ha raccolto centinaia di adesioni, e da Eurosofia, si parlerà dei crescenti carichi di lavoro, delle responsabilità enormi, degli spostamenti continui per raggiungere plessi e sedi scolastiche, aggravati dalla riforma Renzi-Giannini, sempre in cambio di buste paga irrisorie. Ma, soprattutto, si darà l’occasione di impedire le decurtazioni stipendiali, fornendo ai dirigenti il modello di diffida apposito.

Le buste paga di chi è a capo di un’istituzione scolastica, del resto, non sono mai state così scandalosamente basse. Sia rispetto agli altri dirigenti pubblici e privati, che guadagnano in media circa il doppio, quasi sempre a fronte di responsabilità decisamente minori, sia rispetto all’inflazione: il costo della vita della zona euro, è la stima giunta proprio oggi da Eurostat, torna a toccare il target del 2% a febbraio 2017, in aumento dall’1,8% registrato a gennaio. Mentre un anno fa, a febbraio 2016, il tasso era -0,2%. In Italia l’inflazione è a 1,6%, in salita dall’1% di gennaio.

Incurante di tutto questo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Miur, continua a risparmiare sulle spalle dei dirigenti scolastici. È esemplare quanto accaduto nel Lazio, dove sono stati firmati i Contratti integrativi regionali e l’Ufficio scolastico regionale ha emanato degli atti unilaterali per gli anni scolastici che vanno dal 2013/2014 al 2015/2016: ora, come riporta il sito internet specializzato governanelascuola.it, non appena verranno applicati questi potenziali incrementi, paradossalmente i dirigenti scolastici in servizio nel Lazio avranno una bella sorpresa: la diminuzione del loro stipendio. Perché, non appena l’Usr darà applicazione agli atti unilaterali, si assottiglierà la posizione in busta paga cosiddetta “variabile”: in termini pratici, la riduzione stipendiale varierà tra gli 80 e i 162 euro a dirigente scolastico.

“È chiaro che si tratta di una cosa del tutto assurda, se solo si pensa che per il 2015/2016 la Buona Scuola ha stanziato circa 8.500 euro pro capite; questo stanziamento però non è stato sufficiente a recuperare quanto il Miur ha “scippato” ai Dirigenti Scolastici del Lazio”. Sempre nel Lazio, le perdite per il corrente anno scolastico sono state particolarmente pesanti, perché il Miur ha scaricato sul 2017/17 il recupero di quanto “indebitamente” percepito dai dirigenti della regione nei due anni precedenti: a seconda della fascia di collocazione professionale dei presidi, si va da 5.630 euro a 8.229 euro ciascuno. Nei tre anni, la perdita è stata davvero consistente, arrivando fino a 12.652 euro.

“Questi tagli sono molto pesanti, ma si potrebbe dire: riguardano il passato, abbiamo perso un bel po’ di soldi, ma finalmente le cose sono a posto. Non è affatto così, e nel Lazio la cosa sarà evidente, perché diminuirà lo stipendio mensile; c’è infatti una perdita molto più grave di quella una tantum appena indicata: una sottrazione strutturale, ‘a regime’, che avrà effetti non solo sugli stipendi futuri, ma anche sulla pensione e la buonuscita. Si potrebbe dire che si tratta di una diminuzione che produrrà i suoi effetti ‘vita natural durante’”.

Facendo un calcolo, stavolta a livello nazionale, sulla base dei dati relativi all’a.s. 2015/2016, la perdita strutturale è pari a 4.597,59 euro annui, 353,66 euro mensili. Sono cifre impressionanti, non vogliamo essere pessimisti, ma probabilmente nemmeno il prossimo contratto nazionale riuscirà a recuperarle.

Udir, pertanto, ha deciso di rivolgersi al giudice del lavoro per chiedere di avere quanto indebitamente sottratto: le perdite cioè relative agli scorsi anni scolastici e quelle che sono maturate a partire dal 1° settembre 2016. Ma, soprattutto, si andrà a chiedere la restituzione della perdita strutturale. Oltre alle riduzioni degli anni precedenti: al giudice, in pratica, verrà chiesto il conferimento medio di 350 euro al mese a titolo di elemento fisso dello stipendio, ivi compresi gli effetti su pensione e Trattamento di fine servizio.

Anche per quanto riguarda il conguaglio del triennio 2012-2015, c’è poco da gioire: per l’a.s. 2012/2013, il Contratto integrativo regionale, a suo tempo stipulato e messo in pagamento, è stato considerato valido, né poteva essere altrimenti. Gli atti unilaterali riguardano, dunque, i due anni scolastici successive, quando per l’amministrazione i nostri presidi hanno percepito più del dovuto: il Miur ha infatti interrotto il pagamento mensile della retribuzione risultato ed ha anche tagliato per alcuni mesi la posizione variabile. Questo però non è bastato, per cui quanto percepito in più, sempre il Miur l’ha detratto dal Fondo unico nazionale relativo all’a.s. 2015/2016. Adesso si capisce perché nel 2015/2016 la posizione variabile diminuisce.

Per il sindacato, ci troviamo dinanzi a una presa di posizione assurda, che non tiene conto delle posizioni individuali: bastava stipulare regolarmente il Contratto integrativo regionale 2015/2016 e andare poi a conguaglio tra debiti e crediti, in base alla posizione individuale di ogni dirigente. Per quanto riguarda le reggenze, almeno queste dovrebbero essere pagate, ma non risulta che siano state liquidate.

Per conclude, il Miur ha tagliato sottratto circa 60.000 euro nel 2012/2013, circa 30.000 euro nel 2013/2014, circa 240.000 euro 2014/2015. Come se non bastasse, bisognerà restituire quanto “indebitamente” percepito nello scorso anno scolastico e nella prima metà di quest’anno; ipotizziamo che l’atto unilaterale venga messo in pagamento a marzo, un capo d’istituto del Lazio dovrà restituire tra i 1.567 euro ai 3.169 euro. Sono somme che, probabilmente. verranno sottratte nel momento in cui si procederà al conguaglio tra posizione variabile e di risultato.

“Quanto sta accadendo ai presidi italiani – sostiene Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir (cui aderisce Udir) – è inconcepibile. Percepiscono stipendi più da impiegati che da dirigenti. Ora, addirittura devono restituire delle somme e le loro buste paga arretrano. Per non parlare delle reggenze, che in cambio di un aumento che non supera i 300 euro netti al mese costringe i dirigenti scolastici a sobbarcarsi in media 8-10 plessi a testa. Ecco perché non rimane che unire le forze, per questo abbiamo creato l’Udir: per andare a chiedere, compatti, direttamente al giudice del lavoro le somme che gli spettano”.

Udir andrà a chiedere al giudice quanto indebitamente sottratto: si tratta delle sottrazioni relative agli scorsi anni scolastici. Inoltre andrà a chiedere la restituzione della perdita strutturale. Oltre alle diminuzioni degli anni precedenti, chiederemo cioè al giudice 350 euro al mese a titolo di elemento fisso dello stipendio, ivi compresi gli effetti su pensione e Trattamento di fine servizio.

Al convegno del 18 marzo a Roma saranno presenti, tra gli altri, l’esperto in relazioni sindacali Pietro Perziani, l’esperto di sicurezza Natale Saccone‎, il segretario organizzativo Confedir Marcello Pacifico, gli avvocati della rete legale, dirigenti in servizio delle rispettive regioni. La partecipazione è gratuita e riconosciuta dal Miur. Per informazioni, si può contattare il 331.7713481. Per una consulenza gratuita, scrivere a [email protected] Per aderire ai ricorsi su RIA, FUN, CIR consultare il sito internet www.udir.it.

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