Precariato, ci risiamo: migliaia di supplenti senza stipendio da tre mesi. Anief diffida il Mef

di redazione
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Mentre la Commissione di Giustizia europea chiede spiegazioni sulla condotta discriminatoria dello Stato italiano verso i precari della pubblica amministrazione, con le autorità italiane e i componenti della rappresentanza permanente chiamate a fornire giustificazioni valide a Bruxelles entro il prossimo autunno, i supplenti della scuola statale continuano a ricevere trattamenti lesivi della legge e della loro dignità di lavoratori:

ancora una volta, infatti, comunica Orizzonte Scuola, si sta “verificando un ritardo nei pagamenti delle supplenze temporanee, nonostante il sistema ‘rigido’ messo in atto da questo anno scolastico per garantire la regolarità delle retribuzioni, dopo anni difficili, in cui gli stipendi arrivavano con molti mesi di ritardo e continui rimbalzi di responsabilità tra segreterie scolastiche e NoiPA”. L’ultimo stipendio percepito, per migliaia di supplenti, risale ad aprile.

Il sistema NoiPa – ha spiegato l’amministrazione di competenza – potrà iniziare la lavorazione per liquidare la mensilità soltanto quando il contratto passerà nello stato di “Autorizzato pagamento”, il che avverrà quando il sistema della Ragioneria Generale dopo aver verificato l’effettiva presenza dei fondi autorizzerà il pagamento. Presumibilmente il passaggio da “Autorizzato scuola” ad “Autorizzato pagamento” non è ancora avvenuto per mancanza di copertura dei fondi da parte del MIUR sul capitolo di bilancio”. Sempre NoiPA ha comunicato che a luglio ci saranno due emissioni speciali, ma non sappiamo se saranno compresi anche i supplenti della scuola.

Per il sindacato, si tratta di un comportamento ingiustificabile. Ancora di più perché avviene dopo che la tanto decantata doppia riforma della scuola e della PA, con tanto di digitalizzazione dei sistemi di pagamento, avrebbe dovuto superare questo genere di problemi. Anche la stampa specializzata la pensa allo stesso modo: “anche quando ci fosse stato un problema, serietà e professionalità impongono di avvertire i docenti che hanno lavorato, svolgendo regolarmente il proprio servizio e che adesso si trovano a dover bussare alle varie porte (segreterie, NoiPA, ragioneria territoriale), per capire quanto percepiranno lo stipendio”, conclude Orizzonte Scuola.

A fare le spese dei ritardi della macchina finanziaria statale sono decine di migliaia di precari sparsi per i circa 8.400 istituti scolastici italiani, a cui non giova sapere se la colpa è del Miur o del Mef. Anief ricorda che fino a prova contraria i rapporti di lavoro sono regolati dagli articoli 35 e 36 della Costituzione, in base ai quali “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni” e che “il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto”. Inoltre, a rendere ancora più pesante la situazione sono i periodici richiami della Ministra dell’Istruzione a incrementare sensibilmente gli stipendi di chi opera nella scuola e a ricordare che l’insegnamento non è una missione ma una preziosa professione che va remunerata in modo adeguato.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, pone l’accento sul fatto che “molti di questi insegnanti che attendono l’accreditamento dello stipendio, pur di lavorare sono disposti ad allontanarsi da casa anche di centinaia di chilometri: sono, quindi, costretti ad anticipare le spese per il viaggio, spesso anche per il pernotto o per l’affitto e per tutto il resto. Non si può dire loro che l’amministrazione sta verificando la disponibilità dei fondi a disposizione. Il rifornitore di carburante, il bigliettaio, il proprietario dell’appartamento e il cassiere del supermercato vogliono essere pagati subito: cash, come si usa dire. Per noi, quindi, l’attesa è finita: il sindacato ha deciso di mettere a disposizione, di tutti i precari in attesa di stipendio, un modello di diffida e messa in mora”.

Chi vuole aderire, per ottenere con celerità quanto dovuto, dovrà indirizzare tale modello alla Ragioneria territoriale di competenza (ufficio pagatore della provincia in cui si è svolto il servizio) e presso la scuola attuale sede di servizio. Allo scadere degli otto giorni di tempo indicati nel modello, entro cui l’amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, qualora non abbia ancora percepito lo stipendio e tutti gli arretrati dovuti, dovrà comunicarlo al sindacato Anief all’indirizzo e-mail [email protected]: in tal modo, riceverà le istruzioni operative per adire alle vie legali, al fine del recupero forzoso delle somme non corrisposte.

 

SCARICA IL MODELLO DI DIFFIDA

Anief ricorda che chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora farlo ricorrendo in tribunale, anche per chiedere scatti di anzianità, estensione di contratti per l’intero anno scolastico e adeguati risarcimenti.

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