Orientamento post diploma. Il 75% dei liceali continua gli studi, contro il 37% dei diplomati dei tecnici

di redazione
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Orientamento, voti alti e stage: è questa la “ricetta” per ottenere risultati più brillanti dopo la conquista del titolo, sia che si scelga di proseguire gli studi all’università o di inserirsi nel mondo del lavoro.

Orientamento, voti alti e stage: è questa la “ricetta” per ottenere risultati più brillanti dopo la conquista del titolo, sia che si scelga di proseguire gli studi all’università o di inserirsi nel mondo del lavoro.

A dirlo è il Rapporto 2016 AlmaDiploma che ha coinvolto oltre 100 mila studenti di 300 Istituti di scuola secondaria superiore, indagando le scelte compiute da un campione di 15 mila ragazzi, intervistati a uno, tre e cinque anni. Il Rapporto, concentrando l’analisi sulle variabili che ancora oggi condizionano le scelte dei diplomati, sia nel breve che nel medio periodo, individua gli strumenti che i giovani hanno a disposizione per affrontare al meglio i percorsi universitari e le sfide del mondo del lavoro.

“I dati OCSE parlano di un’Italia fanalino di coda dell’Unione europea per numero di diplomati e laureati – commenta Mauro Borsarini, Presidente di AlmaDiploma -. A questo triste primato si aggiunge il fenomeno dei NEET, i giovani di 15-29 anni né occupati né impegnati in percorsi formativi o educativi: in Italia sono il 26%, il 10% in più rispetto alla media europea. La fotografia scattata dal Rapporto AlmaDiploma ci indica come le politiche di orientamento e di incentivazione delle esperienze lavorative durante e dopo gli studi siano efficaci nel contrastare e ridurre questi fenomeni.” 

Ad un anno dalla conquista del titolo di scuola secondaria superiore, 65 diplomati su cento proseguono la propria formazione e sono iscritti ad un corso di laurea (il 52% ha optato esclusivamente per lo studio, il 13% frequenta l’università lavorando); il 31% ha invece preferito inserirsi direttamente nel mercato del lavoro (il 13%, come appena detto, studia e lavora e il 18% lavora solamente).

I restanti 17 su cento si dividono tra chi è alla ricerca attiva di un impiego (13%) e chi, invece, per motivi vari (tra cui formazione non universitaria, motivi personali o l’attesa di una chiamata per un lavoro già trovato), non cerca un lavoro (4%). A cinque anni dal diploma la quota di occupati cresce in modo significativo: il 51% dei diplomati lavora (il 38% è dedito esclusivamente al lavoro, il 13% coniuga studio e lavoro) mentre è ancora impegnato negli studi universitari il 45% dei ragazzi (il 32% studia solamente). Chi cerca lavoro è il 12%. 

Ad un anno dal diploma il 75% dei liceali studia all’università, la quota scende al 37% per i diplomati del tecnico e al 15% per i professionali. Al contrario, il 39% e il 28%, rispettivamente dei professionali e dei tecnici è impegnato esclusivamente in attività lavorative, mentre la quota è pari solo al 3% tra i liceali. Il quadro resta confermato, seppure su livelli diversi, anche a cinque anni dal titolo: il 55% dei liceali studia ancora all’università, contro il 22% dei tecnici e l’11% dei professionali.

All’opposto, la percentuale di diplomati che lavora solamente è più elevata tra i professionali (62%) e, a seguire, tra i tecnici (51%); è decisamente modesta tra i liceali (14%). Si evidenzia infine una quota significativa di diplomati professionali alla ricerca di un lavoro (20%).

 

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