Nuove classi di concorso, probabilmente in GU il 23 febbraio. Anief: troppi accorpamenti forzati, e programmi iper allargati per concorso a cattedra

di redazione
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Anief –  Il Quirinale ha detto sì alla revisione delle classi di concorso: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato l’atteso testo di riforma, che rappresentava l’ultimo atto utile allo sblocco della pubblicazione dei bandi del concorso a cattedre per 63.712 insegnanti della scuola pubblica.

Anief –  Il Quirinale ha detto sì alla revisione delle classi di concorso: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato l’atteso testo di riforma, che rappresentava l’ultimo atto utile allo sblocco della pubblicazione dei bandi del concorso a cattedre per 63.712 insegnanti della scuola pubblica.

A dare notizia dell’avvenuta firma è stata la rivista on line Orizzonte Scuola, secondo la quale “tra gli atti firmati dal Presidente della Repubblica Mattarella nella settimana tra l'8 e il 14 febbraio, risulta il Regolamento sulle nuove classi di concorso. Si tratta del D.P.R. 14/02/2016, in attesa di pubblicazione”.

Il documento sottoscritto dal Capo dello Stato è stato così denominato: "Regolamento recante disposizioni per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento, a norma dell'articolo 64, comma 4, lettera a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133". Il testo dovrà ora essere registrato alla Corte dei Conti e subito dopo, potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, probabilmente entro martedì 23 febbraio.

L’Anief ritiene discutibile la decisione di ridurre le oltre 150 classi di concorso della scuola secondaria di quasi un terzo, ma soprattutto di collocarle all’interno di otto enormi “contenitori” di materie d’insegnamento, denominati ambiti disciplinari: l’éscamotage, infatti, se da una parte permette all’amministrazione di collocare con estrema facilità il personale da assumere (o da spostare, attraverso la mobilità annuale), dall’altra penalizza, pure di molto, la qualità dell’insegnamento e della didattica. È esemplare quanto scritto solo pochi giorni fa da Palazzo Chigi, nel commentare l’imminente approvazione: “l’accorpamento consente di aumentare il numero di posti per classe di concorso e il tasso di sostituibilità degli insegnanti”.

Perché sono diversi gli esempi pratici di questa procedura, che ha portato ad accorpamenti forzati da cui si avranno inevitabili ripercussioni negative sulla didattica. Ad iniziare dalla nuova classe di tecnologie e tecniche della comunicazione, che assorbe addirittura sei delle classi di concorso attualmente in vigore. Poi ci sono i laureati in Scienze politiche, che potranno insegnare discipline giuridiche ed economiche (se con almeno 96 crediti universitari nel settore scientifico disciplinare), mentre i laureati in ingegneria avranno per la prima volta l’accesso alle cattedre di matematica e scienze alle medie.

“Ci aspettavamo una reale revisione delle classi di concorso, da adattare ai nuovi percorsi d’istruzione, invece, dopo sette lunghi anni di attesa e tante bozze di revisione andate a vuoto – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief -, ci viene ora proposto un modello organizzativo delle discipline da insegnare che svaluta il personale docente, perché in molti casi d’ora in poi verranno messi in cattedra degli insegnanti pur se sprovvisti delle competenze, conoscenze e capacità specifiche. In una parola, si chiederà loro di ridurre la portata della specializzazione, obbligandoli a confrontarsi su programmi non attinenti al loro vissuto formativo accademico”.

“L’approvazione di queste classi di concorso – continua Pacifico – non fanno poi che allontanare, anziché avvicinare, la procedura concorsuale dal merito. Perché molti dei candidati dovranno confrontarsi con programmi iper-allargati, costringendoli a confrontarsi su argomenti e contenuti da sempre associati, giustamente, ad una competenza ad hoc. Secondo noi, questi accorpamenti potevano avere un senso per il futuro. Ma non di certo per questa tornata concorsuale, visto che tutti i laureati che vi parteciperanno si sono formati su piani di studio ed argomenti tarati sui programmi precedenti. Che senso ha approvarli a poche settimane dal bando e renderli attivi con immediatezza?”.

Il sindacato, inoltre, mantiene diversi dubbi sullo svolgimento dello stesso concorso, diversi dei quali ravvisati anche dal Consiglio superiore della pubblica istruzione. Perché alle immotivate esclusioni dei giovani laureati, dei precari non abilitati con 36 mesi di servizio, dei docenti di ruolo, oltre che degli specializzandi nel sostegno e abilitandi nelle discipline, vanno aggiunte delle incongruenze nello svolgimento delle prove. Ad esempio, scorrendo la bozza dell’allegato A del bando selettivo, si apprende che la verifica scritta di inglese, francese, spagnolo e tedesco sarà fatta realizzare ai candidati senza l’utilizzo del dizionario. Detto che si tratterebbe del primo concorso pubblico per docenti in Italia che proibisce l’uso del dizionario, non si comprende perché per le lingue arabo, cinese, giapponese e portoghese, sarà invece consentito l'uso del dizionario. In questo caso, sia monolingue che bilingue.

Va poi ricordato il diversificato “metro” di competenza da accertare, a seconda del tipo di lingua: se per inglese francese, tedesco, spagnolo e portoghese è richiesto il livello C1 del QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue), per Arabo il livello indicato si ferma al B1. Mentre per cinese e giapponese non è nemmeno indicato (si desume che in questo caso potrebbe anche bastare il livello A1). Un’altra disparità riguarda la prova orale: se “per le classi di concorso di lingua straniera la prova orale si svolge interamente nella lingua stessa” (come giustamente indicato nel comma 3 dell’articolo 7 della bozza generale del concorso), questa regola poi varrà solo per le lingue inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese: scorrendo ancora la bozza dell’allegato A del bando, si scopre che per la prova orale di arabo alle superiori (ambito disciplinare n. 5, a24) “si svolge in parte in lingua araba”. Con delle deroghe alla norma ‘madre’ anche per il cinese, per il quale è stata accordata una “eccezione della parte dedicata alla simulazione dell’attività didattica in classe, che sarà svolta in italiano”, e pure per il giapponese, nella “parte dedicata alla simulazione dell’attività didattica in classe che potrà essere in parte svolta nella lingua di uso in classe”.

Una delle novità che il bando di concorso dovrebbe introdurre, attraverso i “requisiti culturali e professionali in ordine al settore o ai settori disciplinari previsti da ciascuna classe di concorso” previsti dall’allegato A, è la “conoscenza di una lingua straniera comunitaria al livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue straniere”: ciò verrà verificato, sia attraverso la somministrazione di due degli otto quesiti della prova scritta in lingua straniera, sia nella preparazione, per i candidati di discipline linguistiche, di prove interamente in lingua straniera. Altri contenuti da rilevare sono poi quelli della “conoscenza della legislazione e della normativa scolastica” e degli ambiti disciplinari.

Sono questi, tutti contenuti che Eurosofia, in collaborazione con Anief, ha inglobato nel suo corso di preparazione utile al superamento di tutte le prove dell’imminente concorso a cattedra: il corso di formazione è di 120 ore, di cui 100 ore in modalità e-learning, 10 ore di simulazioni e 10 ore in presenza, prevede la preparazione al superamento delle prove per tutte le classi concorsuali.

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