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Salerno, i docenti continuano la loro lotta..anche legale per ottenere l'indennità di disoccupazione

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Precari di Salerno in lotta - Pronta una marea di ricorsi al Tar degli insegnanti precari della scuola salernitana sempre più ai ferri corti col Ministero dell’Istruzione. A spingere i prof ribelli a percorrere la via legale è la motivazione relativa al riconoscimento dei sussidi di disoccupazione Inps.

Sono all’incirca duecento gli insegnanti salernitani senza cattedra che non hanno beneficiato quest’anno del sostegno al reddito contenuto nel famoso decreto governativo definito “salva precari”. Secondo la nuova denuncia dei Cobas Scuola e del Comitato insegnanti precari, tra gli esclusi ci sarebbero i docenti che l’anno scorso hanno insegnato su cattedre a finanziamento regionale, prevalentemente di sostegno.

«L’Inps ci ha detto che il ministero non ha consegnato l’elenco dei docenti di questa tipologia e di conseguenza non ha potuto liquidare la disoccupazione»”, lamenta Alessandro D’Auria, leader dei
Cobas di Salerno.

Ma oltre a questa folta schiera di insegnanti, si affiancherebbero anche quei prof che non sono riusciti a totalizzare 180 ore di insegnamento in un’unica scuola

«È una ingiustizia – denuncia D’Auria – ci sono colleghi che hanno lavorato invece per più di 200 ore su più scuole, non comprendiamo la disparità di trattamento».

E all’orizzonte si preannuncia una battaglia di ricorsi al Tar. Già pronti per partire dieci ricorsi. «È solo l’inizio», avvertono i docenti senza posto. Intanto ieri pomeriggio si è svolto dinanzi alla sede della
Banca d’Italia di Salerno su Corso Vittorio Emanuele un picchetto di protesta organizzato da una trentina di insegnanti precari, affiancati dagli attivisti del sindacato di base RdB/USB, rappresentato dal segretario provinciale Pietro Di Gennaro. «I lavoratori della scuola ha affermato Di Gennaro – sono già in mobilitazione con lo sciopero degli scrutini che parte dai primi di giugno, come lavoratori del pubblico impiego scendiamo in piazza con presidi presso istituti bancari per rispondere all’attacco senza precedenti del Governo per via di una manovra finanziaria che umilia i diritti dei lavoratori». Una protesta pacifica caratterizzata anche da qualche minuto di polemica che ha visto protagonisti manifestanti e direttore della filiale della banca che si è opposto all’affissione di due striscioni all’entrata dell’edificio. Dopo un quarto d’ora di trattative, sotto lo sguardo vigile degli agenti della Digos, a spuntarla è stato proprio il funzionario della banca, con la rimozione degli striscioni.

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