di A. Lalomia - Ho appreso con vivo compiacimento la notizia che nel corso delle manifestazioni svoltesi durante lo sciopero generale del 12 marzo 2010 indetto dalla CGIL, uno dei temi più discussi è stato quello relativo alla riforma del fisco, con particolare riguardo al sistema delle aliquote. La CGIL ha dato prova in questo modo di grande sensibilità e ha ‘rimediato’ anche se non del tutto, a quanto avevo scritto in un articolo apparso recentemente su questo stesso portale (1) .
Resta purtroppo qualche interrogativo:
1. perché questo sindacato non ha pensato prima (soprattutto durante il precedente governo) a ‘mobilitarsi’ in modo così forte per il fisco ?
2. Come mai, nelle suddette manifestazioni, non si è parlato dell’abolizione del sostituto d’imposta, che contribuisce in misura determinante a rendere il nostro fisco arbitrario, ingiusto e vessatorio ?
3. Per quali motivi, su un tema così decisivo, la CGIL non è riuscita a trovare un’intesa con altre forze sindacali altrettanto (se non addirittura maggiormente, quantomeno nel comparto scuola) rappresentative del mondo del lavoro, affrontando di conseguenza uno sciopero generale praticamente da sola, con tutti i rischi che una simile scelta comporta ? Il problema del fisco iniquo, in Italia, costituisce motivo di grande preoccupazione per altri sindacati (per non parlare delle associazioni di categoria): perché, dunque, non si è stati in grado di raggiungere un minimo di accordo almen con i sindacati ‘storici’, così da affrontare la questione in modo unitario ?
4. È sicura la CGIL di rispondere sempre in modo adeguato alle proposte realistiche di altri movimenti sindacali ? Ed è sicura che a volte non ci sia la tentazione, da parte sua, di mantenere una posizione di leadership (per non usare il termine ‘egemonia’, che evoca scenari di altri tempi) in certi settori ?
Quanto al solito balletto delle cifre sulla partecipazione effettiva allo sciopero, credo che non meriti molta attenzione, anche perché in questi casi non si pensa mai ad un dato che varrebbe la pena invece considerare: e cioè che non tutti gli scioperanti rimangono assenti dal posto di lavoro. Esistono situazioni in cui il dipendente, pur dichiarando di aderire allo sciopero (2), svolge come al solito la sua attività, per l’intera durata del suo orario quotidiano.
In questo modo, egli consegue due importanti obiettivi: partecipa in prima persona all’iniziativa di protesta, ma nello stesso tempo garantisce il servizio all’utenza.
Magari tutti gli scioperi fossero attuati con queste modalità !
Note
(1) “Fisco. È possibile una maggiore equità ?”, pubblicato l’ 11-03-10 nella sezione ‘Varie’ di questo portale (http://www.orizzontescuola.it/node/4833). È evidente comunque che nell’articolo
non mi riferivo soltanto alla CGIL.
(2) E quindi finendo nel computo ufficiale degli scioperanti e vedendosi decurtato lo stipendio. Questa procedura è stata seguita peraltro anche nello sciopero del dicembre 2009. Comportamenti così virtuosi stridono fortemente con i pesanti disagi che sono provocati dagli scioperi e con certi slogan che purtroppo continuano ad essere ripetuti in diversi ambienti della CGIL. Mi riferisco in particolare alle affermazioni secondo cui il primo a fare le spese dei dimensionamenti nel comparto educativo sarebbe il tempo pieno nella scuola primaria. A parte il carattere asseverativo con cui si presenta la questione del tempo pieno, soprattutto quando riguarda i bambini dei primi anni delle elementari, le cifre smentiscono in modo inconfutabile tale presa di posizione, che a questo punto non può non essere considerata strumentale.
Una brillante riflessione sul tempo pieno si trova in Luigi Gaudio, “Vince il tempo pieno: ma più ore in classe vuol dire più qualità ?”, pubblicato su www.ilsussidiario.net/ del 12-03-2010
(http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/3/12/SCUOLA-Vince-il-t...) e presente anche su www.atuttascuola.it/ . V. anche la “Rassegna stampa” del 15-03-10 di www.orizzontescuola.it/ (con il link all’articolo: http://www.orizzontescuola.it/node/4981/). Cfr. anche il mio “Precari. Un sostegno concreto.”, apparso il 9-10-2008 nell’area ‘Precariato’ di www.orizzontescuola.it/





