Nel comparto scuola ha aderito il 12,06% (91.827 dipendenti su 824.486). Nel conteggio del Ministero non risultano gli studenti. Per la CGIL "un milione di lavoratori ha invaso le piazze del nostro paese". Pubblichiamo i rispettivi comunicati stampa
NOTA DEL DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA
Sciopero Cgil: l'adesione dei pubblici dipendenti è stata del 10,55%
Il Dipartimento della Funzione pubblica, che in base all’articolo 5 della legge 146/1990 riceve dalle singole amministrazioni i dati sulla partecipazione effettiva dei loro dipendenti agli scioperi, comunica che la percentuale dei lavoratori del pubblico impiego che hanno partecipato allo sciopero generale indetto oggi dalla Cgil è stata pari al 10,55%.
In particolare, l’adesione è stata del 5,61% nel comparto Ministeri (2.213 dipendenti su 49.115), del 12,06% nel comparto Scuola (91.827 dipendenti su 824.486), del 6,36% nel comparto Regioni ed Enti locali (5.072 dipendenti su 89.238), del 9,58% presso gli Enti pubblici non economici (3.264 dipendenti su 38.636), dell’8,37% presso le Agenzie fiscali (3.086 dipendenti su 42.627) e del 5,53% nel comparto Sanità (4.372 dipendenti su 95.113). Ha inoltre scioperato solo lo 0,71% degli impiegati presso la Presidenza del Consiglio (22 dipendenti su 3.642).
Le percentuali sono state calcolate come sempre sul personale assegnato, escluso - ove comunicato - quello assente per motivi diversi dallo sciopero (ferie, malattia, ecc.).
Il dato complessivo di adesione del 10,55% appare in linea con quelli registrati in occasione dei precedenti scioperi indetti dalla Cgil. Allo sciopero del pubblico impiego dello scorso 11 dicembre avevano infatti aderito il 9,35% dei lavoratori (159.828 su 1.898.113), allo sciopero generale del 12 dicembre 2008 presero parte il 9,62% dei lavoratori (157.881 su 1.832.143) e a quello di comparti vari tenutosi il 13 febbraio 2009 addirittura solo l’8,51 per cento dei lavoratori (64.230 su 889.143).
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Comunicato della CGIL
Sciopero Generale CGIL, un milione di lavoratori in piazza
Un milione di lavoratori ha invaso le piazze del nostro paese. Sono questi i numeri di una grande giornata di partecipazione di cui sono stati protagonisti le tante donne e i tanti uomini che stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica. Quello di oggi è stato uno sciopero generale indetto dalla CGIL su tre parole d'ordine 'Lavoro, Fisco e Cittadinanza', ma anche sulle recenti norme in materia di processo del lavoro, che, secondo il sindacato di Corso d'Italia, privano i lavoratori del diritto di rivolgersi al giudice, ed essere tutelati dalla legge, in caso di controversia con datore di lavoro.
Il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, intervenendo da Padova, durante un corteo con più di 40mila persone, non usa mezzi termini, "questo è un paese che è alle pezze. I lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta, soprattutto nelle aree più industrializzate. Il governo non fa nulla. Il fisco lo pagano solo i lavoratori e i pensionati", per poi puntare il dito proprio sulla riforma del processo del lavoro accusando il governo di “abbassare i diritti attraverso anche una specie di arbitrato che costringe il lavoratore a rinunciare al giudice del lavoro”, vicenda sulla quella ieri il sindacato ha deciso di non firmare un avviso comune, proposto durante un incontro al Ministero del Lavoro convocato su altri temi.“Tutto questo non è possibile” aggiunge Epifani “nel momento in cui il paese sta sprofondando”.
Parlando dal palco, alla fine del corteo, il Segretario Generale della CGIL, ha ribadito la necessità di una riforma fiscale, ma con precise caratteristiche: “facciamola questa riforma fiscale che però deve avere un cuore: meno tasse sul lavoro, meno tasse sugli investimenti, meno tasse sulle imprese che creano occupazione e meno tasse sulle pensioni". ''La risalita è lenta - ha aggiunto Epifani - e quello che rimprovero al Governo è di non fare ciò che è necessario per dare una mano agli investimenti ed all'occupazione''. Il Segretario della CGIL ha quindi ricordato il problema dei lavoratori immigrati, per i quali è necessario costruire politiche di accoglienza e percorsi di lotta alle nuove schiavitù, oltre alla sospensione della Bossi-Fini, all'abolizione del reato di clandestinità, al riconoscimento della cittadinanza alla nascita nel nostro Paese e l'equiparazione del reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani. Secondo Epifani con questa crisi un lavoratore straniero ''che viene messo fuori dal mondo del lavoro è costretto a tornare a casa perché non ha il tempo necessario per trovar un altro lavoro''
La giornata di oggi è stata caratterizzata anche dalla presenza, negli oltre i cento cortei ed iniziative della CGIL, di molti giovani e studenti, 200mila secondo le associazioni Rete degli studenti Medi, Unione degli Studenti, Link coordinamento universitario e Unione degli universitari, che hanno aderito allo Sciopero Generale chiedendo a gran voce al governo la sospensione dei provvedimenti e dei tagli che penalizzano l'istruzione pubblica ed il diritto allo studio.
Dalla Calabria è giunta anche la notizia che la manifestazione nazionale per il primo maggio di CGIL, CISL e UIL si svolgerà a Rosarno. Un'iniziativa che sarà incentrata, oltre che sui tradizionali temi del lavoro e dello sviluppo economico, anche su integrazione e accoglienza, alla luce degli episodi di violenza, ai danni di immigrati, accaduti lo scorso gennaio.





