dp - La prima volta che ho sentito la notizia mi trovano in auto, tornavo da scuola. Il giornalista riferiva del licenziamento di tutti i docenti di una scuola americana, commentando che il gesto era stato dettato dal cattivo rendimento degli alunni.
Si diceva apertamente che se gli alunni hanno uno scarso rendimento la colpa è dei docenti. Certo, ma la scuola si trova in uno dei sobborghi più poveri di Providence dove le condizioni di vita sono difficili e la scuola non rappresenta di certo il primo pensiero per giovani e famiglie.
Perchè dare questa notizia? Vogliamo perdere l'occasione di dare addosso ai docenti? E soprattutto, di mettere in evidenza il "dirigenzialismo" che affronta in modo drastico i problemi trovando soluzioni estreme ma efficaci?
Non si vorrebbero assegnare ai dirigenti delle scuole maggiori poteri anche in Italia? Ad esempio nella gestione dell'organico?
Quale migliore occasione per perorare subliminalmente la causa se non il licenziamento di massa dei docenti di una scuola americana, una scuola in fallimento, come la società della quale è specchio? Un fallimeto per il quale urge un capro espiatorio.
Ma le cose non stanno così, il licenziamento non è avvenuto per demeriti dei docenti, ma perchè questi, alla richiesta di un aumento di carico di lavoro hanno chiesto un aumento di stipendio.
Infatti, il Dirigente in questione ha proposto un allungamento dell'orario delle lezioni e di fare corsi di aggiornamento. All'aumento del carico di lavoro i docenti hanno risposto con una richiesta di aumento stipendiale, alla quale è seguita il licenziamento.
Un gesto che ci sembra più da condannare che da elogiare, e soprattutto da prenderne le distanza quale modello per affrontare la crisi della scuola italiana, se di crisi si deve parlare.





