Riforma scuola superiore: la battaglia delle scienze integrate

DIESSE - La materia "Scienze", nella duplice versione "Scienze naturali" (Biologia, Chimica e Scienze della Terra) e "Scienze integrate" (Scienze della Terra, Biologia, Fisica e Chimica), sembra uscire dalla contesa riguardante il peso delle discipline di studio nei nuovi quadri orari della riforma della scuola secondaria superiore (licei, tecnici, professionali) con aria da vincitrice.

Di fatto, le Scienze naturali si studieranno nei licei, con l'eccezione dell'artistico e del musicale - coreutico, per cinque anni di seguito.

Nei tecnici e nei professionali abbiamo le Scienze integrate nell'area comune (2 ore settimanali) e poi di nuovo le Scienze integrate, distinte però in Fisica e Chimica (3 ore+3ore, di cui 2/3 in compresenza) negli indirizzi del biennio. Questa soluzione tuttavia non piace per niente agli addetti ai lavori che, mediante un documento congiunto delle Società e Associazioni dei fisici e dei chimici, ritengono che l'integrazione delle Scienze al livello formativo, cioè il compattamento in blocchi più o meno omogenei, "neghi di fatto all'insegnamento scientifico la possibilità di svolgere un compito significativo nella formazione culturale degli studenti e impedisca alla scuola di dare ai cittadini gli strumenti idonei per assumere decisioni consapevoli in una società fortemente tecnologica quale la nostra". Da qui la richiesta di mantenere distinti gli insegnamenti scientifici.

La scelta di chi ha redatto i nuovi ordinamenti e i nuovi quadri orari ha, ovviamente, una sua giustificazione.

Scriveva Alberto De Toni, che presiedette la Commissione istituita dal ministro Fioroni per il riordino degli Istituti tecnici e professionali: "In realtà le scienze della natura, le scienze della vita e le scienze socio-economiche sono interconnesse in una logica di emergenza dal basso, per cui dove termina la comprensione di una disciplina inizia la comprensione di un'altra. Nel nuovo paradigma della complessità le diverse discipline non sono posizionate secondo una piramide gerarchica, ma si presentano come un sistema a rete. Le più recenti ricerche sulle modalità di funzionamento dei nostri processi cerebrali individuano la natura costruttivistica e sociale del conoscere. La percezione umana appare immersa nella dinamica dell'azione, per cui esiste un nesso assai stretto tra percezione, azione e progetto".

Gli stessi concetti sono riportati nel documento su: "Persona, tecnologie e professionalità - Gli Istituti Tecnici e Professionali come scuole dell'innovazione", pubblicato il 3 marzo 2008 dal Ministero della Pubblica Istruzione, che costituisce la base teorica dell'operazione:

"La revisione critica dell'approccio riduzionista si è sviluppata in questi ultimi decenni con riflessioni provenienti dalla teoria della complessità assunta come paradigma. Il concetto teorico che le compete non è più il riduzionismo ma l'"emergenza". Un sistema complesso è composto da un gran numero di elementi che interagiscono fra di loro; la loro interazione genera dinamiche d'insieme profondamente diverse da quella delle parti costituenti. Lo studio dell'emergere di queste nuove proprietà richiede un nuovo approccio scientifico, il che rompe i confini tradizionali fra le scienze. La sfida che la complessità prospetta alla scienza è soprattutto quella di esplorare e sviluppare il territorio dell'interdisciplinarità, della multidimensionalità del reale, della complementarietà dei saperi. Nel nuovo paradigma della complessità, le diverse discipline si presentano come un sistema a rete, con
correlazione e nodi multipli. In questo modo vengono superate tutte le chiusure disciplinari, tutte le dicotomie che finiscono per paralizzare la ricerca e per impedire la comprensione e la trasformazione della realtà".

L'esempio delle Scienze integrate dimostra che nella "Riforma Gelmini" sono confluite diverse suggestioni di stampo pedagogico, tali da non rendere per nulla neutro il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento.
Chi si incaponisse sull'allarme per la riduzione delle ore di lezione (il dimagrimento c'è per tutte le materie) e quindi delle cattedre (improbabile se le scuole riescono a conservare gli organici d'istituto) dimostrerebbe (come, di fatto, spesso avviene) di non rendersi conto che qualcosa si muove più in profondità.

Il fronte culturale sta altrove e passa per i tecnici e i professionali. Qui si gioca un'impostazione non solo didattica, ma relativa al modo di introdurre i ragazzi alla realtà attraverso la disciplina.

Sul versante strettamente operativo la scelta fatta dagli estensori dei nuovi quadri orari è quella di "unire per distinguere", poiché, pur inglobate nell'unica denominazione di "Scienze integrate", la Fisica e la Chimica restano distinte. Potrebbe essere, quest'ultima, un'indicazione di modello in cui convivono integrazione e specificità.

È vero anche che molti interrogativi rimangono aperti (per es. sull'uso del "costruttivismo" nell'insegnamento) e che solo l'esperienza dei docenti, sul campo, potrà portare contributi davvero "costruttivi".