Sisa Sindacato - Una larga parte delle organizzazioni sindacali italiane, di base e confederali, si dichiarano antirazziste, ma quando gli stranieri chiamano, chiedendo l’indizione di uno sciopero, solo il SISA risponde.
È per noi incredibile e paradossale, avremmo immaginato che tutti si sarebbero resi disponibili, in una gara di solidarietà, per sostenere questa iniziativa partita dal basso, invece ognuno di loro inventa un distinguo: “non adesso, più avanti, magari, forse, comunque, …”, tutti solidali a parole, nessuno nei fatti, anche se promettono “una forte mobilitazione”.
Il premio per le dichiarazioni peggiori lo merita Piero Soldini, responsabile Area (ma sembra “aria”…) immigrazione della CGIL che riassumendo dichiara: “il primo marzo gli stranieri facciano lo sciopero degli acquisti e il 20 marzo vadano al ristorante, per riprendersi gli spazi sociali, tanto il sabato non lavorano” (intervista a Rassegna Sindacale 21- 27 gennaio 2010).
Ora tutti sanno, tranne Soldini, che gli stranieri lavorano il sabato, nelle fabbriche, come operai, nelle case, come badanti, che gli stranieri a mala pena arrivano alla fine del mese e che certo non hanno euro da sprecare al ristorante, … tranne quegli stranieri che al ristorante ci vanno tutti i giorni, per lavare i piatti, pulire per terra, pure di sabato…
Come SISA ci chiediamo se sia mai possibile rispondere a chi ti chiede uno sciopero che: “no, non glielo si indice”, con una presunzione di superiorità che nulla ha a che vedere con il rispetto dell’altro, della sua dignità, del valore delle sue idee, che a volte sono diverse dalle nostre, ma che mai e poi mai possono essere trattate con sufficienza, come avvenuto in questo caso da parte di tutti i sindacati tranne il nostro.
Il SISA non si sente superiore, si sente fratello, di ogni uomo e di ogni donna della terra, di tutte e di tutti coloro che sono in Italia, italiani e di tutto il mondo, da qualunque angolo del pianeta provengano. Il coordinamento del SISA non ha quindi avuto dubbi ed esitazioni, in particolare dopo gli avvenimenti di Rosarno. Primo marzo di sciopero quindi, come ci hanno chiesto gli stranieri presenti in Italia, indetto solo dal SISA e quindi solo per il comparto che ci compete, quello della scuola.
Sarà l’occasione per essere in piazza, a Milano, la mattina del primo marzo, per gli studenti stranieri e per quelli italiani che non hanno rinunciato alla solidarietà, per i lavoratori stranieri delle cooperative esternalizzate della scuola, ma anche per tutti quei lavoratori italiani della scuola, docenti e ATA, che credono nell’intercultura nel dialogo e sciopereranno per respingere al mittente la vergogna delle quote del 30% di stranieri per classe del ministro Gelmini e il lavoro a 15 anni per i ragazzi, prima di tutto gli stranieri, richiesto dal ministro Sacconi, che certo i suoi figli avrà mandato al liceo e non al corso per parrucchiere. Purtroppo a oltre 40 anni da “Lettere ad una professoressa” siamo ancora nella situazione di allora, un ricco ministro con la moglie dirigente di farmindustria chiede che i figli dei poveri e degli stranieri non “diano fastidio” ai figli dei ricchi, svolgano lavori umili e se possibile sottomessi. Una forma di razzismo soft, buona per i salotti di tutti i colori, di destra e di sinistra.
Il SISA al contrario è nelle strade e nelle periferie di Italia è gemellato con il sindacato RAS – Rinnovamento dell’Azione Sindacale della Repubblica del Congo, sa e conosce le ragioni profonde e serie delle migrazioni, conosce la violenza che attraversa l’Europa macchiando il continente di xenofobia e mancato rispetto dei diritti umani.
Sciopero degli stranieri e sciopero della scuola contro il degrado crescente in cui i tagli economici e le controriforme distruttive, ultima quella delle superiori, vogliono affossare la scuola della Repubblica Italiana, in piazza per riaffermarne il valore pubblico, solidale, fondato sulla libertà di insegnamento dei docenti e la libertà di apprendimento degli studenti. Per l’educazione ambientale e il rispetto dell’ecosistema, che difficilmente riceveranno impulso dal ministro Gelmini recentemente coniugata Patelli, per nulla imbarazzata del fatto che il coniuge, appunto Giorgio Patelli, sia un imprenditore lombardo inquisito per fondi neri e smaltimento illegale di rifiuti tossisci.
In piazza il primo marzo con tutti i docenti precari non abilitati, quelli che ancora una volta da soli difendiamo, perché per loro vogliamo corsi abilitanti anche con un solo giorno di supplenza nella carriera.
Per queste e come sempre per molte altre ragioni, nel silenzio degli altri sindacati, noi ci siamo, il SISA c’è.
Davide Rossi
Segretario generale SISA





