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Mercoledì, 27 Luglio 2016

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Università, TFA e poi concorso. Quante volte esattamente mi chiederanno la dialettica di Platone? Lettera

di admin
ipsef

Gentile redazione, una riflessione da persona stanchina... lavoro, preparo lezioni e verifiche, cerco di capire cosa dovrò fare per il concorso (o meglio, i due, materia e sostegno), mentre il ministero se la prende con tutta calma per i bandi...

Ho partecipato al TFa primo ciclo: esame selettivo sulle conoscenze all'ingresso, esami di stampo più pedagogico-didattico all'uscita, più un esame di Stato di abilitazione.

Ora lo Stato dice che mi vuole nuovamente saggiare sulle stesse cose? Ma... perché? Quante volte dovrò rispondere a domande sulla dialettica platonica o sulle conseguenze economico-sociali della scoperta dell'America per dimostrare che queste cose, qualsiasi cosa significhi, "le so"?

Nonostante le lunghe ore di tirocinio, non sono sicura che il Tfa mi abbia dato tutte le competenze necessarie per gestire una classe da sola. Ma: altre domande sui contenuti COSA dimostreranno, esattamente, che io non abbia già dimostrato?

Anche le domande in lingua straniera: primo, chi certificherà che il mio livello sia almeno B2? Secondo, e se so parlare di autismo in inglese piuttosto che in russo, questo fa di me una buona insegnante di sostegno?

Perché non assumerci, gradualmente, e magari farci fare un primo anno di prova serio e impegnativo?

No, concorso (ancora: non hanno i soldi per pagare gli stipendi, ma si fa il concorso).

Evidentemente le commissioni selezionatrici e quelle - con la presenza di esperti ministeriali - degli esami finali di Stato non sono reputate capaci dagli stessi che hanno affidato loro quel compito.

A 'sto punto però pretendo commissari esperti nelle materie, in didattica, pedagogia, legislazione, lingua straniera nonché con titolo per certificare il mio livello di competenza. Se non c'è almeno questo, ricorro contro la commissione.

Ah, aggiungo: ma perché il servizio maturato sul sostegno conta soltanto per il concorso specifico? Non siamo docenti della classe? Non siamo professionisti dell'inclusione a servizio di tutti? Oppure la didattica per i BES non tocca i curricolari?

Domande così, un po' oziose, ma mi chiedo: chi scrive i bandi, cosa e quanto sa di scuola?

Grazie mille,
cordiali saluti

Silvia Baglini

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