Mercoledì, 25 Maggio 2016

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UNICOBAS LOMBARDIA: Fondazione Agnelli, Associazione Treelle e governo, uniti per negare diritti a alunni e docenti

di redazione
ipsef

Quanto contenuto sul sostegno nella legge 107 è un puro attacco all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Urge ricordare a questo governo di non eletti, che il 10 febbraio l’Italia ha ricevuto a Vienna il riconoscimento delle Nazioni Unite per essere il paese leader per l’inclusione scolastica . Stando ai dati diffusi nel corso dell’iniziativa, in Italia gli alunni disabili sono 235 mila ma a differenza dei sistemi scolastici di altri Paesi dell’Ue non frequentano classi «speciali».    Questo significa che a oggi, per quanto riguarda inclusione e integrazione degli alunni DVA, siamo di riferimento a tutta la comunità mondiale. Mi chiedo quindi: perché volere mettere mano al sostegno?

Il governo in combutta con i poteri forti, come “l’associazione Treellle” (espressione del mondo delle banche ed in specie del gruppo San Paolo) e la fondazione Agnelli (che proponeva che la maggior parte dei docenti di sostegno andassero a fare i docenti curricolari e si creasse un gruppo di consulenza con docenti selezionati), vorrebbe stravolgere in peggio il diritto allo studio degli alunni disabili. Per fortuna la società italiana di pedagogia speciale ha criticato l’ipotesi della fondazione Agnelli e ha segnalato i casi di buona inclusione.

Questi gruppi hanno investito denaro e tempo nel tentativo di demolire i risultati del modello italiano di integrazione e inclusione.
I governi che si sono susseguiti hanno prontamente accolto queste proposte, dando vita a nuove tipologie di alunni come per esempio i BES, (un pentolone dove far confluire alunni con varie problematiche a cui non assegnare il docente di sostegno).
Si continuano a registrare tagli su tagli alle ore di sostegno, a fronte di un continuo elargire fondi alle scuole private. Proprio in queste ultime il tasso di presenza di alunni DVA è pari al 2% a fronte di un 98 % nella scuola pubblica. Le scuole si ritrovano a dover gestire alunni con disabilità gravi senza avere le risorse per poterlo fare, inoltre si registra un continuo aumento del numero di alunni per classe (anche questo dovuto ai continui tagli).

Il governo come suo solito fare, invece di risolvere il problema, continua con l’ausilio della semantica a colpire il diritto allo studio dei disabili e i diritti acquisiti dei lavoratori. Si vuole “mettere mano” al sostegno per arrivare alla definitiva scomparsa del docente di sostegno. Mi chiedo infatti quale sia l’idea dietro la quale il docente di sostegno debba specializzarsi sulla singola disabilità. Per quale motivo il docente dovrebbe saper somministrare farmaci agli alunni?
In poche parole si vuole medicalizzare il ruolo del docente di sostegno escludendolo dalla funzione docente.
Tali proposte possono essere “partorite” solo da chi non è mai entrato in classe e non ha mai lavorato con questi splendidi alunni.
Il governo inoltre dovrebbe evitare di fare riferimento alla continuità didattica (sventolata come baluardo), perché come si suol dire continua a “buttarsi la zappa sui piedi”. Come fa a parlare di continuità dopo aver “DEPORTATO” migliaia di docenti da una regione all’altra, FREGANDOSENE proprio della continuità. Il vero obiettivo è distruggere il trinomio scuola-integrazione-inclusione, fino a arrivare a un insegnante di sostegno che sia fuori dalla classe, dal consiglio di classe e dal collegio docenti (il così tanto paventato tutor o figura di coordinamento), che coordini l’attività di integrazione dall’esterno. Uno per ogni scuola o per una rete di scuole.
 Gli UST nazionali hanno infatti già cominciato a formare tali figure. Si porta a esempio l’UST Milano che ha diramato la nota prot. 37900 del 19=11/2015 http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2015/11/All.-1-15_11_19_nota_37900.pdf

I corsi come potete vedere a quest’altro link sono già partiti http://www.istruzione.lombardia.gov.it/milano/protmi1026/

Chi si prenderà a questo punto “cura” degli alunni DVA? Le false associazioni “no profit”. Ecco dove si vuole arrivare.
La futura formazione per i docenti di sostegno come già anticipato non punterà sui diversi metodi di insegnamento, non favorirà apprendimenti sugli strumenti e sulle modalità di comunicazione, bensì punta a una specializzazione su una singola patologia.  In poche parole non più docenti di sostegno, bensì medici con possibilità di somministrare anche farmaci.
Una vera formazione invece dovrebbe puntare sulla progettualità didattica orientata all’inclusione che comporta l’adozione di strategie e metodologie favorenti, quali l’apprendimento cooperativo, il lavoro di gruppo e/o a coppie, il tutoring, l’apprendimento per scoperta, la suddivisione del tempo in tempi, l’utilizzo di mediatori didattici, di attrezzature e ausili informatici, di software e sussidi specifici. Bisognerebbe indirizzare i nuovi docenti affinchè predispongano con appositi software i documenti per lo studio o per i compiti a casa in formato elettronico, affinché essi possano risultare facilmente accessibili agli alunni che utilizzano ausili e computer per svolgere le proprie attività di apprendimento. A questo riguardo risulta utile una diffusa conoscenza delle nuove tecnologie per l’integrazione e l’inclusione scolastica, anche in vista delle potenzialità aperte dal libro di testo in formato elettronico. Sviluppare altre strategie come l’autovalutazione, nella quale alunni e docenti valutano ciascuno la propria attività: tale strategia aiuta l’allievo nella sua formazione integrale, rendendolo responsabile e dando fiducia alla sua autonomia (autocorrezione di prove e di lavori eseguiti, selezione autonoma dei lavori propri ritenuti più significativi); la covalutazione, cioè la valutazione reciproca fra alunni e insegnante;
la eterovalutazione, atta a misurare il rendimento degli allievi da parte dei docenti.

UNICOBAS SCUOLA LOMBARDIA

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