Sabato, 25 Giugno 2016

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Umberto Saba. Quando la poesia trasmette sani insegnamenti allo sport...

di redazione
ipsef

Tutte le settimane si leggono notizie di provvedimenti sanzionatori (i cosiddetti DASPO, o divieti di accedere alle manifestazioni sportive) nei confronti di tifosi delle società che militano sia nei campionati maggiori che in quelli minori.

Non rari i casi riguardanti addirittura il settore giovanile. Nella stagione 2014/2015 sono stati 2160 i Daspo comminati ( anche se bisogna riconoscere che, rispetto all'anno 2005/2006, con la morte di Filippo Raciti e le misure successive varate, gli incontri con feriti siano diminuiti del 60%, i feriti tra le forze di Polizia siano calati dell'85%).

Tuttavia capita di vedere, anche nei campionati giovanili, sulle gradinate semidesertiche, genitori sanguigni "in assetto bellico" pronti a rimproverare energicamente il proprio figlio, magari per un passaggio filtrante non andato a buon fine, per un gol mangiato a porta libero. Insomma genitori, padri ma anche non poche madri, agguerriti, che urlano a più non posso, non di rado litigiosi con altrettanti capifamiglia, mossi da uno spirito tutt'altro che decoubertiniano. Discussioni animate senza senso... figuriamoci il povero arbitro di turno!

Ma lasciamoli giocare e divertire i nostri figli, peraltro in pochi "autentiche promesse del calcio"! Che importa se non hanno la stoffa del "Messi" del futuro!

Certo per tornare alle gare professionistiche, con i suoi feriti, con gli incidenti con le forze di polizia ed altro, un panorama poco incoraggiante, un quadro spiacevole che non ha nulla in comune, aprendo i cassetti della memoria, con quel mondo puro e incontaminato, descritto da un grande scrittore friulano, oltre 50 anni fa, che amava la sua Triestina. Umberto Saba ha composto ben cinque poesie per il gioco del calcio. In una biografia dell'autore si legge che in un'occasione "il poeta rimase commosso dalla gentilezza di un tifoso avversario, a Padova, che offrì dei fiori a sua figlia". Situazioni probabilmente anacronistiche, che sottolineano tuttavia come sulle tribune calcistiche si respirasse un clima sportivo assai diverso. Il calcio come momento di entusiasmo collettivo, come divertimento autentico e puro, non macchiato da violenza e fanatismo, vissuto con genuina semplicità, "sine" imbrogli e violenza.

L'evento sportivo rappresentava un momento di unione , di condivisione con gli altri, vissuto "con sentimento", come capacità di farsi tutt’uno col popolo, di compartecipazione fraterna e solidale. Bella la lirica "Goal" in cui, in tempo reale il poeta ci regala l'istantanea della segnatura, una sorta di fermo immagine e in cui si celebra la forza, anche di coesione sociale, dello sport per antonomasia. Una squadra trionfa, tra la gioia dei compagni, dei "fratelli che si gettano al collo" dell'autore della rete, e della folla "che unita ebbrezza par trabocchi nel campo" e che pertanto assiste "in delirio" sugli spalti . Tuttavia non manca la solidarietà nei confronti del portiere che ha visto violare la propria porta; infatti, "il compagno che l'induce con parole e con mano, a rilevarsi, scoprendo pieni di lacrime i suoi occhi". Ciononostante il clima festoso risulta imperante su ogni cosa: c'è l'enfatizzazione della vittoria dello sport. Infatti, pochi sono "i momenti belli come questi".

Quanto siamo distanti oggi da questo scenario "surreale e incantato"...

Claudio Riccadonna Ala

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