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Lunedì, 25 Luglio 2016

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In taxi da Roma a Venezia per l'immissione in ruolo fase B. Sentiti ringraziamenti ad Alitalia, senza la quale non avrei mai fatto un'esperienza del genere. Lettera

di redazione
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Linda Russo - Salve a tutti. Con la presente, vorrei raccontare la disavventura da me vissuta a settembre, in seguito a una serie di circostanze nate dall'intrecciarsi di una legge dello Stato e delle azioni della compagnia aerea Alitalia. Molti penseranno che la mia storia sia un caso estremo, ma io ritengo che rappresenti bene i disagi vissuti da chi è stato assunto in fase B.

Essendo rientrata nella fase B del piano di assunzioni della Buona Scuola ed essendo stata convocata a Venezia per il 14 settembre alle ore 9,00, in data 13 settembre mi reco presso l'aeroporto di Catania per prendere il volo Catania-Venezia (con scalo a Roma) delle 15,05 della compagnia Alitalia. L'arrivo a destinazione è previsto alle 18,35. Viene subito annunciato un ritardo di 30 minuti. Mi viene detto che, se dovessi perdere il volo Roma-Venezia, Alitalia mi darebbe la possibilità di prendere l'aereo successivo o, comunque, il primo che abbia dei posti disponibili.

L'aereo parte alle 16,30, con 1h e 25m di ritardo, per cui mi rendo conto che mi sarà impossibile prendere il volo delle 17.35 per Venezia.

A 15 minuti circa dall'atterraggio, ci informano che, non essendo possibile atterrare a Roma a causa delle condizioni meteo, ci stiamo dirigendo verso Pisa, dove arriviamo alle ore 18,00. Scendiamo e veniamo condotti all'interno dell'aeroporto. Nell'attesa del reimbarco, chiedo di avere i miei bagagli indietro: visto l'orario, preferisco rinunciare al volo e proseguire in treno. Mi viene risposto che non è possibile avere le valigie e che devo assolutamente aspettare. Eventuale denuncia e recupero bagagli devono essere fatti all'aeroporto di Fiumicino, per cui devo obbligatoriamente tornare a Roma. Spiego più volte agli assistenti che alle ore 9,00 del mattino del giorno successivo, lunedì 14 settembre, devo essere a Venezia perché devo sottoscrivere l'accettazione dell'immissione in ruolo nella scuola pubblica e scegliere la sede in cui svolgere l'anno di prova (nella graduatoria delle ventisette nuove immissioni in ruolo nella provincia di Venezia, per la mia classe di concorso, mi trovavo all'11° posto). Mi viene ripetuto che non devo fare altro che aspettare, perché sono obbligata a tornare a Roma.

Intorno alle ore 19,00 ci fanno salire nuovamente sull'aereo per ritornare a Fiumicino, ma ci lasciano ad aspettare per circa un'ora e un quarto. Mi lamento più volte con lo steward e il comandante e cerco di far comprendere loro le ragioni della mia preoccupazione: entrambi continuano a rispondermi con un sorriso irritante e ripetono che “devo semplicemente aspettare”.

L'aereo riparte alle 20.15 e arriva a Fiumicino alle 21.30. La mia unica speranza è quella di prendere l'ultimo volo per Venezia, programmato per le ore 21,30 ma non ancora partito. Racconto nuovamente la mia storia a una hostess, che la capisce subito e mi dice che mi farà imbarcare: aggiunge che l'unico problema sarebbero i bagagli, perché dovrei fare una dichiarazione lì a Roma, ma vista l'urgenza, si troverà una soluzione l'indomani. Ha bisogno del consenso della caposcalo. Quest'ultima arriva e con tutta la sua sicurezza chiude il volo e dice che io, insieme ad altre sei persone, non posso prendere quell'aereo nonostante i posti liberi. Io insisto anche con lei e le spiego i motivi per cui devo assolutamente essere a Venezia l'indomani mattina. La signora, chiudendo il volo, mi tranquillizza e mi dice di non preoccuparmi, perché mi farà imbarcare sull'aereo successivo. Io rispondo che quello delle 21.30 è l'ultimo, ma lei mi assicura di no. La signora conduce me e le altre persone in un'altra area dell'aeroporto, controlla la lista dei voli in partenza e ci propone di andare a Milano. Inoltre, ci comunica gentilmente che, a quell'ora, da Milano non ci sono mezzi per arrivare a Venezia.

A quel punto vedo vanificare il mio diritto all'assunzione o, quanto meno, la possibilità di scegliere la sede; inoltre, mi preoccupano i successivi strascichi per dimostrare che la mia mancata presenza sarebbe stata dovuta a fatti e situazioni non imputabili a mie negligenze. Decido di recuperare i bagagli e di provare a proseguire il viaggio in treno: l'ultimo parte alle 23.

Mi reco, quindi, all'ufficio bagagli: lì mi dicono che non possono restituirmi le valigie, perché io ho comprato un volo per Venezia, quindi dovrò prendere un aereo il giorno dopo, insieme ai miei bagagli. Gli impiegati sono lieti di offrirmi un kit per la notte e un alloggio. Al che, ribadisco che rivoglio immediatamente i miei bagagli.

Un impiegato sembra capire la gravità del mio caso e dice che si occuperà personalmente del recupero delle mie valigie: devo aspettare 20 minuti circa. I bagagli, purtroppo, non si trovano. Si fa mezzanotte. Decido di aspettare ancora un po', ma niente da fare: non sanno dirmi dove siano finite le valigie. A mezzanotte e venti mi fanno compilare il modulo di denuncia e mi dicono che me le spediranno a Venezia con il primo volo del 14.

A mezzanotte e mezza decido di prendere un taxi: è l'unica soluzione, visto che a quell'ora non ci sono più mezzi. Dopo varie telefonate alle centrali, ne trovo uno disponibile a portarmi a Venezia per €950.

Arrivo a destinazione alle 07.15 del 14, senza bagagli, in pantaloni corti, canottiera e sandali, senza aver dormito né mangiato per quasi un giorno: fuori diluvia e fa freddo. Avevo prenotato una camera in un B&B a Mestre, ma, considerando l'ora e il maltempo, lo disdico e mi faccio lasciare dal tassista all'USR Venezia. Aspetto lì, sotto la pioggia. Piano piano arrivano gli impiegati e i colleghi, con l'adeguato abbigliamento, fatto di pantaloni, giubbotti, giacche, sciarpe e scarpe chiuse. Tutti notano subito il mio abbigliamento “estivo”, così sono costretta a raccontare quello che mi è successo.

Durante le procedure di immissione in ruolo, alle 9,17, mi arriva un messaggio di Alitalia con il quale si annuncia che i miei bagagli sono stati ritrovati e sono in arrivo a Venezia. Verso le 11.30 lascio l'USR e mi dirigo verso l'aeroporto. L'ufficio è chiuso, così aspetto fino alle 15, quando mi comunicano che le valigie non ci sono e che arriveranno con il volo delle 16. Intorno alle 16.30, finalmente, ne vengo in possesso. Prendo un taxi per arrivare al B&B che nel frattempo ho prenotato nel paese in cui si trova l'Istituto da me scelto come sede per l'anno di prova.

Alle 17,30 sono, finalmente, al B&B: arrivo in condizioni pietose. Non dormo da 36 ore.

Nello stesso giorno della nomina, intanto, i miei colleghi, più fortunati di me e nominati insieme a me per l'anno di prova, incontrano la dirigente scolastica dell'Istituto. Io, invece, la incontrerò solo il giorno dopo, il 15 settembre.

Il 16 è il mio primo giorno di scuola. Sono a pezzi fisicamente e psicologicamente.

Finora, da parte di Alitalia ho ricevuto soltanto delle scuse.

A scuola insegniamo ai ragazzi che in un Paese civile tutti i cittadini devono essere responsabili delle proprie azioni. Poi succede che in una grande azienda, come l'Alitalia, nessuno sia capace di farsi avanti per ammettere la gravità dei danni provocati a una cliente che, tra l'altro, ha dovuto pagare la somma di €307,63 per un volo nazionale solo andata. Nel mio caso, sarebbero bastati anche solo un po' di buonsenso e di buona educazione da parte dei rappresentanti di Alitalia con cui ho dialogato, più o meno animatamente, nel corso della mia disavventura. Il buonsenso è mancato, ma l'azienda avrebbe potuto rimediare ammettendo gli errori fatti, rimborsando le spese e riconoscendo i danni fisici e morali provocati a chi, dopo mesi di attesa, è disposto ad affrontare qualsiasi cosa pur di avere il lavoro che ha sempre desiderato. Mi auguro che Alitalia si faccia avanti e trovi finalmente il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.

Inoltre, vorrei sottolineare che, come me, moltissimi altri insegnanti entrati in ruolo in fase B hanno affrontato e continuano ad affrontare disagi di ogni genere pur di fare il lavoro che amano. Sono sicura che le Istituzioni e le parti sociali, che in questi giorni stanno discutendo sulla mobilità, affronteranno la questione con la dovuta serietà e l'indispensabile buonsenso.

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