Giovedì, 30 Giugno 2016

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Tagli ai CSA: a Pordenone rimasti 16 dipendenti su 46. Per l'Anief si va verso la paralisi

di redazione
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ANIEF - Mentre il Governo concentra l’attenzione solo su alcuni aspetti dell’istruzione pubblica, le scuole perdono “pezzi” decisivi per il loro assetto e buon funzionamento. È notizia di oggi, riportata dalla stampa, che in pochi anni l’Ufficio scolastico provinciale di Pordenone si è ridotto da 46 a 16 dipendenti: si è prodotta, in sintesi, “una condizione che potrebbe portare alla paralisi amministrativa”.

Il processo di ridimensionamento del personale amministrativo e dirigenziale in seno all’ex provveditorato agli Studi friulano è iniziato nel 2000, lo stesso anno in cui nell’istruzione pubblica italiana è stata avviata l’autonomia degli istituti. Non è una casualità. Perché negli ultimi 15 anni,i vari Governi, con il consenso del Miur, hanno progressivamente smantellato gli uffici scolastici periferici nella convinzione che le scuole avrebbero potuto fare da sé. Ma si è trattato di un clamoroso errore. Perché, parallelamente alla loro riduzione e di quelli che oggi si chiamano gli ambiti territoriali, abbiamo assistito a un dimensionamento di scuole e di personale mai visto nella storia della scuola pubblica italiana.

Solo nell’ultimo quinquennio, gli istituti sono passati da oltre 12mila agli attuali 8.500. E il personale è stato tagliato di 200mila unità. Di cui quasi 50mila appartenenti al personale amministrativo, tecnico e ausiliario, di cui 47mila in meno in un solo triennio. Gli amministrativi, quindi, sono stati eliminati sia a livello di amministrazione locale che di singolo istituto. Proprio nel periodo meno opportuno. Perché oltre alle incombenze quotidiane, delegate da Usr ed ex provveditorati direttamente alle scuole, le segreterie scolastiche si sono improvvisamente ritrovate – a seguito delle fusioni e degli accorpamenti degli istituti - con centinaia di docenti e unità di personale in carico, più un numero di alunni raddoppiato se non triplicato.

 

Ma non è finita qui. Perché il Governo Renzi-Giannini ha aggiunto del suo. Prima con la Legge di Stabilità 2015, ha introdotto una norma di spending review specifica per il personale Ata che obbliga i dirigenti scolastici, salvo casi particolari, a nominare i supplenti del personale Ata solo dall’ottavo giorno di assenza. Con effetti negativi prevedibili per tutti, ma non per legislatore e amministrazione. Perché dal 1° settembre scorso, con l’applicazione del comma 332 della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/14 art. 1) che ha introdotto i tagli alle supplenze “brevi” proprio tra il personale Ata, molte scuole sono state messe in ginocchio. E a poco è servita la nota n. 2116 del 30 settembre 2015, che ha dato facoltà ai presidi di nominare supplenti anche “per i primi sette giorni di assenza” però per il solo “profilo di collaboratore scolastico”. Lasciando completamente scoperto il servizio in tutti i casi di assenza di assistenti amministrativi e tecnici. Gli stessi, guarda caso, che operano negli Usr e negli Ambiti territoriali.

Non soddisfatto di questo risparmio, l’Esecutivo in carica non solo ha confermato questa manovra nell’ultima Legge di Stabilità , ma prima aveva anche pensato bene di attuare un piano straordinario di assunzioni “dimenticando” clamorosamente il personale Ata. Trattandolo, di fatto, come un personale dal dio minore. Superandosi, quando ha deciso di congelare le oltre 5mila assunzioni già annunciate per coprire almeno il turn over, in attesa di conoscere il destino del personale in esubero delle province.

“Queste notizie – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - confermano quanto l’Anief sostiene da tempo: la macchina organizzativa della scuola è complessa e necessita di un supporto adeguato. Le nomine dei supplenti, ad esempio, come le graduatorie ad esaurimento, sono fondamentali. Invece, in questo modo, si va di sicuro verso il rallentamento e l’inefficienza del sistema. Anche lo stesso ritardo delle nomine dei revisori dei conti, è figlio di questi tagli. Alla lunga, se non si prende in mano la situazione, restituendo alle scuole il personale sottratto e portando in ruolo i tanti supplenti messi al palo, si rischia davvero di andare verso la paralisi”.

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