Venerdì, 01 Luglio 2016

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La superpreparazione richiesta solo a chi parteciperà al prossimo concorso a cattedra. Lettera

di redazione
ipsef

B.B. - Da quando sono uscite le cosiddette “bozze” del bando del Concorso Docenti 2016, molti insegnanti abilitati come me si stanno ribellando, altri rinunciano, qualcuno è nel panico. Io stessa sono nelle tre condizioni, a giorni alterni. Ma chi sono gli insegnanti abilitati? Cosa sta accadendo nella scuola italiana?

Prendiamo una qualsiasi scuola secondaria di I o II grado...Ognuno di noi (docenti, genitori, allievi) si sarà reso conto che il /turn over/ di cui il Governo ha parlato in effetti c'è stato. Docenti arrivati a settembre, altri a novembre. In molti casi sono professionisti, in altri...Nella cosiddetta “fase C” (per intenderci, coloro che sono stati assunti a novembre), sono entrati in ruolo molti docenti di discipline le cui graduatorie erano...”sovraccariche”. Ecco allora popolarsi le scuole di docenti di musica, scienze motorie, diritto.../Diritto/...alla scuola media.

/“Ciao, benvenuto/a. Avremmo pensato di affidarti il recupero o il potenziamento in quella classe ../.”. La risposta, nel 90% dei casi, è /“Ma io non ho mai insegnato/”!

Certo, c'è una prima volta per tutti, certo da qualche parte bisogna pur cominciare, ma se hai sostato in graduatoria per anni facendo tutt'altro lavoro, forse non sai cosa significhi individuare i problemi di una classe eterogenea, applicare le nuove metodologie didattiche, comprendere quale sia la chiave per entrare nel cuore e nell'anima dei ragazzi....Soprattutto se prima d'ora l'idea di insegnare non ti aveva mai sfiorato/a. Quindi? Quindi il Governo può dire di avere assunto! Un plauso.

Torniamo a un insegnante abilitato “tipo”. Ha tra i 35 e i 45 anni, lavora almeno da 10/15, è stato utilizzato per coprire quei posti che non avrebbero permesso di avere l'insegnante di matematica, italiano, inglese... L'insegnante abilitato /tipo/ ha ottenuto l'abilitazione studiando la notte, il sabato e la domenica, frequentando - lontano da casa - l'università e lavorando al tempo stesso, tutto per aggiornarsi, tenersi al passo con le nuove normative, fare del proprio lavoro un continuo divenire. E allora si scorgevano madri allattare i propri figli nel banco in fondo, persone che avevano gravi lutti in famiglia alle quali non era concessa l'assenza di più di un giorno, altre con malattie croniche che trascuravano se stesse e la propria salute per raggiungere quell'obiettivo, l'abilitazione e, finalmente, dopo più di un decennio di /gavetta/, avere una classe, crescerla, imparare dai propri alunni, rapportarsi con loro.

Del resto tutto doveva andare così: si entra in ruolo o con un concorso o con una abilitazione, entrando in una graduatoria detta GaE. Tutti hanno fatto così....tutti, fino a quando il Governo ha deciso che, se prima le si poteva assumere, ora queste persone così determinate non sono “sufficientemente preparate” a svolgere il proprio lavoro a tempo indeterminato. Sono le stesse persone che ora coprono una supplenza e magari spiegano ai colleghi con maggiore anzianità di servizio che sono cambiate le norme, che forse si può utilizzare un metodo alternativo, che i ragazzi vanno stimolati tenendo conto del loro background...Eppure no! Cosa vogliono ancora? Forse entrare in classe e appurare che siano abilitati a svolgere la professione, forse assistere a uno, due , sei mesi di lezione per valutarli, come farebbe un privato, in base al /merito/? NO, nulla di tutto questo...Un docente di lettere della scuola media, ora, per avere una cattedra, dovrà padroneggiare l'inglese a livelli altissimi, conoscere a menadito tutto lo scibile umano, tutto...ma proprio tutto.

Beh, se “insegnate” dovete “sapere”, direte voi. Ovvio...ma forse ciò che non è chiaro è che un ottimo docente di storia potrebbe non lavorare MAI PIÙ perché non sa che il 23 giugno 1757 ebbe luogo la battaglia di Palashi. Immagino che tutti i “bravi docenti” sappiano di cosa sto parlando...la famosissima battaglia di Palashi, in India. Se il suddetto docente sa spiegare gli eventi secondo causa ed effetto, sa motivare i ragazzi allo studio della storia, conosce i fatti legati alle varie epoche...ma non è in grado di rispondere a una domanda di questo tipo, non è degno di insegnare! Chi insegna sa bene che non si smette mai di imparare, che la sera prima di tenere una lezioni si riflette su come impostarla, magari in sei, sette modi differenti in base al gruppo di
PERSONE che ha di fronte.... Sì perché, lasciatemelo dire, i nostri alunni sono prima di tutto persone!

Il concorso del 2016 prevede che i docenti, che già insegnano come supplenti, sappiano tutto, lo sappiano riferire in lingua, conoscano a dovere ogni legge e ogni suo corollario. Esisteranno nel bando parole quali PA SSIONE, DEVOZIONE, PREPARAZIONE SUL CAMPO, VOGLIA DI APPRENDERE, EDUCARE, DARE E RICEVERE? NO ! Non solo...ogni anno di insegnamento verrà valutato in maniera tale che, per essere al pari con un /novellino/ che abbia fatto per un solo anno il
dottorato di ricerca all'Università (dove non esiste nessuna relazione con l'allievo, dove si fanno ricerche ma non si insegna, non si educa), bisognerà avere lavorato almeno 10 anni! Sembra già di sentirli i genitori tra qualche anno: “Sarà anche preparato ma non sa trasmettere”, “Non sa tenere la classe”...

Infine, ma non meno importante, i due tipi di abilitazione cui siamo stati OBBLIGATI (non abbiamo potuto scegliere) subiscono un diverso trattamento. Giovanni ha 27 anni: supera una prova preselettiva (quesiti di lingua, informatica, logica, cultura generale)
e fa un corso di 6 mesi. Abilitato... Giuseppe ha 35 anni, dieci di insegnamento. Non è il caso (decide il Governo) di fargli sostenere una prova preselettiva, il suo “tirocinio lo ha fatto”: sosterrà gli stessi esami di Giovanni, giovane neolaureato, e verrà abilitato.

Perfetto...Ora però Giovanni avrà una valutazione dell'abilitazione fino a 10 punti (ricordo che un anno di insegnamento corrisponde a ½ punto....), Giuseppe no! “/Ma perché, io – Giuseppe – insegno lettere da 15 anni.../.”. Risposta: “/Ma tu non hai sostenuto la prova preselettiva di logica matematica, informatica.../”. E Giuseppe: “/Ma io utilizzo LIM, registro elettronico, supporti informatici/”. - quando ci sono...nella maggior parte delle scuole no... - “/Non importa, il giovane Giovanni ha sostenuto la prova preselettiva/”. “/Ma Giovanni non ha mai messo piede in aula...lasciamo che inizi con il mio stesso punteggio/!”...NO, NO GIUSEPPE, NON HAI SOSTENUTO IL QUIZZONE...

A parte la rocambolesca storia di Giuseppe e Giovanni, ciò su cui si vorrebbe focalizzare l'attenzione è la lotta tra poveri che il MIUR sta scatenando. Perché? Qual è la recondita ragione di tali disuguaglianze? Forse favorire i ricercatori? Forse c'è qualcuno che conosce già il suo destino? Forse....Il mio e quello di migliaia di persone è scontato! A casa.... Ma ora io, docente abilitata su due classi di concorso con il massimo dei voti, con 12 anni di servizio alle spalle tra medie e superiori, una famiglia....devo concludere per andare a preparare la lezione di domani...Sì perché in classe ho uno studente DSA, uno studente con un PEI, un probabile FIL, un ADHD, un paio di ragazzi che devono essere stimolati allo studio e non voglio che la mia lezione risulti noiosa,... devono apprendere con amore.

Per quest'anno è ancora così, poi...lo scopriremo solo vivendo! Ah, per la cronaca, ho scoperto solo stasera, in maniera superficiale, quando e perché si sia combattuta la battaglia di Palashi. Chiedo perdono...

Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di/come bisogna fare scuola/, ma solo di /come bisogna essere /per poter fare scuola [Don L. Milani].

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