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Superiamo l'ambiguità dell'orario di lavoro dei docenti: facciamo 30 ore

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Prof.ssa Fiorella Re - La categoria docenti (di cui faccio parte) deve rendersi conto che è necessario superare l’ambiguità del nostro orario di lavoro e i sindacati devono collaborare a presentarlo nel giusto modo.

Dobbiamo chiedere di fare 30 ore settimanali di cui il 50% di insegnamento frontale e l’altro 50% relativo alle attività richieste dalla nostra professione (programmazione, preparazione lezioni, correzione elaborati svolti dagli alunni, colloqui con le famiglie e gli studenti, consigli di classe, collegi docenti, riunioni di dipartimento, corsi di formazione).

La scuola dovrà provvedere a fornirci tutti gli strumenti per svolgere il nostro lavoro, quegli strumenti che attualmente sono a nostro intero carico (scrivania personale con relativo computer, software, stampante, inchiostro, carta, penne, per non parlare delle ore di riscaldamento, elettricità, acqua e altro che utilizziamo lavorando in casa)

Il lavoro subordinato o dipendente prevede che gli strumenti di lavoro vengano forniti dal datore di lavoro. Attualmente siamo noi che sovvenzioniamo la pubblica istruzione con moltissimi mezzi, utilizzati per lavorare, pagati personalmente con il nostro stipendio.

L’orario di 30 ore e non di 36, come nel restante comparto del pubblico impiego, ritengo sia relativo al particolare lavoro frontale con gli alunni, fare lezione in classi di 30 studenti presenta un carico emotivo, partecipativo, mentale e di interazione che non è riscontrabile in un normale lavoro amministrativo come quello svolto dagli altri dipendenti pubblici nei loro uffici, anche se aperti al pubblico. L’insegnante è un educatore, lavora con giovani in corso di formazione e non con semplici utenti.

La parte economica? Uno stipendio pari alla media europea (non certo quello dei paesi ad economia elevata) sarebbe il minimo compenso da accettare; personalmente, alle condizioni sopra indicate, non contrattabili, (15 ore di lezione frontale, 15 ore di lavoro complementare alla funzione docente, ogni strumento fornito dalla scuola pubblica), accetterei quello che ci viene pagato attualmente.

Affrontiamo con chiarezza questa ambiguità e risolviamola

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