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Giovedì, 25 Agosto 2016

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Studio per il concorso docenti mal si concilia con le incombenze di moglie, madre, lavoratrice. Lettera

di redazione
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Debora Ambrogi - Durante la preparazione a questa ennesima prova il confronto con i colleghi si fa sempre più serrato e così ti accorgi che i tuoi timori e le tue ansie sono condivisi. Cosa ho riscontrato? Tante donne, mogli, madri e lavoratrici alle prese con un'attività di studio che mal si concilia con tutte le altre incombenze. Qualcuno, semplificando, dirà: “ma non siete già preparate? Lavorate da anni, avete un'abilitazione per conseguire la quale siete già state sottoposte ad una dura selezione.”

Ebbene le cose non sono così semplici: basta una lettura veloce ai programmi di studio presenti nel bando per accorgersi che una qualsiasi mente umana non può tenere a lungo immagazzinata in memoria tutta quella quantità di contenuti. Per prepararsi ad un concorso, essi vanno obbligatoriamente “rispolverati”. Sento colleghi che corrono ad iscriversi ai corsi preparatori offerti dai vari sindacati (200/400 euro il costo); altri alle prese con le case editrici che offrono le migliori sintesi, ecc.

Insomma, per farla breve, un'intera categoria di persone che, pur lavorando già nella scuola, è impegnata in uno studio finalizzato al superamento di un concorso che, vuoi che sia computer based, vuoi che contempli la lingua straniera, vuoi che non sia nozionistico, richiede sempre un addestramento specifico.

Ma siamo sicuri che coloro che riusciranno a superarlo sono i migliori insegnanti che la “buona scuola” richiede? O piuttosto si tratterà di coloro che più giovani, magari senza impegni familiari e lavorativi riusciranno in questo sforzo di memorizzazione? Quando un insegnante progetta un percorso di apprendimento per la propria classe, non ha in testa tutte le competenze e gli obiettivi di apprendimento previsti dai documenti ministeriali; non conosce nei minimi dettagli i contenuti che andrà a proporre né le risorse per arricchire tali contenuti e renderli più accattivanti. Proprio in questo consiste il lavoro domestico dell'insegnante.

Non rimane allora altro da fare che affidarsi alla fortuna, sperando che da quel mare magnum di contenuti saranno pescati argomenti che uno conosce meglio di altri. Ho scelto questo mestiere per vocazione, ma me ne sto pentendo per tutte le volte che mi sono sentita umiliata: penso alla convocazione per le supplenze, lontana da casa, in stanzoni superaffollati simili a un mercato generale; a concorsi svolti sempre lontano da casa dove arrivi stanca del viaggio e ti ritrovi pigiata in un'aula, magari alle soglie del periodo estivo, a lottare col caldo e con servizi igienici fuori uso.

Per non parlare delle ferie non pagate, di contratti di supplenza che ti si interrompono nei periodi di festività mentre tu sei casa a correggere i compiti delle vacanze; a incarichi extra che il dirigente assegna a te, ultimo arrivato, perché i colleghi di ruolo sanno ben schivare queste magagne. Insomma questi sono affronti che ti fanno disamorare del tuo lavoro e che minano il tuo ruolo e la tua credibilità sociale.

Ma quale “buona scuola” su queste basi? Per l'ennesima volta da parte della politica tanti slogan ben confezionati e nulla di più. Per fortuna rimangono i tuoi alunni, quelli passati e quelli presenti, i loro successi e le loro famiglie, l'unico vero banco di prova per un insegnante.

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