Martedì, 28 Giugno 2016

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Il Sistema non sistema: discrezionalità e quattrini non formano buoni insegnanti. Lettera

di redazione
ipsef

Gentili Colleghi (tutti!), in questi decenni si sono viste susseguire, sovrapporre e contrastare una serie di Riforme sulla scuola che hanno modificato ogni volta in maniera repentina (vista la velocità con cui sono caduti i governi) il percorso per diventare insegnanti; inoltre vanno aggiunti gli Otto miliardi e mezzo circa di tagli fatti alla scuola e l’invenzione di un sistema di reclutamento altamente discriminante sia dal punto di vista economico che procedurale, discontinuo e in contrasto anche con le normative europee:

1. costo dai 2.500 ai 3.500 euro, a discrezione delle Università;

2. numero chiuso;

3. prove selettive a discrezione delle Università per l’accesso ai TFA (es. ex A051: univ. di Milano, 4ore con versione di latino senza utilizzo di dizionari; univ. di Pavia, 4 ore con i dizionari di italiano e latino; univ. di Roma, 8 ore con entrambi i dizionari e anche le versioni e gli argomenti erano discrezionali) o 540 giorni di servizio (di cui 180 su un’unica classe di concorso) maturato nelle scuole pubbliche o paritarie per l’accesso ai PAS (mentre molti lavorano anche nelle parificate, maturando punteggio per la graduatoria d’istituto di terza fascia ma non servizio per un PAS).

La sentenza della Corte Europea (26 nov. 2014) considera il titolo abilitante non imprescindibile ai fini dell’insegnamento mentre in Italia è un titolo costosissimo che è stato reso obbligatorio per accedere al concorso: che fine ha fatto il diritto allo studio? Nei paesi scandinavi basta la laurea per essere assunti; in Francia è la laurea che ti permette di accedere al concorso; in Spagna l’abilitazione è un master a cadenza annuale, aperto a tutti e a costi accessibili.

Questo farraginoso e iniquo sistema ha scaturito una serie di conflitti interni al corpo docente minando gli equilibri e la serenità necessari per svolgere questo delicato lavoro:

1- Alcuni abilitati minacciano interventi legali contro chi parteciperà con ricorso al concorso perché se sono gli altri a far valere un diritto è una scorciatoia, mentre per loro fare ricorso per entrare in GAE è legittimo.

2- Abilitati TFA e abilitati PAS si sono dati battaglia per decidere sulla valutazione dei titoli e del servizio, quest’ultimo valutato pochissimo tanto che gli abilitati PAS cercheranno forse di impugnare il bando del concorso.

3- Dulcis in fundo crisi anche all’interno degli abilitati TFA: ci sono abilitati tramite questo percorso che non potranno partecipare al concorso perché, “udite, udite!”, le loro abilitazioni sono su cattedre inesistenti! Ma il TFA non era su fabbisogno?

Tutto questo fronteggiarsi è stato compiuto screditando il lavoro dei colleghi: va ricordato che l’insegnamento è anche un’attività di alto spessore morale, oltre che di trasmissione di conoscenze e cultura.

Insomma chi ha un TFA, un dottorato di Ricerca e un Santo in Paradiso può dormire sonni tranquilli…..soprattutto se non ha una coscienza.

Agli altri chiediamo il coraggio di provare a cambiare, a fermare quei “dinosauri” arroccati ai loro privilegi e che hanno reso questo Paese immobile o altrimenti possiamo continuare a guardare “la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello” (Luca 6, 41) e affondare nel mare della stupidità.

 

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