Domenica, 26 Giugno 2016

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SERVIZI
SPECIALI ESPANDI

Il servizio non è merito. Lettera

di redazione
ipsef

"Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza".

Scriveva così Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. Che lo studio sa un mestiere andrebbe ricordato a chi si accinge a stabilire i criteri con cui verranno reclutati i docenti nel prossimo concorso. Lo studio è un mestiere e se il mestiere è proprio quello del docente, lo studio è anche merito. Il servizio invece non è merito. E' fortuna, è anzianità, è troppo spesso "conoscenze"... Vi sono vecchi diplomati magistrali e vi sono laureati in scienze della formazione primaria a numero chiuso; vi sono abilitati con percorsi speciali (PAS) per cui bastavano 3 anni di servizio, di cui uno solo nella classe di concorso specifica anche in una scuola paritaria o Iefp, per essere ammessi al corso abilitante, e vi sono abilitati con percorsi a numero chiuso (TFA) a cui hanno avuto accesso meno del 10% dei candidati.

Sindacati e gruppi sindacali difendono troppo spesso i presunti diritti di chi non avrebbe ottenuto nemmeno l'abilitazione in un paese più civile del nostro. I "tieffini" hanno già superato delle prove del tutto paragonabili ad un concorso a cattedre: una prova ministeriale con 60 domande a risposta multipla, uno scritto e un orale. e sono entrati in una graduatoria di merito che ha permesso loro, se in posizione utile, di accedere al corso abilitante. Essi non chiedono però di avere subito il ruolo: "si accontentano" di poter correre al concorso ad armi pari, almeno non da sfavoriti, rispetto a chi quelle medesime prove non ha superato.

Tommaso Invernizzi

 

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