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Domenica, 31 Luglio 2016

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Se questo concorso “s’ha da fare” per forza, almeno si pensi ad un piano transitorio successivo che immetta in ruolo tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno

di redazione
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Scrive su Twitter la Senatrice Puglisi: "#abilitatiTFA e #Midaxruolo che su tt vi fronteggiate. Il bando di concorso sarà equilibrato. E valuterà le vostre capacità didattiche”.

Elisabetta Fiore, coordinatrice MIDA PRECARI - Analizziamo tutto il messaggio, partendo innanzitutto dai destinatari: da una parte un coordinamento individualista, formato da qualche centinaio di persone, dall’altro un movimento inclusivo che comprende circa 9000 docenti precari di tutte le tipologie (Pas, Tfa, Magistrali, Sfp, etc.).

Queste due "associazioni"  si “fronteggiano” su tutto, è vero, ma chi ha creato questa guerra fra poveri? Chi ha assegnato nella bozza del bando un super punteggio al Tfa e un ridicolo obolo al servizio (=lavoro) svolto senza tener conto dei PAS che sono pari abilitati? E soprattutto, chi ha deciso caparbiamente di indire un inutile e costoso concorso ordinario quando basterebbe un concorso per soli titoli a stabilizzare tutti i precari?

“Il bando di concorso sarà equilibrato”, lo speriamo tutti, dev’essere così per garantire equità e merito ma per esserlo bisognerà rivedere il punteggio del servizio, del dottorato, delle pubblicazioni, oltre a chiarire i criteri di valutazione e il numero effettivo di posti da mettere a bando, che sono in realtà più numerosi di quelli previsti nella bozza.

L’ultima affermazione è farsesca.

Gentile Senatrice, una professionalità formatasi nel corso di anni e anni di lavoro, unita ad un’abilitazione recente e aggiornata conseguita fra il 2014 e il 2015, rilasciata dalle università dopo 18 esami scritti e orali oltre alla discussione della tesi in presenza di un funzionario ministeriale è di per sé testimonianza di una capacità didattica di spessore. O mette forse in dubbio la validità della formazione universitaria italiana?

Inoltre la battaglia che stiamo conducendo da più di un anno è la più bella dimostrazione di quanto teniamo a questo lavoro, una passione che va al di là dello stipendio, è proprio tutta la nostra vita.

Potremmo mollare, potremmo decidere di andare all’estero, dove troveremmo sicuramente un clima più accogliente per il nostro merito, invece lottiamo perché è questo sventurato Paese che vogliamo migliorare, per i nostri studenti e per i nostri figli.
Credo siano proprio questi gli insegnanti rivoluzionari di cui il Paese ha bisogno, ci rifletta su e insieme ai suoi compagni di squadra accetti le proposte che in altre sedi le abbiamo profilato.

Se questo concorso “s’ha da fare” per forza, almeno si pensi ad un piano transitorio successivo che immetta in ruolo tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno.

Cambiamo la scuola, ma cambiamola tutti insieme, con razionalità, coraggio e tanto, tantissimo entusiasmo.

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