Martedì, 28 Giugno 2016

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Se bocciare non è la soluzione migliore, promuovere senza merito è ancora peggio. Lettera

di redazione
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Cristiano Villari - Leggo, profondamente indignato, la lettera di un tale “consulente educativo” che, evidentemente, conosce la scuola solo attraverso i libri che ha studiato e non tramite l'esperienza diretta di chi come e me ed altri docenti la affrontano quotidianamente.

Sulla scia della proposta di una parlamentare circa l'abolizione della bocciatura per cinque in condotta, egli definisce la bocciatura un “assurdo pedagogico” ed invita candidamente gli insegnanti che non promuovono a “cambiare mestiere” (per caso qualcuno le ha mai rivolto lo stesso invito?). Nonostante io debba fare i riti buddisti per non rispondere in maniera malevola alle sconcertanti motivazioni che entrambi hanno asserito a supporto della loro tesi, cerco comunque di fare un'analisi razionale dello stato di fatto della scuola.

Innanzitutto cominciamo con il dire che la bocciatura non è la malattia ma è il sintomo: sei hai la febbre, non è buttando il termometro che ti passa. Eliminare la bocciatura non significa affatto cancellare tutte le motivazioni che hanno condotto uno studente ad essa, produce solo l'effetto di trascurarle come nascondere la polvere sotto il tappeto. Se l'alunno non ha affrontato con successo il suo percorso scolastico annuale, come potrà farlo nella classe successiva dove le lacune pregresse diventeranno sempre più pesanti da affrontare?

Vogliamo portarlo alla fine del ciclo di studi con un bel pezzo di carta in mano ma senza alcuna conoscenza in testa? Che cosa se ne farà del suo diploma e come affronterà la vita e il mondo del lavoro se la scuola non gli ha insegnato la prima regola educativa: impegnarsi nel proprio dovere quotidiano e rispondere delle proprie azioni anche quando negative.

Vogliamo sfornare una generazione di cittadini irresponsabili, sempre pronti a dare la colpa al “sistema” e incapaci di assumersi le proprie responsabilità? Perchè quello che sfugge a lor signori “rivoluzionari” è il fatto che molto spesso la bocciatura è la conseguenza di “pura” negligenza da parte dello studente, forse perchè egli crede che una scuola “aperta” e “solidale” dovrebbe pure tollerare la sua svogliatezza.

E' profondamente scorretto considerare la bocciatura tout court un fallimento della scuola: chi le dice che dietro il fallimento scolastico di un alunno non vi sia stato comunque l'impegno massimo del corpo docenti in attività di supporto e recupero senza che trovassero la dovuta collaborazione da parte del discente? Generalizzare la ripetenza, additandone le motivazioni esclusivamente al sistema scuola, è un'autentica banalità che può derivare solo da un'analisi superficiale delle dinamiche generanti.

Qual'è la percentuale di non ammessi nella scuola, in particolare in quella primaria?

Di certo inferiore a quella dei promossi, tra i quali non tutti sono stati meritevoli ma piuttosto è stata la scuola a chiudere un occhio. La scuola di oggi non è quella classista degli anni 50 descritta da “Lettera ad una professoressa” e a cui si riferiva Don Milani.

Le sue prediche, caro il mio consulente, potrebbero andare bene per quel tipo di scuola che oggi non esiste più. L'istituzione scolastica attuale vive un periodo di crisi, a causa di un emergenza educativa creata da modelli di buonismo ipocrita (quali i suoi) secondo i quali anche interrogare individualmente è un atto "discriminatorio” che crea competizione ai danni del più debole. Ma mi faccia il piacere! Educare significa “responsabilizzare” i discenti, insegnare loro che nella vita dovranno impegnarsi e faticare per raggiungere i loro obiettivi e che i diritti di cui oggi godiamo possono essere conservati solo se accompagnati da altrettanti doveri.

Se invece diventi uno che sa solo lamentarsi per trovare la via più furba diventi un cialtrone ed oggi ne abbiamo anche fin troppi.

L'ultima considerazione, non come importanza, riguarda la sua tesi sulla discriminazione dei ragazzi delle fasce più deboli. Guardiamo in faccia la realtà. Se una famiglia non è in grado di rappresentare un modello educativo valido per i suoi figli, allora è meglio che questi ultimi vengano allontanati dai loro genitori. Non si può pretendere che la scuola possa risolvere tutti i problemi come fosse un centro di assistenza sociale. Se la nostra società vive una crisi profonda di valori è la scuola che deve diventare il capro espiatorio? Conosco alunni che, seppure in condizioni disagiate, affrontano con senso di dovere profondo l'impegno scolastico perchè sanno che solo l'impegno personale può essere la loro via di riscatto personale. Io come anti altri docenti sono disposto a dare tutto per garantire loro pari opportunità rispetto ai coetanei più fortunati, questi ultimi i quali sono spesso i più svogliati e dovrebbero imparare molto dai primi. La nostra scuola è inclusiva: lo dimostra il recente premio attribuitoci dall'ONU a dispetto delle sue parole vuote e prive di senso.

Se bocciare non è la soluzione migliore, promuovere senza merito è ancora peggio. Se lei ritiene di essere così bravo di conoscere alternative didattiche “miracolose” per invogliare i ragazzi allo studio anche delle materie curricolari (le sembrerà strano ma anche lettere e matematica sono altrettanto importanti nella vita quanto “saper colorare con i pastelli”), la invito caldamente a venire nella mia scuola per dimostrare a noi insegnanti regrediti come OPERATIVAMENTE si possono tirare fuori risultati concreti e tangibili. Si renderà conto che insegnare è molto più difficile che criticare gli altri dall'esterno, generalizzando e stando su un trono come ha fatto lei.

La bocciatura è un assurdo pedagogico! Lettera

Se bocciare non è la soluzione migliore, promuovere senza merito è ancora peggio. Lettera

Pubblicato da Orizzonte Scuola su Domenica 21 febbraio 2016

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