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Domenica, 31 Luglio 2016

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Scelte "alla buona" e comitato di valutazione. Lettera

di redazione
ipsef

E così, alla fine, nonostante le incertezze, i timori, la grande confusione generata dalla mancanza di chiare indicazioni ministeriali e, oserei aggiungere, disattendendo ad ogni saggio insegnamento che la storia “magistra vitae” ci ha impartito, i Collegi docenti delle scuole italiane si sono attivati, per far fronte ai vari adempimenti, circa l’elezione dei membri del Comitato per la valutazione dei docenti, introdotto dalla legge 107/2015.

Alla fine, su tutto, è prevalso il comportamento “ligio” che da sempre contraddistingue il docente. Se a ciò si aggiungono: la debolezza dei sindacati, ormai quasi esautorati del loro ruolo e della loro funzione e “dulcis in fundo” le pressioni che, molti dirigenti, hanno esercitato sul corpo docente, facendo leva sulle conseguenze derivate dall’inosservanza della norma, il risultato è stato assicurato.

Il Ministero si può ritenere soddisfatto per l’obiettivo raggiunto: dividere e frantumare la categoria, che rimane definitivamente schiacciata tra le istanze autoritarie del dirigente, sempre più proteso verso una schiera di meri esecutivi, e le aspettative “bizzarre” della famiglia in crisi che, avendo ormai da tempo rinunciato al proprio ruolo genitoriale, dalla Scuola “esige e pretende”.

“ Perché – ci chiediamo- il Comitato per la valutazione dei docenti, così come viene indicato dalla normativa vigente, è tanto pericoloso e rischia di creare danni irreversibili al futuro della scuola italiana?”

Innanzi tutto c’ è da dire che i membri designati sono sprovvisti di qualsiasi formazione; non solo, ma il dirigente ed i docenti che ne fanno parte non potranno garantire alcuna competenza tecnica nell’ assegnazione del “ bonus “ ai più meritevoli, a causa della totale mancanza di competenze specifiche nei vari ambiti disciplinari. “ Secondo quale principio –ci chiediamo – il dirigente laureato in chimica ed il docente che insegna fisica o matematica potrebbero entrare nel merito di discipline come la storia , l’ educazione musicale o le lingue straniere?”

Per quanto attiene poi alle altre componenti del Comitato : quella dei genitori e quella degli alunni , bisognerebbe sottolineare alcuni aspetti critici ed assai delicati relativi a tale funzione.

In relazione ai genitori ,ad esempio, dovremmo un attimo capire a quale tipologia ci stiamo riferendo. Per caso a quella ,sempre più numerosa, che demanda alla Scuola ogni responsabilità sulla formazione dei propri figli? O peggio ancora all’ altra che , ingerendo con varie forme di disimpegno morale, finisce per deprimere quanti, ancora, credono nella Scuola ?... E cosa dire degli alunni, sempre più demotivati e disorientati, vittime di una società malata che nega loro le certezze e le opportunità di cui hanno bisogno per crescere?

A costoro ,soggetti prioritari di formazione, la Scuola, paradossalmente e venendo meno alla sua autorevolezza istituzionale, demanderebbe il compito di suggerire modalità e di fornire strumenti per fare fronte ad un impegno di enorme portata quale: la loro stessa crescita personale, culturale ed umana.

Cercherò ora di analizzare meglio alcune tra le più importanti motivazioni che, a mio avviso, hanno reso operative, nelle varie sedi istituzionali, le direttive ministeriali della legge 107, in relazione al Comitato per la valutazione dei docenti, nella speranza per lo meno di capire le dinamiche che hanno reso possibile questa forma di “collettivo suicidio didattico”.

La prima e più importante motivazione è da ricercare in quella “predisposizione genetica” del docente verso condotte acritiche e sostanzialmente “bacchettone”, in relazione a tutto ciò che istituzionalmente e gerarchicamente viene proposto. L’antico brocardo “dura lex sed lex” ha influito, non poco, nel pilotare i docenti verso frettolose scelte di legalità. Benché sia lungi da me l’intenzione di spingere i colleghi al non rispetto delle Istituzioni, ritengo però legittima, in momenti epocali come l’attuale, la necessità di fermarsi a riflettere e riflettere ancora.

Quando scelte “alla buona” (da parte dei nostri governanti), che nulla hanno a che vedere con la qualità dell’insegnamento, rischiano di compromettere il futuro della Scuola italiana, di fronte al serio pericolo che la libertà di insegnamento venga definitivamente compromessa (poiché di questo si tratta), sarebbe opportuno prendersi tutto il tempo necessario per capire, valutare, spiegare … In tali momenti il timore di boicottare una legge (generica ed ambigua) dovrebbe cedere il passo ad una doverosa ed attenta riflessione sulla stessa, oltre ad un confronto aperto a tutti i soggetti coinvolti, rimandando, all’occorrenza, ogni deliberazione all’anno successivo; a quando –ci auguriamo- tutto verrà rivisto e le indicazioni ministeriali saranno meno confuse e controverse.

Temporeggiare, in simili frangenti, diviene doveroso requisito di professionalità e politicamente lungimirante, poiché stimolando nella controparte la percezione dell’intrinseca fragilità nella sua proposta, la induce alla fine alla revisione perlomeno parziale della stessa.

La seconda motivazione è da ravvisare in quella forma di ricatto morale, di cui il Governo si è servito, per pilotare la categoria verso l’obiettivo preposto.

Come ben sappiamo una delle funzioni relative al Comitato è quella di esprimere pareri sul superamento dell’anno di prova del docente neoassunto .

Nel caso in cui esso, per vari motivi, non si dovesse costituire quale sarebbe la sorte del candidato? …

A tal uopo, alcuni sindacati, hanno avanzato delle proposte per aggirare l’ostacolo. Essi hanno invitato i docenti, disponibili alla candidatura, a sottoscrivere una dichiarazione, da allegare agli atti, in cui si impegnano a partecipare, dopo l’elezione, esclusivamente ai lavori concernenti il superamento dell’anno di prova dei colleghi neoassunti, astenendosi da ogni altra funzione prevista dal comma 129 della Legge. Per quel che ci è dato capire, i membri, si impegnerebbero a recepire la norma in maniera parziale, assumendo l’incarico in forma settoriale e condizionata.

Un vero “pateracchio” direbbe qualcuno.

Se non vado errata, non mi pare che la legge consenta la penalizzazione di un soggetto, nei suoi diritti, per la mancata attuazione delle norme da parte di soggetti terzi. Cercherò di spiegarmi meglio: in virtù di quale cavillo normativo, un insegnante neoassunto presso l’Istituto scolastico X avrebbe, alla fine, diritto ad una valutazione sull’anno di prova, da parte di un Comitato costituito secondo parametri normativi e, al contrario, un neoassunto nell’Istituto scolastico Y rimarrebbe di fatto privato di tale diritto perché il Comitato per la valutazione, per vari motivi, non si sarebbe potuto costituire?

Per quel che ci è dato sapere la legge è uguale per tutti, o forse così non è?...

Comunque, nella peggiore delle ipotesi, per il neoassunto “svantaggiato”, si tratterebbe di postergare di un anno la valutazione che lo riguarda, senza perdita di alcun diritto acquisito e senza obbligo alcuno di sottoporsi ad un ulteriore anno di prova.

Passiamo ora ad esaminare l’ultima e non meno determinante motivazione, quella della “frenesia dell’esserci” come amo definirla, generata del timore diffuso, tra la categoria, di vedersi estromessa da un’operazione tanto delicata: la valutazione sul suo stesso operato. Questo “cruccio” ha finito per spingere i docenti, in maniera massiccia, all’interno del Comitato. Così da non consentire a nessuno – genitori, alunni e men che mai dirigenti – di espropriarli delle proprie prerogative e del proprio potere.

Sebbene, in linea di massima , siano condivisibili tali preoccupazioni, si ritiene tuttavia che la poca attenzione su alcuni controversi punti della normativa in corso, abbia finito per generare, nella categoria, incontrollati ed immotivati eccessi di ansia.

Secondo il parere degli esperti le Faq 13 e 14, che il MIUR ha fatto pervenire alle scuole tramite il suo sito, sono in aperta contraddizione tra loro. Inoltre la Faq 13, che esplicita le condizioni di validità nella costituzione del Comitato per la valutazione, lascia aperta la problematica del Comitato stesso come “collegio perfetto” e quindi non validamente costituito (e di conseguenza inefficace) se una delle sue componenti non viene designata.

Ma lasciando da parte questi cavilli normativi, che altri cureranno di definire nelle sedi preposte, proviamo a ragionare, anche in relazione a questo punto, supportati dal semplice buon senso.

Prefiguriamoci il caso di un Collegio dei docenti, convocato in una determinata scuola, che dopo una serena e democratica discussione, con professionalità e consapevole delle responsabilità assunte, esplicitasse il proprio dissenso sull’individuazione di alcun membro quale componente del Comitato per la valutazione dei docenti generato, a mio avviso, dalla mente di “praticoni dell’istruzione”. Ci chiediamo: “Di fronte a tale ferma determinazione dell’organo didattico e pedagogico più importante della Scuola, quale sprovveduto genitore o alunno, privo di qualsiasi competenza specifica,si spingerebbe tanto da avanzare proposte per l’assegnazione del “bonus” al docente?”

Nessuno, che avesse un minimo di buon senso, oserebbe tanto. Toccherebbe, a questo punto, al dirigente dipanare l’intricata matassa, supportato al massimo dal membro esterno. Ammesso sempre che qualcuno, senza alcun compenso e gravato da numerose responsabilità, fosse disposto ad accettarne l’incarico.

Cettina Lupoi

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