Mercoledì, 29 Giugno 2016

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Replica all'inutilità dei compiti: non togliamo gli ostacoli ai figli. Lettera

di redazione
ipsef

Sono un docente di matematica della scuola secondaria di primo grado e scrivo per replicare alle affermazioni pubblicate in un articolo precedente, riguardo l'inutilità dei compiti. Premetto che mi sono sempre adoperato per lasciarne la quantità minima possibile (ma necessaria) e non ho mai assegnato compiti per le vacanze. Si può discutere sulla possibilità di diminuire il carico di lavoro dei ragazzi nelle ore pomeridiane ma proporne la totale eliminazione non può che avere alla lunga effetti deleteri. Riprendo le motivazioni sulla “dannosità” dei compiti dell'articolo precedente:

 

...i compiti a casa vanno aboliti, nella ‘scuola dell'obbligo’, perché:

  • sono inutili: le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando (interrogazioni, verifiche...) hanno durata brevissima: non "insegnano", non lasciano il "segno"; dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione”

 

Se quanto detto fosse vero, tanto varrebbe non studiare e non leggere più alcun libro perché tanto a poco tempo di distanza si dimenticherebbe tutto. Mi ricorda la barzelletta di Pierino che sosteneva: “più studio, più posso dimenticare...allora non studio nulla così non dimentico nulla!”. Se il problema riguarda la caduta di memoria nei mesi successivi, esso può essere affrontato per esempio facendo del ripasso.

 

sono dannosi: procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio.”

Faccio presente che a taluni studenti anche la frequenza scolastica crea disagio; allora che cosa facciamo, aboliamo direttamente la scuola per non creare più disagi? I problemi, se esistono, vanno affrontati alla radice del disagio e non semplicemente evitando di affrontarli scappando via. Se un alunno si disabitua all'idea di svolgere mansioni dietro le direttive del docente perché gli creano “disagio”, cosa farà quando dovrà assolvere le mansioni assegnategli dal suo datore di lavoro?

 

sono discriminanti: avvantaggiano gli studenti avvantaggiati, quelli che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati, aggravando, anziché “compensare”, l'ingiustizia già sofferta;”

Se nel mondo esistono discriminazioni non sono certo i compiti una parte di esse. I compiti sono assegnati per essere svolti dall'alunno senza l'aiuto di altri perché solo così può imparare. Se poi vi fossero alunni in difficoltà si possono sempre attivare dei momenti di recupero a scuola.

 

sono prevaricanti: ledono il “diritto al riposo e allo svago” (sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo) riconosciuto a tutti i lavoratori - e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante: si danno anche nelle classi a tempo pieno, dopo 8 ore di scuola, persino nei week end e “per le vacanze”;

Questa motivazione è francamente ridicola per il semplice fatto che si può trovare il tempo per lo svago anche dopo aver fatto i compiti (se non sono troppi). Appellarsi poi alla Carta dei di Diritti dell'Uomo mi lascia basito.

 

“Sono impropri: costringono i genitori a sostituire i docenti; senza averne le competenze professionali, nel compito più importante, quello di insegnare a imparare (spesso devono sostituire anche i figli, facendo loro i compiti a casa);”

Dove sta scritto che i compiti in classe devono essere svolti dagli alunni in presenza dei genitori? I compiti sono un momento di rielaborazione personale di quanto fatto in classe: si impara quando si acquisisce autonomia nello svolgimento di un compito, se te lo svolge qualcun' altro, tanto vale allora non assegnarne più.

 

“sono limitanti: lo svolgimento di fondamentali attività formative (che la scuola non offre: musica, sport...), oltre gli orari delle lezioni, che richiedono tempo, energie, impegno, esercizio, sono limitate o impedite dai compiti a casa;”

Vedi sopra riguardo i compiti prevaricanti.

sono stressanti: molta parte dei conflitti, dei litigi (le urla, i pianti, le punizioni...) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti; quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente;”

Dove sta scritto che un figlio che non svolge i compiti passerà il tempo guadagnato insieme ai genitori. Molti di loro lavorano e non hanno tempo da trascorrere insieme ai figli, i quali spesso preferiscono i videogame alla compagnia familiare. Se esistono problemi tra genitori e figli è ridicolo ricondurli alla sola presenza dei compiti.

sono malsani: portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri di testo, è nocivo per la salute, per l'integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche”

Anche se non vi fossero i compiti, tutti sanno che i ragazzi dovrebbero comunque portare i libri per svolgere la regolare attività didattica in classe. A meno che non si voglia abolire anche questa e passare il tempo in altro modo.

In conclusione sono contrario alla logica che sta dietro queste motivazioni: vi sono troppi alunni non ammessi, aboliamo le bocciature; troppi studenti prendono brutti voti, aboliamo i voti; troppi studenti non fanno i compiti, aboliamo i compiti. Se vogliamo insegnare qualcosa di utile ai ragazzi, dobbiamo dire loro che i problemi nella vita vanno affrontati per poter crescere, invece di continuare con questa logica aberrante di togliere loro qualsiasi ostacolo nel processo formativo. Se continuiamo a fare così allora veramente essi diventeranno degli adulti andati a male.

Cristiano Villari

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