Mercoledì, 01 Giugno 2016

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SERVIZI
SPECIALI ESPANDI

Progetto o-6. Tre nodi da sciogliere: risorse da investire, competenze dei docenti e spesa delle famiglie

di Giulia Boffa
ipsef

L’ultimo rapporto Eurydice/Indire mette in evidenza come l'Italia sia indietro riguardo al sistema integrato asilo nido e  scuola d'infanzia.
Infatti l’Italia è in ottima posizione per quanto riguarda l’accesso alla scuola dell’infanzia (ci va il 98% dei bambini tra i 4 e i sei anni) mentre solo il 25% dei bambini sotto i 3 anni frequenta un asilo nido.
A nord in Europa gli asili hanno costi di iscrizione e frequenza piuttosto bassi: in Svezia, ad esempio, si spendono al massimo 110 euro al mese. In Danimarca, Finlandia e Norvegia un po’ di più, rispettivamente 270, 216 e 200 euro al mese, ma per rendere le strutture accessibili a tutte le famiglie sono tuttavia previste riduzioni ed esenzioni. Nella maggioranza dei Paesi nordici, nei Paesi baltici, in Croazia e in Slovenia, i bambini che frequentano un istituto hanno da 0 anni fino all’età di inizio della scuola dell’obbligo.

E' questo appunto ciò che vorrebbe attuare la legge 0-6, che punta a unificare il percorso dei bambini fino alla primaria, aumentando i posti a disposizione dei bambini più piccoli alla scuola, soprattutto al Sud, e rendendo più equa la distribuzione delle risorse e delle spese tra Regioni, Stato e Comune.

Ci sono tre punti critici: dove e come trovare il miliardo e mezzo da stanziare, come uniformare le specificità degli insegnanti dei percorsi 0-3 (nidi) e 4-6 (infanzia), e come gestire la compartecipazione delle spese del servizio richiesta alle famiglie, che verrebberp spalmate su tutta la durata del percorso scolastico iniziale del bambino.

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