Sabato, 02 Luglio 2016

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Povertà educativa in matematica e in lettura. Nella legge di stabilità prevista una misura per contrastarla

di redazione
ipsef

Save the children ha pubblicato il rapporto dal titolo “Illuminiamo il Futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa”, diffuso stamane nell’ambito della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, partita nel 2014 per sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno.
La povertà educativa è la mancanza delle competenze necessarie per uno sviluppo adeguato e per farsi strada nella vita; 

Quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura, percentuale che raggiunge rispettivamente il 36% e il 29% fra gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale: povertà economica e povertà educativa, infatti, vanno di pari passo e si trasmettono di generazione in generazione.

Sulla povertà educativa influisce anche la presenza e la qualità delle infrastrutture e le caratteristiche della scuola frequentata, nonché le attività extracurriculari.

Dal rapporto emerge che solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 64% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania (84%), Sicilia (79%) e Calabria (78%). In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.

Lo studio lancia 3 obiettivi elaborati con il contributo di un Comitato Scientifico, per eliminare entro il 2030 in Italia la povertà economica ed educativa, sull’esempio dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibili indicati dalle Nazioni Unite:

1. Tutti i minori devono poter apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, talenti e aspirazioni;

2. Tutti i minori devono poter avere accesso all’offerta educativa di qualità;

3. Eliminare la povertà minorile per favorire la crescita educativa.

La povertà educativa è preoccupante soprattutto al Sud e nelle isole, dove la percentuale di adolescenti che non consegue le competenze minime in matematica e lettura raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 42%, con un picco estremo in Calabria (46% e 37%). Le disuguaglianze colpiscono in modo particolare le ragazze per la matematica (il 23% delle alunne non raggiunge le competenze minime contro il 20% dei maschi), mentre i ragazzi sono meno competenti in lettura: il 23% risulta insufficiente contro l’11% delle coetanee.

Le ragazze e i ragazzi meridionali sono maggiormente svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al Sud, il doppio delle coetanee del Nord (16%) e la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%).

 Differenze di genere si osservano anche per le attività ricreative e culturali: il 51% delle minori tra i 6 e i 16 anni non ha fatto sport in modo continuativo contro il 40% dei maschi, mentre questi ultimi leggono meno, fanno poche attività culturali e navigano meno su Internet. Altro fattore della povertà educativa è l’origine migrante dei genitori: tra i ragazzi migranti di prima generazione il 41% non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e lettura, incidenza che cala al 31% in matematica e al 29% in lettura per i quelli di seconda generazione. 

Una misura per contrastare la povertà educativa è stata approvata dal parlamento nella legge di stabilità 2016 (art. 1, comma 393) ed è relativa all’istituzione, in via sperimentale, di un fondo per il contrasto della povertà educativa minorile per gli anni 2016, 2017 e 2018.
La legge di stabilità prevede il coinvolgimento di valutatori indipendenti. 

Obiettivo di tale valutazione sarà  misurare gli effetti degli interventi per i beneficiari diretti e trasformare gli interventi, ora occasionali, in una azione strutturale su larga scala, che si integri all'interno delle politiche pubbliche entro un triennio. 

 

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