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Domenica, 24 Luglio 2016

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SERVIZI
SPECIALI ESPANDI

I percorsi abilitanti devono avere un costo proporzionato al reddito, cadenza annuale e soprattutto delle prove selettive oggettive. Lettera

di redazione
ipsef

Stando alle parole della ministra Giannini con il prossimo ciclo TFA, a quanto pare l’ultimo, “non si lascerà sospesa la generazione che non rientrerà in questo concorso”.

Bisogna ammettere che oltre a essere degli abili annunciatori, sanno anche risolvere i problemi con la bacchetta magica…

Non so come lo definireste Voi, ma a me sembra un bel COLPO DI SPUGNA!

Cara ministra, il Ministero che oggi Lei dirige, in tutti questi anni non è stato capace di garantire continuità agli onerosi corsi abilitanti che con la legge 107/2015 avete sancito essere necessari ai fini della partecipazione al concorso. Il MIUR, de facto, sta obbligando i laureati con titoli validi per l’insegnamento a pagare circa 3000 euro dei corsi universitari che consentono di poter partecipare ad un concorso.

Dopo il vuoto che la “politica” ha creato con la chiusura della SSIS (2008-2012) e i 10 miliardi di tagli del 2008, il primo ciclo TFA risale al 2012 (ministro Profumo), ben due anni dopo il DM 249/2010 (ministro Gelmini). Fino ad oggi ci sono stati solamente due costosissimi corsi abilitanti. Potevano, anzi dovevano essere di più e non a quel discriminatorio prezzo!

Inutile giustificarsi con l’avvio dei non meno salati PAS (percorsi abilitanti speciali) che, essendo per l’appunto “speciali”, erano riservati unicamente a coloro che avevano un servizio pari a 180 gg. x 3 acquisito entro l’a.s. 2011/2012.

Adesso c’è un’intera generazione di laureati con titoli validi per l’insegnamento (molti lavorano già da anni come precari nella scuola pubblica e/o privata) esclusi dall’unico percorso valido per ambire alla stabilizzazione. In questo Paese finché c’è da fare da “tappabuchi” i titoli sono validi per l’insegnamento, ma per partecipare al concorso occorre aver speso 3000 euro.

Non so come definirebbe Lei tutto ciò, per me chiamasi SPECULAZIONE!

Allo stesso tempo ci sono tantissimi abilitati che, visto il titolo in questione, ergo l’ABILITAZIONE, dovrebbero solo essere immessi in ruolo, invece, non solo sono stati esclusi dal Piano Assunzioni Straordinario, ma presto verranno sottoposti ad un’altra selezione: un esclusivo concorso-contentino, sui generis e che presenta delle tabelle di valutazione che favoriscono nettamente i cosiddetti “titoli forti”. Per farla breve 1/3 di loro rimarrà a casa con tanto di abilitazione!

Non so come definirebbe Lei tutto ciò, per me dicesi TRUFFA!

In un Paese NORMALE questa “generazione” di laureati lavorerebbe perché fonte di ricchezza.

In un Paese NORMALE i percorsi abilitanti imprescindibili per partecipare a un concorso avrebbero un costo proporzionato al reddito, cadenza annuale e soprattutto delle prove selettive oggettive, mentre in realtà costi e prove selettive sono a discrezione delle Università.

In un Paese NORMALE se questi corsi abilitanti fossero veramente utili e indispensabili per l’insegnamento verrebbero mantenuti per dare a chiunque la possibilità di poter ambire a diventare un buon e preparato insegnante!

In un Paese NORMALE quando ci si abilita dopo delle selezioni o dopo anni di servizio si entra direttamente nel mondo del lavoro in maniera stabile, non si aspettano anni e anni per poi partecipare a un concorso che forse uscirà…

Se è vero che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso” così come vuole l’art. 97 della Costituzione, è anche vero che lo stesso articolo contempla i cosiddetti “casi stabiliti dalla legge”, ma soprattutto in un Paese NORMALE verrebbe applicata sempre la Costituzione, anche nel caso dell’art. 3.

Tutto ciò in un Paese NORMALE, cara ministra, ma questo non lo è, perché se lo fosse saremmo già tutti in piazza, uniti, abilitati e non…

MOVIMENTO DOCENTI PRECARI TERZA FASCIA

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