Martedì, 28 Giugno 2016

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Perchè il tenace inesorabile smantellamento del Liceo Classico? Lettera

di redazione
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Gianluca Casa - Onorevole Presidente, Onorevole Ministro, Si cerca di capire le ragioni per il progressivo tenace inesorabile smantellamento del Liceo Classico. Non ha più iscritti e non è che la pallida ombra del suo avo pre-berlingueriano.

C'era un tempo, nemmeno remoto in fondo, in cui i classicamente maturi avevano più successo degli altri nelle università, anche scientifiche, e in cui il grosso della classe dirigente lo aveva frequentato. Nelle discipline umanistiche, poi, aveva internazionalmente fama di best high school ever.

Le risorse in uso erano inferiori a quelle attuali. Bastavano davvero pochi mezzi e tanta volontà per costruire il futuro solido garantendo l'incolumità del passato. Costi bassi e alto profitto. Perché allora abbiamo lasciato che decadesse? Perché non rinnovarne i programmi per dare maggiori possibilità di successo nei test d'ingresso alle facoltà scientifiche? (Che poi, se vogliamo, sono l'ennesima idiozia, visto che, appunto, in quelle facoltà solevano eccellere quanti all'iscrizione non avevano che poche conoscenze nello specifico, ma solide competenze e abilità). A sentire i genitori proprio questo è ciò che più preoccupa.

Da un punto di vista economico lato sensu non riesco a vedere alcuna buona ragione. Allora tocca guardare alla fortuna sociale e politica del Classico dall'inizio della fine per cercare di capir qualcosa.

Da una prospettiva socio-politica, Presidente, il Liceo Classico ne ha avuta poca, di fortuna.

Per la/le sinistra/e (dipende dal micro-periodo), il Classico aveva la colpa originaria di formare le élite, insegnare la trista romanità ed essere immancabilmente la scuola degli spocchiosi e dei conservatori.

D'altro canto, per la destra liberale e conservatrice era un varco troppo aperto alla scalata sociale del proletariato, la manifestazione della caduta di ogni barriera di censo: troppi proletari della mia generazione e più anziani di me hanno costretto i compagni di classe (figli di imprenditoroni e imprenditorini mandati al Classico ad ogni costo) a sfigurare miseramente.

A condimento di questa zuppa, l'ignoranza di ritorno che affligge vieppiù il paese - che vi preme più assecondare, pare, che correggere - la perdita di coscienza e profondità storica: come se Polibio, rivisto dai padri costituenti americani, non fosse parte della nostra quotidianità. Come se la filologia ellenistica non fosse la madre del metodo scientifico. Come se i neologismi del cristianesimo occidentale non fossero di matrice greca. Come se le categorie interpretative, l'amore celeste e il terreno, l'epitaffio di Diofanto, l'essere verdi di gelosia, la persuasione nel comunicare, la geometria, la medicina, l'astronomia, la matematica, la poesia, la religione, la moda, i modi di esprimere la rabbia e la felicità non fossero più degni su questo suolo di veder conservate, studiate e messe a frutto le loro radici e l'evoluzione.

Infine, la forza del Classico è il metodo. Proprio per questo, Presidente, da insegnante del Classico (utinam) vorrei essere valutato ad personam e periodicamente, ma da didatti esperti della materia. Valutato e corretto. E reindirizzato se fosse il caso. Se c'è una scuola in cui la didattica va tenuta sott'occhio è questa, perché è vero che qualunque altra scuola è più formativa di un Classico fatto meno che bene.

Costi minimi e massimo rendimento: ma perché ci tenete tanto a farlo fuori? O peggio, perché non vi importa di vederlo agonizzare? Proprio non capisco.

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