Sabato, 28 Maggio 2016

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Perché il piano assunzionale non ha funzionato. Lettera

di redazione
ipsef

L’obiettivo, encomiabile, del piano di voler finalmente mettere fine al precariato, alla supplentite, alle graduatorie decennali mai esaurite, aveva in sé un vizio di fondo: i destinatari non erano né giovani neolaureati né trentenni desiderosi di impostare la propria vita adulta in un posto nuovo. 
 

Erano invece persone dai 40 anni in su con una vita ormai ben definita, consolidata, strutturata, (seppur a fronte di

Questa semplice e sottile differenza anagrafica ha determinato un risultato che a molti, in primis il premier e gli autori della Buona Scuola, è parso incredibile e paradossale: i neoassunti, invece di apprezzare lo sforzo del governo nel generare migliaia di posti di lavoro a loro dedicati, hanno manifestato malcontento e proteste contro la cosiddetta “deportazione” operata dal piano.

Questa lettera ha l’intento di chiarire che ciò che viene interpretato come irriconoscenza (ammesso che si debba ringraziare per poter lavorare), altro non è che rammarico per una grande occasione persa, quella di un piano che poteva benissimo essere attuato generando solo soddisfazione e riconoscenza, senza sconvolgere le vite di tante famiglie e senza creare tutte quelle disparità tra docenti più e meno meritevoli o più e meno fortunati.

Un docente assunto da GM nella fase B

 

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