Venerdì, 27 Maggio 2016

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Non si educa con le sberle né a casa né a scuola. Lettera

di redazione
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inviato da Elena Piccolo - In questi giorni si susseguono i commenti indignati nei confronti dell'educatrice di Pisa che avrebbe picchia i suoi piccoli, indifesi bambini. In ordine cronologico, l'ultima triste pagina di tanta cronaca che viaggia sugli stessi binari.

Occorre fare una riflessione serena e lucida su un problema che sta a monte; altrimenti rischieremo di condannare un fatto che, in realtà, si ripete giornalmente nelle case e negli asili di mezzo mondo.

Occorre fare chiarezza sulle percosse come strumento educativo.

Non starò qui a citare gli innumerevoli studi che hanno dimostrato non solo l'inefficacia, ma, ovviamente, la pericolosità di tale strumento. Mi soffermerò invece sull'errore di considerare i figli come un oggetto, una proprietà privata di cui disporre a proprio piacimento e secondo i propri, personalissimi parametri.

Una mia carissima Amica e Collega, Cinzia D'Eramo, a questo proposito ha coniato l'espressione “aggettivi affettivi”. Sì, “affettivi”, non possessivi.

Perchè “mio” figlio, come la “mia” compagna, o “mia” moglie, non vuol dire che mi sto riferendo a qualcosa che mi appartiene . Significa soltanto che a quelle persone sono sentimentalmente legato.

Significa che di quelle persone ho la responsabilità. Ma non significa in alcun modo che mi appartengono.

Ora: poiché appare certo il dato secondo il quale sembra siano ancora molti, ancora oggi, i genitori che picchiano, vessano, insultano i loro figli “per educarli”, come si può pensare che quelle stesse persone, nello svolgere la propria attività lavorativa con i bambini non usino gli stessi strumenti?

L'insegnante di Pisa non è né stressata, né stanca, e nemmeno malata. Lei, semplicemente, appartiene all'esercito di persone che trae soddisfazione da una sonora sberla il cui effetto sarà quello di “educare”.

Già: educare. Dal latino “trarre fuori”. Trarre fuori il meglio da qualcuno. Come può essere possibile che per trarre fuori il meglio da qualcuno siano necessarie le botte?

Perchè non esiste un corso, obbligatorio insieme ai corsi pre-parto, in cui si impara ad educare attraverso l'esempio, l'autorevolezza, il dialogo e , soprattutto, l'affetto?

Perchè nelle scuole non vengono avviate campagne serie contro tutte le forme di violenza e, in particolare, contro quella sui soggetti indifesi?

Perchè non cerchiamo di cancellare secoli di cultura secondo cui “attraverso la cucchiaia si cresce bene” e non si lavora per un percorso di crescita che MAI, in nessun caso, può preveda l'uso delle percosse?

Un buon educatore è innanzitutto un buon cittadino. Nel caso, un buon genitore.

Non esiste neanche una possibilità su un milione che un pessimo genitore o, in generale, un pessimo individuo diventi un buon educatore.

Lavoriamo dunque sugli individui e sulla demolizione di secoli di false ed erronee convinzioni e convenzioni.

Ecco. Io ho la certezza che il mostro sia in moltissime case ed in moltissimi asili nido.

Ho la certezza che dovremmo iniziare ad educare gli educatori per avere nuove generazioni di persone per bene.

E poi, infine, occorrono pene molto più severe che funzionino da deterrente, da esempio e come dimostrazione di civiltà.

Perchè un Paese in cui i bambini vengono maltrattati, a fini educativi, da coloro che dovrebbero prendersene cura è un Paese malato destinato a morire.

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