Domenica, 29 Maggio 2016

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Noi docenti siamo la categoria di lavoratori più debole e divisa ad arte. Lettera

di redazione
ipsef

inviata da Antonio - Gent.ma redazione, vorrei porre alla riflessione di quelli come me, assunto in fase B, ma anche dei colleghi interessati nelle altre fasi di immissione in ruolo, come la sostanza della Legge 107 ponga noi tutti su piani differenti e discriminatori.

Le osservazioni e le richieste che chi da una parte e chi dall'altra facciamo evidenziano la preoccupazione, per tanti la disperazione, di essere stati traditi nelle aspettative da un ruolo dato a forza che anziché riconoscere il diritto alla stabilizzazione ha penalizzato la figura del docente e nociuto alla persona.

Il caos già creato con l'invenzione delle fasi sarà perpetuato con la prossima mobilità e sarà ancora fonte di sofferenza per molti insegnanti che si sentono gestiti dal freddo calcolo del cervellone come numeri della lotteria.

Chi sarà il fortunato vincitore del posto più vicino a casa?

Le disparità di trattamento che ha creato la Legge 107 ha posto in essere la debolezza di tutta la categoria che si è così trovata frastagliata nelle richieste che non potranno essere soddisfatte dalle varie OO.SS., imbrigliate non in uno ma nei tanti problemi reclamati dagli insegnati entrati in ruolo nelle rispettive fasi di assunzione.

E' doloroso prendere atto di una situazione che ci ha spinti a chiedere ciascuno la propria parte con il risultato che frammentare le proteste significa porre in oggettive difficoltà le OO.SS. che non potranno lottare equamente per tutti.

La riforma della scuola sarebbe dovuta essere occasione di efficace rinnovamento: ne è scaturito invece un grande problema che non troverà mai le giuste risposte.

E' altrettanto sconcertante constatare come i problemi creati dalla Buona Scuola non vengano discussi e messi in chiaro pubblicamente. I media intervengono su tante questioni: non sarebbe giusto che pongano l'attenzione anche su questo problema che investe la scuola pubblica e con essa le migliaia e migliaia di docenti amareggiati? O forse è meglio tacere?

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