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Mercoledì, 24 Agosto 2016

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Noi abilitati TFA, preoccupati, ci chiediamo: che ne sarà della scuola trentina? Lettera

di redazione
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Selezionati e beffati: così i docenti abilitati con il percorso ordinario del TFA nella provincia autonoma di Trento vedono deluse nuovamente le aspettative di riconoscimento del valore meritocratico del proprio titolo.

Il Presidente della Provincia, nonché Assessore all’Istruzione, Ugo Rossi ha deciso di bandire un concorso a cattedre in cui viene attribuito un ulteriore punteggio, rispetto a quello già presente anche nella tabella nazionale di 0.70 per ciascun anno di servizio valido ai fini del calcolo, ai soli candidati con 3 o più anni di precariato alle spalle.

Questo punteggio, finalizzato a premiare la mera continuità di servizio in Provincia di Trento, mette seriamente a repentaglio l’equità della selezione: stabilisce, infatti, un oggettivo e macroscopico vantaggio solo per alcune categorie di docenti, a scapito degli abilitati TFA, che nella maggior parte dei casi - e per ragioni meramente anagrafiche - non possiedono questo requisito, ragazzi che tuttavia si distinguono per aver superato 3 prove selettive e aver svolto un tirocinio valutato - ricordiamo che il servizio non è mai stato valutato a nessun abilitato con percorsi riservati - da un docente esperto, prima di ottenere il titolo abilitante.

I docenti penalizzati sono quindi perlopiù giovani e meritevoli. Al danno si aggiunge poi la beffa: l’accesso al TFA era a numero chiuso e il numero dei posti disponibili era stato determinato dallo stesso Dipartimento della Conoscenza in base al presunto fabbisogno di docenti per gli anni successivi. Ora, in alcune classi di concorso tale fabbisogno sembra miracolosamente “scomparso”: per molte materie, infatti, non verrà bandito alcun concorso.

Dunque, una buona parte degli abilitati TFA non avrà neppure la possibilità di concorrere per essere stabilmente inserita nel sistema scolastico provinciale. Docenti giovani e meritevoli saranno costretti a fare i supplenti, se fortunati, per altri 3 anni ma più probabilmente dovranno emigrare per tentare il concorso in altre regioni. Insomma, da un lato Rossi parla di “investimenti per il futuro”, ma dall’altra prende, su questo punto, una strada completamente diversa da quella tracciata dal governo e relega i giovani in panchina suggerendo implicitamente loro di partire verso altre sponde.

Trento si distingue come sempre dal resto della penisola, ma questa volta in senso più che negativo preferendo sorprendentemente la gerontocrazia al merito. Noi abilitati TFA, preoccupati, ci chiediamo: che ne sarà della scuola trentina?

Coordinamento Nazionale TFA

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