Giovedì, 26 Maggio 2016

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No a un concorso dove si passa per anzianità. Lettera

di redazione
ipsef

Riguardo alle dichiarazioni dell'on. Faraone e dei sindacati che stanno tentando di affossare la già scarsa meritocrazia del prossimo concorso, desidero far notare che non ha alcun senso farci partecipare alle selezioni del TFA (prevedendo invece una comoda sanatoria PAS basata su criteri meramente anagrafici), più un altro concorso con un programma così vasto, per poi far sì che chi ha servizio possa scavalcare chi ha fatto prove migliori. Potete chiedere ai più giovani di dimostrare di nuovo ciò che hanno già dimostrato al TFA con prova quiz, scritta, orale e tirocinio valutato, ma non potete chiederci di invecchiare a comando o penalizzarci per essere nati troppo tardi. Possibile che nel mercato del lavoro privato contino soltanto le competenze, mentre nella scuola (che pure dovrebbe contenere le professionalità più preparate e capaci) conti soltanto l'anzianità?
Sottolineo "anzianità" e non "esperienza" perché nessuna esperienza degna di questo nome porta a fare prove peggiori di chi non ne ha. Nessun ingegnere esperto che conosce bene il suo lavoro avrà paura di confrontarsi con un ingegnere neolaureato. Perché nella scuola il mondo funziona al contrario? Non sarà colpa delle continue sanatorie?

Essere bocciati o scavalcati perché qualcuno ha fatto prove migliori è accettabile. Non lo è, invece, essere scavalcati da chi ha fatto prove peggiori ma negli anni precedenti ha continuato a puntare tutto sulla sanatoria collettiva, o da chi ha avuto la fortuna di ricevere una convocazione, di azzeccare una provincia, ecc. È ora di dire a chiare lettere che non vi è nulla di meritocratico nel ricevere una chiamata su una maternità piuttosto che una supplenza breve.
Ancor peggio sarebbe dare un punteggio extra a chi ha avuto la furbizia di comprarsi il punteggio in qualche paritaria (si veda il libro di Latella http://www.orizzontescuola.it/news/libro-nero-della-scuola-italiana-scaricabile-oggi-libro-del-giornalista-e-docente-paolo-latella), dato che ormai è di pubblico dominio il fatto che moltissimi punteggi gonfiati sono frutto di un meccanismo perverso e illegale per il quale molti docenti lavorano gratis in cambio di servizio, quando non sono loro stessi a pagare per farlo.

Tutti i docenti hanno l'obbligo di dimostrare di conoscere le materie d'esame, non solo quelli con poco servizio. Come accertiamo le competenze degli studenti e non ci limitiamo a valutare la loro mera presenza a scuola, così dobbiamo fare con chi ha la responsabilità di educarli. Del resto chi sa di non aver mai superato un concorso o una selezione disciplinare avrà pur messo in conto di doverne superare una, prima o poi, o sperava nell'ennesima sanatoria? Magari nell'assunzione per sanatoria dopo l'abilitazione per sanatoria? Già siamo tutti stufi di aver studiato per il TFA ed essere stati scavalcati in fascia dai PAS, già siamo stufi di dover superare un altro concorso: almeno sia equo.

Sarebbe anche ora che il MIDA Precari, i sindacati e i politici che non hanno mai aperto un libro in vita loro, e la cui unica occupazione sembra quella di intasare il più possibile le graduatorie con continue sanatorie, ricorsi e deroghe, si rassegnino al fatto che un concorso con centinaia di migliaia di candidati si può gestire soltanto con prove oggettive su programmi chiari, non su teorie pedagogiche spesso astruse e che cambiano da docente a docente. Le nozioni hanno il pregio di essere uguali per tutti, mentre le teorie su come andrebbe spiegato un filosofo, ad esempio, no. Finirà che ogni commissario avrà la sua illuminante teoria e tutto dipenderà dal caso.
Pensino quindi a studiare le nozioni che avrebbero dovuto studiare al TFA e che il PD ha già condonato loro una volta, e soprattutto smettano di continuare a sabotare gli abilitati TFA più giovani, tra l'altro appellandosi ipocritamente all'unità della categoria quando sono proprio loro i primi a spingere per affossarne una parte prima ancora che inizi il concorso.

Giovanni Ghisu

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