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Domenica, 28 Agosto 2016

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Mobilità, Infantino: c'è un piano per ostacolare i docenti delle fasi B e C. Non torneranno a casa

di Eleonora Fortunato
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Da settembre a novembre scorso le assunzioni del piano straordinario voluto da Renzi hanno tenuto col fiato sospeso migliaia di famiglie italiane.

Mezzi di informazione, sindacati e diretti interessati hanno atteso con trepidazione le percentuali di quanti, in balia del capriccioso algoritmo che accoppiava punteggi e destinazioni, sarebbero finiti chilometri e chilometri lontani dalle regioni di origine. Poi, a giochi fatti, l’emergenza sembrava rientrare: la lotteria era stata meno diabolica del previsto, consentendo al 97 per cento degli aspiranti GAE di fase B e C un sì definitivo all’ingresso a tempo indeterminato nel mondo della scuola. Un dato che tanto il Miur quanto il Governo hanno riportato con toni trionfalistici, ma che non allevia certo, però, il disagio e la rabbia dei tanti per i quali quel sì significa almeno  tre anni  lontani dalla propria terra, dal coniuge e dai figli.

E nei giorni scorsi abbiamo dato notizia della nascita in Sicilia di un nuovo gruppo di protesta contro queste modalità di arruolamento animato proprio da loro, dai familiari dei docenti coinvolti al pari dei congiunti nel tornado di assegnazioni a volte anche mille chilometri lontane da casa. “Non siamo certo i primi, anche fuori dalla Sicilia sappiamo di iniziative analoghe alla nostra” ci ha detto Ermanno Infantino, marito di una insegnante di scuola  primaria  chiamata da Palermo a Milano e adesso voce del neonato movimento presente su Facebook e Twitter.

Infantino, da cosa nasce la decisione di fondare questo gruppo? Si rende conto che la legge è legge e che il destino toccato a sua moglie e a tanti suoi colleghi è comune a tanti lavoratori della PA ma anche del privato?

“Guardi, tutto nasce da una nuova consapevolezza politica: vedendo come si sono evolute le scelte sia del Governo sia dei sindacati, mi sono ormai fatto l’idea che ci sia un vero e proprio piano per ostacolare i docenti delle fasi B e C. Tante difficoltà creano un clima di tensione e la paura di dividersi a tempo indeterminato dalle proprie famiglie potrà indurre la maggior parte di loro  al ripensamento e quindi all’abbandono del tanto agognato posto di ruolo. Dobbiamo pensare, infatti, che il periodo della permanenza lontano da casa è sicuramente destinato ad allungarsi e che soprattutto porta con sé grande disorientamento, sconforto, divisione, con anche il rischio di frattura  di decine di migliaia di famiglie, la maggior parte delle quali con bambini in tenera età o in fascia adolescenziale. Non sono affatto secondarie le gravissime difficoltà logistiche ed economiche, trattandosi di trasferimenti a costo zero  ed incidenti come minimo sul 60 per cento della retribuzione”.

A monte, cioè, ci sarebbe lo scopo di esasperare i lavoratori per estrometterli dal mondo della scuola?

“Esatto, penso che sia stato fatto un preciso calcolo politico: più ostacoli si frappongono al ruolo, maggiore è il numero di coloro che decidono di farsi da parte, spero vivamente di sbagliarmi, ma non a caso parliamo di madri con bambini piccoli. Io e gli altri congiunti vorremmo con questo gruppo dare voce al disagio delle famiglie, che sono state travolte da un vero e proprio tsunami. La rabbia più grossa è scaturita nel momento in cui abbiamo constatato un aggravio di difficoltà proprio contro gli insegnanti delle fasi C e B , mentre per altre categorie di insegnanti sono state fatte tutte le deroghe possibili e immaginabili alla loro permanenza nella regione di provenienza”.

Sua moglie adesso è a Milano. Il recente contratto sulla mobilità le consentirà però di tornare a casa tutto sommato abbastanza presto.

“È pura teoria, in pratica mia moglie, come migliaia di colleghe, non riuscirà assolutamente a rientrare in Sicilia. Il meccanismo è semplice: i pochi posti disponibili saranno appannaggio degli assunti ante 2015, i cosiddetti " immobilizzati" che hanno la precedenza assoluta rispetto ai neoassunti delle fasi B e C. Alcuni degli immobilizzati probabilmente non troveranno posto. Un esempio? Primaria comune di Palermo: i posti disponibili per la mobilità saranno circa 250, compresa la quota dei pensionamenti. Lo scorso anno sono stati dati in assegnazione provvisoria 240 posti, cosa vuole che rimanga per noi?”.

Cos’è che rimproverate di più al governo?

“Quello che più ci amareggia, restando comunque disponibili al confronto, è di non aver voluto affrontare concretamente proprio questo aspetto della mobilità. Alcuni elementi come la trasformazione dell’organico di fatto o un tempo scuola diverso al sud (ricordo che abbiamo 27 ore alla primaria rispetto al tempo pieno del nord con 40 ore) consentirebbero di ripristinare le disponibilità e di limitare il gap culturale dei nostri alunni rispetto a quelli del nord”.

Ha parlato di obiettivi piuttosto ambiziosi, che cosa sperate di ottenere più concretamente adesso, invece?

“Instaurare un dialogo civile col Miur. Io mi trovo ad essere coinvolto emotivamente e logisticamente in questa operazione, so bene che non è possibile avere la propria consorte che lavora sotto casa, ma chiedo insieme a tutti gli altri membri del gruppo soltanto che sia rispettato il diritto all’assegnazione nella regione di appartenenza, anche con incarichi provvisori, che pare per la fase C E B non siano più sicurissimi. Vorremmo riuscire a dare una regia nazionale a tutti i movimenti simili al nostro, in modo da avere anche le risorse per una grande manifestazione di piazza di tutti i neoaasunti  GAE fase B e  C, seguiti in massa da familiari, figli e congiunti. In fondo questo piano assunzionale voluto dal Governo Renzi va nella direzione opposta a quella difesa della famiglia tanto sbandierata a sinistra e a destra. A settembre migliaia e migliaia di famiglie dovranno separarsi, andare incontro a notevoli disagi logistici, economici, psicologici, quando sappiamo tutti benissimo che le cose si sarebbero potute fare anche in modo diverso, causando minori disagi tanto alle famiglie degli insegnanti quanto alle famiglie degli studenti, che con tutti questi movimenti e passaggi di cattedre continueranno a vedere compromessa anche la continuità didattica.

Ovviamente il punto di vista del mio gruppo è quello del disagio familiare, ricordo che stando alle condizioni attuali della mobilità migliaia di docenti e famiglie dovranno spostarsi al Nord, docenti spesso con un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. Probabilmente molti di loro questa scelta venti anni fa l'avrebbero fatta anche fatta, ma adesso...

Invito, dunque, tutti i neoassunti GAE fase C e B, che naturalmente si trovano in accordo con questa linea, ad aderire numerosi con le proprie famiglie al nostro gruppo  “GAE fase B e C  coordinamento nazionale nuovi assunti e familiari” in primo luogo per richiedere un dialogo civile, costruttivo e collaborativo col Miur, poi per intraprendere le azioni di protesta più opportune al fine di arrivare agli obiettivi preposti, consapevoli che se resteremo inascoltati o ignorati, ricorreremo alle vie legali”.

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