Sabato, 25 Giugno 2016

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Mobilità 2016/17. Anief: firma contratto apre la via a chiamata diretta

di redazione
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Anief - Non si placa la polemica sull’opportunità di siglare un accordo nazionale sulla mobilità, che se approvato produrrà la perdita netta di una serie di diritti fondamentali propri a una larga fetta di lavoratori della scuola: l'appello dell'Anief ai sindacati rappresentativi perché non mettano nero su bianco il pre-accordo sottoscritto qualche giorno fa con il Miur, non avrà seguito.

Andando così a vanificare la precisa volontà di 600mila dipendenti della scuola che alcuni mesi fa hanno aderito allo sciopero generale.

È di queste ore, la presa di posizione dei sindacati Confederali di portare a termine il pre-accordo. E, di conseguenza, di rifiutare l’invito dell’Anief, perché “un sindacato vero non diserta mai la contrattazione: la rivendica e la esercita. E ci pensa su almeno tre volte prima di indicare come nemico da combattere le altre organizzazioni. Infatti, chi sta prendendo di mira la trattativa in corso, con nessun rispetto per la realtà e pochissimo per la logica, non è un sindacato”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “un sindacato è sicuramente un organismo che si pone a tutela di tutti i lavoratori, nessuno escluso. Mentre, a quanto dicono i fatti, da alcuni la specialità di alcune organizzazioni sindacali della scuola è stata quella di raggiungere degli obiettivi per una parte del personale a discapito della categoria più debole: i precari. È accaduto nel 2011, quando è stato eliminato il primo gradone stipendiale dei nuovi assunti, con il pieno assenso di chi doveva salvaguardare i diritti del personale in toto. E si sta ripetendo oggi, con il contratto sulla mobilità in via di definizione, che collocherebbe diverse migliaia di trasferimenti fuori provincia e i 56mila assunti con le fasi B e C della Buona Scuola nel rebus degli ambiti territoriali”.

“Lo abbiamo detto sin da subito – continua Pacifico – che questo accordo si tradurrebbe in un passo indietro sui diritti di tanti lavoratori. Oggi per una parte di loro, tra un anno o due per tutti. “Forse, è proprio chi fa questo tipo di sindacato che dovrebbe dimettersi. Perché nel 2011 i motivi della mancata sottoscrizione del contratto sulla mobilità erano risibili rispetto a quelli messi sul tavolo oggi dall’amministrazione. Invece oggi si firma. Alla fine – conclude il presidente nazionale Anief - i tribunali ci diranno ancora una volta chi aveva ragione e chi sta dalla parte dei lavoratori”.

Anief, pertanto, ribadisce un concetto: prima di sedersi a trattare, quelle stesse organizzazioni sindacali sapevano bene di aver ricevuto un chiaro mandato, quello di opporsi in ogni modo alla chiamata diretta da parte dei presidi. Ancora di più, perché lo strumento contrattuale non può andare contro quella stessa Legge (la n. 107/2015) che è ritenuta incostituzionale. A partire dagli stessi sindacati maggioritari che già si sono arresi e che, oggi, stanno cercando di trovare un accordo a perdere per applicarla anziché contrastarla con tutti i mezzi possibili. 

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