Sabato, 25 Giugno 2016

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MIDA. Il concorso scuola docenti: quel falso mito meritocratico, subdolo e nefasto che miete vittime , in un sistema spietato

di admin
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Prof.ssa Patrizia De Blasio Coordinatrice Nazionale Mida - A quanto si dice in giro il concorso valuta il merito. Merito, meritocrazia, meritocratico.

Tre termini ricorrenti nell'ultimo periodo. Facendo una piccola ricerca sistematica si scopre che il termine meritocrazia ha da subito una connotazione negativa, in quanto esso nasce oltre oceano ed è ben presto utilizzato in Italia per creare sistemi di valutazione scolastica basati sul merito. Il sociologo britannico Michael Young negli anni ’50 utilizza questo termine come concetto finalizzato ad indicare una forma di governo distopica, nella quale la posizione sociale di un individuo viene determinata dal suo quoziente intellettivo e dalla sua attitudine al lavoro.

L’autore immagina una società in cui si concretizza l’ascesa al potere di una nuova subdola forma di dittatura: i più intelligenti e capaci si convincono di “meritare” il bastone del comando e si impongono sugli altri con l’aggravante della presunta superiorità morale. L'autore continua poi sostenendo che l'intelligenza è una funzione complessa, non misurabile con indici matematici né riducibile ad unica espressione. Da ciò ne deriverebbe il capovolgimento del fine dell'istruzione ,infatti esso non dovrebbe essere quello di emarginare gli «individui a lenta maturazione», ma la più alta idea di promuovere la varietà delle attitudini secondo il presupposto, che ogni essere umano è dotato di un talento diverso, ma non per questo meno degno di altri.

Ma come si definisce il merito? Chi lo valuta? Affermare il merito come principio determinante in un sistema sociale significa rischiare di trascurare questa fondamentale legge della natura che non permette a tutti di partire alla pari. Ciò che dovrebbe fare la differenza allora non è premiare o meno il merito, ma stabilire cosa considerare “merito” in base ai parametri che si decide di prendere in considerazione. Pertanto va considerato più meritevole chi studia e vince un concorso o chi lavora e mette in pratica da sempre il proprio bagaglio culturale? Chi ha piu’ merito, chi sa vendere una torta o chi sa farla?

Chi dimostra di conoscere delle aride nozioni o chi le sa comunicare? Chi sa scrivere una poesia o chi la sa recitare e mettere in scena? È chiaro che rispondere significa fare delle scelte basate anche sui propri sistemi culturali. Apparteniamo a una società con comportamenti, a volte, standard che fanno parte di noi sin da bambini e che da adulti confermiamo, ricicliamo, accettiamo o allontaniamo. Dunque il nostro giudizio cambierà in base al nostro retaggio culturale e uno stesso avvenimento o una preferenza saranno considerate più o meno meritevoli quindi soggettivamente e non oggettivamente.

Chi utilizza l’arma della meritocrazia o crede di essere meritevole, sa di non saperla quantificare né tantomeno spiegare. Non ci sono parametri obiettivi. Essa resta solo un’arma di divisione che spesse volte la stessa politica utilizza per indebolire le categorie e metterle le une contro le altre. Il lavoro resta un “Diritto” sacrosanto, intoccabile, su cui dovrebbe basarsi una società civilizzata! Non permetteremo che il sistema ci renda invisibili. Riconquisteremo la nostra dignità e la nostra rispettabilità! Se allo Stato è bastato sostituire il certo per l’incerto, l’esperienza con leggi indegnamente e turpemente “riparatrici”, avviando una corrente meritocratica di convenienza e sostituendo la II Fascia con quelli che un tempo facevano altro, noi daremo voce ai nostri diritti! La lotta continua , non ci sono solo vinti ………. e cannibali vincitori! 

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