Mercoledì, 29 Giugno 2016

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Mi sento umilata da questo concorso per docenti che già insegnano. Lettera

di redazione
ipsef

Pamela - Sono un'insegnate di sostegno della scuola primaria, laureata in scienze della formazione primaria, dunque in possesso di doppia abilitazione: sia per il sostegno che per il posto comune.

Eppure io, come chi è nella mia stessa condizione, ovvero esserci immatricolati a Scienze Della Formazione Primaria dopo il 2008, siamo considerati non tanto insegnanti di serie B, ma veri e propri insegnanti fantasmi! C'è tanta mobilitazione per gli ex diplomati magistrali rimasti fuori, e noi? La nostra causa chi la porta avanti? Siamo dimenticati!

Relegati in seconda fascia nelle Graduatorie d'Istituto. Tutti i giorni nelle scuole viviamo la frustrazione di vedere docenti immessi in ruolo con il nostro stesso titolo, solo con la fortuna di essersi immatricolati magari un anno prima di noi. Quando arriva settembre, ogni anno, devi sperare di lavorare. Devi sperare di avere continuità con i ragazzi. Devi sperare che ti venga riconosciuto un tuo diritto: quello di essere insegnante.

Perché noi non lo facciamo per caso questo lavoro. Noi, abbiamo scelto questo lavoro perché abbiamo a cuore i bambini, abbiamo passione per l'educazione, la cultura, il domani di questo paese. L'abbiamo scelto perché crediamo che è tra i banchi di scuola che s'impara a vivere, che si fanno progetti, che ci si confronta e misura con gli altri. È per questo che non mi riconosco in un sistema che tutto ha a cuore, tranne il centro vero e i protagonisti della scuola: i ragazzi.
Poi oltre a questo ti trovi ad avere a che fare con persone che, all'udire che sei insegnante e lavori sul sostegno ti guardano con aria quasi dispiaciuta pensandoti maestra di serie B. Quando noi, non abbiamo nulla in meno degli insegnanti corriculari, semmai abbiamo tanto in più: innanzitutto una specializzazione in più! Fantasia, fatica, soddisfazioni e una versatilità che non si può scrivere. Non è sempre semplice, ma lavorare con bambini "speciali", fa sviluppare in te una sensibilità e una propensione alla vita non indifferente. E soprattutto ti fa vivere la diversità non come un limite, ma un'opportunità. Per crescere, imparare a cambiare strada, se necessario. Ti fa credere in loro! E la mia, come quella di molti altri, è una scelta ben precisa, non un ripiego.

E dopo tutto ciò, come se non bastasse, sei anche costretto a dover affrontare un concorso che ci chiede di prepararci in meno di un paio di mesi su un programma vasto e dettegliato. Si, perchè una laurea magistrale e specializzazione e relativa abilitazione all'insegnamento non sono abbastanza.

E pensare che quest'anno ho visto entrare in ruolo persone che non hanno mai messo piede in una scuola! Lì la preparazione come si valuta? Sulla pelle dei bambini?

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