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Mercoledì, 31 Agosto 2016

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Meno di 7000 posti totali di sostegno in tutta Italia non basteranno. Lettera

di redazione
ipsef

Si potrebbero scrivere trattati sui guasti che il mondo della scuola sta subendo in questi anni, smentendo tutti gli slogan felici adottati e pubblicati in ogni dove.
Oggi ne scelgo uno dei tanti: QUESTIONE SOSTEGNO. 
Anno scolastico 2015/2016: 30 mila cattedre di sostegno scoperte. Non ci sono docenti specializzati, le scuole nel caos, chiamano chiunque per assegnare le supplenze. 
Facciamo partire i corsi di specializzazione allora: 3700 euro a corsista nelle casse universitarie intanto, poi ci penserà il nuovo concorso. 
Ebbene bandito per meno di 7000 posti totali in tutta Italia (infanzia, primaria, secondaria) da spalmare in 3 anni!! Attenzione: gli specializzandi, nonostante siano stati selezionati su fabbisogno e sottoposti a più esami di accesso (quindi già valutati in partenza) conseguiranno il titolo solo a giugno, quindi sono di fatto preparati ma esclusi dalle prove concorsuali.
No, non possono partecipare con riserva, provino il prossimo concorso, forse nel 2020. Al limite facciano ricorso, poi si vedrà. 
Va bene, noi possiamo pure attendere e investire soldi ed energie in decine di ricorsi...non vi occupate dei problemi di questi docenti lagnoni. 
Ma gli altri 23 mila bambini e ragazzi cui sono assegnate ore di sostegno oggi, che fine faranno? Ci rendiamo conto che si tratta delle vite di alunni (nostri e vostri FIGLI) che hanno il DIRITTO allo studio? Chi si occuperà di loro e dei loro bisogni? Sempre il docente di classe esasperato e oberato di lavoro? Oppure il/la supplente di turno che, oltre a non avere spesso le competenze specifiche, non potrà assicurare la necessaria continuità didattica? E parliamo di progetto di vita, di didattica individualizzata e personalizzata, di inclusione, di buona scuola? Continuiamo a formarci leggendo e studiando note e direttive ministeriali che restano solo sulla carta? Ma a quanti disastri dobbiamo assistere impotenti prima che ci si renda conto dei danni irreparabili che si stanno verificando nelle aule di ogni istituto?
Siamo capaci di indignarci per motivi validi e questioni assolutamente prioritarie? Lo capiamo che tutto questo incide e influenza direttamente ogni famiglia italiana, ogni bambino? Chi dei vostri figli non ha almeno un compagno in classe con bisogni educativi speciali?
Io non ci riesco, sarò fessa ma non so arrendermi, anche quando mi si dice con sorrisetto malizioso e disincantato che "funziona così", che "non ci possiamo fare nulla", che è "tutta una questione di interessi politici, di sindacati ecc". In questa società ormai affetta da udito selettivo, non finirò mai di gridare tutte le storture che riscontro nel mio settore professionale... chissà che non ci si possa riabilitare e sconfiggere la rassegnazione, acquisendo nuovamente la capacità di sentire, arrabbiarsi sul serio e finalmente agire.

Maria Sillitto

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