Lunedì, 30 Maggio 2016

mnemosine
SERVIZI
SPECIALI ESPANDI

Licenziata per abuso di diritto, essendo vincolata per cinque anni alla provincia in cui era stata assunta

di Avv. Marco Barone
ipsef

La Corte di Cassazione con la Sentenza 25 gennaio 2016, n. 1248 affronta un caso a dir poco particolare.

Il caso riguarda il licenziamento, dovute alle molteplici iniziative di varia natura –diffide, atti di messa in mora, richieste reiterate di accesso agli atti, richieste di trasferimento, istanze di aspettativa, accuse di mobbing - messe in atto da una dipendente dell’Agenzia delle entrate al solo fine di ottenere un trasferimento cui non aveva diritto poiché il concorso da lei vinto prevedeva la permanenza nel posto di lavoro per un periodo non inferiore ai cinque anni.

La Corte rileva che “Posto che alla (...) è stato ascritto un insieme di atti che complessivamente rappresentano un esercizio abusivo degli istituti a tutela del lavoratore pubblico non vi è dubbio che questi andassero valutati complessivamente, nella loro articolazione quantitativa e qualitativa. Ciascuna delle istanze, richieste, diffide, atti di messa in mora, etc. presentate dallaomissis) astrattamente ed atomisticamente considerata ben poteva infatti essere considerata legittima in quanto rivendicazione di interessi che la Legge ha riconosciuto meritevoli di tutela.

Solo intesi nella loro globalità tali atti possono costituire un abnorme utilizzazione di procedure previste a tutela del lavoratore costituenti un "abuso di diritto" (figura oggi sancita anche in sede sovranazionale dall'art. 54 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea); in questa prospettiva unitaria le richieste della lavoratrice sono apparse del tutto strumentali, in quanto quasi sempre inutili trattandosi di azioni di mero disturbo, al fine di ottenere (anche attraverso la velata prospettazione di denunzie ed esposti in sede penale dal contenuto minaccioso ) quello che la (...) non poteva ottenere e cioè il trasferimento in (...),impossibile per l'obbligo di rimanere in (...) per almeno 5 annistabilito dal bando del suo concorso.

Per questa ragione l'Ufficio non poteva di certo contestare alla lavoratrice ogni singola diffida o richiesta in quanto solo la loro abnorme e preordinata mole (un intero faldone, secondo la sentenza impugnata) consentiva di considerare il detto comportamento come un illecito disciplinare,comportando disagio nell'Ufficio, un clima avvelenato e comportando l'utilizzazione di ingenti risorse umane per istruire le richieste della (...) e dare loro una motivata risposta scritta.

Del resto, anche se il comportamento della lavoratrice è iniziato subito dopol'assunzione, ha avuto pieno sviluppo nel 2008 con una sorta di"crescendo" dopo che la stessa era stata diffidata l'8.7.2008 a non utilizzare in modo improprio e per uso personale la posta elettronica.

Emerge dalla sentenza che la richiesta dell'Ufficio contenzioso e disciplina è del 27.11.2008, preceduta dauna missiva inviata alla Direzione regionale dell'Ottobre in cui l'Ufficio di Gardone ove operava la (...) chiedeva istruzioni su come comportarsi, mentre la contestazione è del 13.1.2009, quindi dopo un periodo ragionevole per soppesare l'ingente documentazione tenuto anche conto della non conoscenza del dipendente da parte dell'organo titolare del potere disciplinare. Emerge quindi, anche dalla cronologia dei fatti, che l'Ufficio si è attivato non appena ha realizzato pienamente la sistematicità ed il carattere doloso della condotta della (...), il suo intento di creare un clima intollerabile nel luogo ove operava per ottenere un trasferimento che non le spettava, valutando compiutamente gli effetti negativi sull'andamento organizzativo e produttivo dell'Ufficio e sui rapporti tra i dipendenti e ravvisando l'intollerabilità della situazione, nonostante l'avvenuta diffida della lavoratrice. 7

In un tempo del tutto ragionevole, quindi, i fatti sono stati contestati e quindi valutati in sede disciplinare.”Dunque, per la Corte, non può dubitarsi che l'enorme mole di iniziative dimolteplice natura posta in essere dalla (...) (un intero faldone diatti a sua firma) concreti un "abuso del diritto" in quanto tali atti appaiono del tutto strumentali (anche perché sostanzialmente in gran parte inutili e diretti solo a creare unclima irrespirabile nell'Ufficio ove operava) al raggiungimento di un obiettivo non dovuto e cioè il trasferimento anzitempo in (...).

Sotto questo profilo la Corte di appello ha chiaramente evidenziatocome tali atti fossero stati inoltrati non per raggiungere il lorofine istituzionale, ma solo per creare disagio e costringerel'amministrazione a cedere e quindi in spregio ai principi dicorrettezza e buona fede, come ad esempio con la richiesta di accesso alla documentazione relativa (pag. 13 della sentenza impugnata) alla mobilità per il 2007 ed ai dipendenti che vi avessero partecipatonel quinquennio 2002- 2006, in mancanza di alcun interesse, o anchel'invio di richieste di conciliazione relative a giudizi che poi nonerano stati iniziati etc.

"Questa Corte ha infatti affermato il principio secondo cui "l’abuso del diritto non è ravvisabile nel solo fatto che una parte del contratto abbia tenuto una condotta non idonea a salvaguardare gli interessi dell'altra, quando tale condotta persegua un risultato lecito attraverso mezzi legittimi, essendo, invece, configurabile allorché il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà sono attribuiti" (Cass. n. 10568/13), il che è stato accertato dalla Corte territoriale con motivazione congrua elogicamente coerente.

Va anche sottolineato che la Corte ha accertato il carattere pretestuoso di tutte le molteplici istanze ex L. n.104/1990 visti che la (...) (pag. 18 della sentenza impugnata ) aveva spostato durante il periodo di aspettativa la propria dimora da Napoli a Macerata. Sul punto il motivo non offre censure di sorta.”

Versione stampabile
anief anief
anief mnemosine eiform


In evidenza