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Venerdì, 29 Luglio 2016

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Lettera al Ministro Giannini di uno studente (quasi) 18enne

di redazione
ipsef

Eugenio - Signor Ministro, mi permetta di presentarmi: il mio nome è Eugenio Siciliano, sono nato nella città di Cosenza in una (mi narrano) burrascosa mattinata del 9 marzo del 1998; dopo aver conseguito la licenza media presso la scuola media "Bonaventura Zumbini" con voto 10 e lode, mi sono iscritto al liceo classico "Bernardino Telesio", all'interno del quale ho studiato per quasi tutto il primo biennio e con ottimi risultati, specialmente in latino, greco e materie letterarie. A seguito di alcuni disguidi coi quali non intendo assolutamente tediarla, nel 2013 mi sono visto costretto ad abbandonare la scelta del liceo classico (dato che mi sarebbe stato difficile raggiungere coi mezzi pubblici l'altro liceo classico più vicino a me, ubicato nella città limitrofa alla mia) e a trasferirmi al liceo scientifico "Enrico Fermi", dove tuttora frequento la quarta classe, anche qui con ottimi risultati, anche qui specialmente in latino e materie letterarie.  

La ragione che questo pomeriggio mi spinge a rivolgermi a lei e ad invocare un suo pronto intervento è la seguente:

quante volte, durante le lezioni scolastiche specialmente concernenti le materie umanistiche, noi poveri studenti italiani dobbiamo affrontare dei collegamenti con le Sacre Scritture? Beh, signor Ministro, converrà che, da Dante a Manzoni, da Sant'Agostino a Cartesio, da Virgilio all'Apologetica, da Petrarca a Milton noi siamo letteralmente BOMBARDATI di ineludibili riferimenti, citazioni, storie e immagini bibliche.

Che sia un male? Assolutamente no! Per me, da anni ormai cattolico apostolico romano di fervida convinzione (meno che per un breve periodo di profonda crisi religiosa) non può che essere un bene fornire agli studenti degli strumenti di discernimento: il problema, signor Ministro, è che però questi mezzi non vengono forniti e, se vengono forniti, vengono forniti in maniera assolutamente anacronistica ed anti epistemologica perché sa la verità? Gli studenti italiani ignorano VERGOGNOSAMENTE anche i fondamenti delle Sacre Scritture e la responsabilità di questa situazione non credo sia a loro attribuibile, ma ad un dedalo di generazioni amministrative che si perdevano in frivolezze e libagioni mentre la scuola pubblica veniva rinchiusa nell'oscuro avello in cui tuttora staziona. Lei mi risponderà che la scuola è un luogo scevro da qualsiasi proclività religiosa e/o politica e, sulla carta, sarebbe così anche per me: quanti docenti fuorilegge esistono, allora, che in ogni modo e con ogni mezzo tentano di inculcare la propria ideologia agli allievi! Ma non vorrei condurre come Don Chisciotte una battaglia contro i mulini a vento: sprecherei righe.  Tornando al mio discorso, proporrei un accurato studio delle Sacre Scritture per le generazioni a venire, non dal punto di vista religioso, quanto dal punto di vista culturale ed epocale poiché, credo su questo ci troviamo tutti d'accordo, l'intera cultura occidentale è fondata sul cristianesimo e sul libro cardine di questa religione: la Bibbia.

Concludo porgendole le mie più sentite scuse se fra le mie righe ha letto atteggiamenti di alterigia o iattanza, perché non ne avevo alcuna intenzione così come non ho intenzione di calarmi nei panni del pedagogo (che non sono) per insegnarle il suo lavoro. Tutto ciò lungi da me. Ma voglio auspicarmi che le generazioni di studenti successive alla mia potranno godere di una cultura che sia come "la casa sulla roccia", rischiando di parafrasare il mio Maestro, e non di una mnemonica base culturale in salsa moderna alla quale ci stiamo abituando, perché questa è come "la casa costruita sulla sabbia": quando la tempesta sopraggiungerà, per essa non ci sarà scampo.

Con molta stima,

Eugenio Siciliano

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