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Martedì, 26 Luglio 2016

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Istruzione e PIL: non ci siamo ancora. Lettera

di redazione
ipsef

Lorenzo Picunio - La spesa pubblica italiana è di 800 miliardi di euro, pari al 51,3% del totale del prodotto interno lordo. Ogni cittadino paga in media 14 mila euro all'anno, neonati compresi. Francia e paesi scandinavi hanno una spesa pubblica più alta della nostra, mentre la quota per cittadino è maggiore in Francia ed in Gran Bretagna 

La parte più cospicua di questa spesa è data dalle pensioni che assorbono  circa 260 miliardi: calcolando che ile pensioni sono circa 28 milioni, abbiamo una pensione media scandalosa, inferiore a mille euro. Il sostegno alla disoccupazione è del 2%, quello alle famiglie del 2,8%. L'organizzazione politica e burocratica assorbe l'8%.Alla sicurezza va il 2%, 20 miliardi, e l' 1,2% alle forze armate .

Ma la scuola riceve solo il 4,1%% e la cultura solo lo 0,7%. Cifre minime, dalle quali deriva quel dato incredibile per cui gli italiani hanno in media 10 anni di frequenza scolastica (fino - cioè - in media alla seconda superiore), contro il 12 degli altri europei e il record continentale dei 13 anni  (scuola superiore completata, perlomeno come media dei risultati)  della Germania.

E' evidente un forte deficit dell'investimento in istruzione, che va assolutamente colmato, se si vuole avere uno sviluppo di qualità allineato alla concorrenza internazionale. 

Nonostante questi scarsi investimenti i giovani italiani si affermano come "cervelli in fuga" nelle università e nei posti di lavoro di tutto il mondo (la cosa è ovviamente negativa, perchè non ha un adeguato riscontro in frequenza degli studenti e studiosi stranieri nell'università e nella ricerca italiane; ma qui se ne coglie l'aspetto positivo del riconoscimento delle qualità dei ragazzi italiani e dell'istruzione che è stata loro impartita). 

Gli obiettivi di Lisbona indicano nel 2020 il traguardo temporale per avere l' 80% di diplomati: i diciottenni del 2020 sono  la classe che oggi frequenta il terzo anno della scuola secondaria di primo grado. Occorre senz'altro investire di più nell'istruzione.

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