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Martedì, 26 Luglio 2016

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Introspettiva di un precario storico. Lettera

di redazione
ipsef

Salve, mi presento brevemente, mi chiamo Claudio, sono un ITP fiorentino precario da circa 15 anni e ad oggi ho maturato circa 3200 giorni di servizio.

Non ho avuto la possibilità di abilitarmi nel 2004 perché avevo maturato circa 340 giorni di servizio invece che i 365 richiesti, ma ci sono riuscito nel 2014 grazie ai PAS (altri corsi abilitanti non ce ne sono stati) e attualmente sono inserito nelle graduatorie di II fascia, in attesa del discusso concorso.
 
Leggo continuamente di lettere di colleghi disperati, delusi, preoccupati e arrabbiatissimi dal fatto che nonostante anni e anni di esperienza e di insegnamento viene chiesto loro di sottoporsi ad ulteriori prove selettive. 
Io per primo ho provato un enorme fastidio a dover accettare il fatto che colleghi che nel 2004 avevano meno punti di me, ma qualche mese di servizio in più, siano già in ruolo da anni ed io sia ancora segregato in seconda fascia, in attesa di un concorso apparentemente assurdo.
 
Che dire... io la chiamo sfortuna. La vita è fatta così. Alla luce di questo noi precari, storici o meno, dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare di assumerci le nostre responsabilità perché:
 
1) Nessuno ci hai mai promesso il ruolo. 
Abbiamo iniziato a accettare supplenze con la sola speranza di poter essere un giorno stabilizzati, ma, almeno nel mio caso, nessuno ci ha mai dato questa garanzia ne fatto alcuna promessa. Siamo sempre stati consapevoli di questa situazione.
 
2) Abbiamo lavorato per anni solo grazie ai titoli, senza mai dover essere valutati sul campo.
Smettiamo di credere che tutto ci sia dovuto. In nessuna azienda avviene questo. Anche per il più umile dei lavori viene effettuato almeno un colloquio al fine di valutare l'idoneità del candidato. Per posizioni più importanti e di responsabilità poi spesso il percorso che porta ad un primo incarico, è lungo, complesso e molto impegnativo.

3) Molti anni di servizio non ci danno diritto al ruolo.

Sapevamo che la strada sarebbe stata dura e ingiusta. Lo abbiamo accettato così come abbiamo continuato ad accettare supplenze, anno dopo anno. Il fatto che  la corte europea abbia condannato un comportamento illecito della PA nei nostri confronti sicuramente può aver acceso gli animi, ma dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Noi abbiamo continuato per comodo ad accettare un incarichi "piovuti dal cielo" e ad usufruire della dell'indennità di disoccupazione, spesso abusandone, rinunciando alla presa di servizio "fino ad avente diritto" in attesa della "annuale".

4) La passione per quello che facciamo è importante, ma non basta.
Io da piccolo volevo fare il pilota di Formula 1 ed ho sempre avuto una gran passione per i motori. Magari sarei stato davvero anche un'ottimo pilota... e invece sono diventato un bravo informatico. La vita è così. Alcune volte si presentano delle occasioni da cogliere e siamo bravi se ci riusciamo, altre volte le occasioni non si presentano proprio ed a quel punto ce ne dobbiamo fare una ragione e cercare un'altra strada,magari più percorribile e sostenibile. E' stato bello finché è durato, ma ci sono anche reali possibilità che il sogno purtroppo non si avveri. Capita a tutti.

 
E' normale avere un po' di amaro in bocca per quello che potrebbe essere stato ma non si è realizzato, per la disparità di trattamento rispetto a chi è stato più fortunato di noi, per la superficialità e l'incompetenza con cui vengono analizzate alcune situazioni e per come viene conseguentemente legiferato.
Sono più che consapevole di quanto può essere dura portare avanti una famiglia (io per primo sono sposato ed ho due fantastici bambini) vivendo nella costante incertezza di quello che succederà il successivo settembre. 
 
Ma ricordiamoci che nulla ci è dovuto, ne lo è mai stato. 
 
Personalmente è da quando mi sono assunto la responsabilità del primo figlio ed ho dovuto pensare concretamente al suo futuro e al suo sostentamento che ho iniziato a "tirare i remi in barca" e ad accettare solo solo "spezzoni orari" al fine di maturare punteggio,  investendo maggiormente su attività non legate al mondo della scuola. 
Questo, oltre che essere faticosissimo per me, è indubbiamente anche un danno anche per l'Istituzione Scolastica stessa, che invece che sfruttare a pieno l'esperienza di un bravo e competente insegnante (come credo di essere), è costretta ad avermi solo per un numero limitato di ore.
In ogni caso, questo futuro  concorso però rappresenta per me la prima reale opportunità in 15 anni di ambire alla stabilizzazione, purtroppo però so già che a causa di impegni familiari e lavorativi non avrò il tempo di prepararmi adeguatamente.
 
Inviti a questo governo ad operare nel migliore dei modi ne sono già stati fatti a sufficienza, e probabilmente rimarranno tutti vani, quindi non mi resta altro che augurare buona fortuna a tutti (perché forse è solo di questo che si tratta).

Basta lamentarci, è scientificamente provato che la lamentele danneggiano i neuroni. 
Diamoci da fare e costruiamoci il nostro futuro. Ne siamo tutti capaci.

 
Con affetto,
Claudio Benvenuti
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