Sabato, 20 Dicembre 2014

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Ho inviato la domanda di partecipazione sia per il concorso docenti che per "Affari tuoi"

di Lalla
ipsef

Lucio D'Abbicco - E' scaduto il termine del bando e dunque...il dado è tratto: anch'io ho inoltrato la domanda! Singolare questo concorso: tenacemente voluto dal minsitro Profumo, come se si trattasse di una "rivoluzione", nonostante la stagione della spending review...

Particolare questo concorso: normalmente si partecipa a un concorso per acquisire un ruolo professionale o per migliorarlo; in questo caso non è così. Io, infatti (come tanti), ho già acquisito l'abilitazione a quella professione da sei anni, attraverso un percorso formativo biennale: si chiamava SSIS (Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario) e, secondo il ministro che l'aveva voluta, rappresentava pure quella una "rivoluzione".

Anche quel percorso (tra parentesi costatomi oltre 1.800 euro.) prevedeva una prova selettiva in ingresso, più una prova valutativa in uscita. E l'abilitazione veniva data non solo previa verifica delle conoscenze disciplinari, didattiche, pedagogiche, psicologiche, informatiche, di una lingua comunitaria (esattamente come il concorso attuale), ma anche a seguito di un tirocinio sul campo (in aula) supervisionato da un tutor (insegnante esperto).

Dunque io oggi, dopo anni in cui comunque mi sono messo alla prova come insegnante, concorro non per acquisire un'abilitazione professionale, ma solo per dare un colpo d'accelerata (se mi andrà bene) al reclutamento, magari sorpassando chi mi sta avanti nelle graduatorie (mors tua, vita mea.) o evitando di essere sorpassato da un collega più giovane (che magari ha minore o nessuna esperienza d'aula).

Potranno allora verificarsi due situazioni, entrambe singolari.

Se non supererò il concorso (eventualità statisticamente più probabile), lo Stato in qualche modo avrà "bocciato" un professionista da lui stesso precedentemente formato e abilitato; quindi, in qualche modo, lo Stato avrà rinnegato se stesso.

Se invece supererò la prova, potrò finalmente e a pieno titolo entrare in una categoria professionale che lo stesso egregio signor ministro ritiene di dover trattare "con il bastone e la carota"; una categoria da molti (anche da illustri opinion maker) considerata di privilegiati e spesso anche lavativi. Che soddisfazione!...

E allora perché partecipo a questo concorso?...

Perché in questo Stato che si rimangia le cose e non si fida di se stesso, come posso io fidarmi dello Stato?... E se domani il ministro dell'Istruzione che verrà, volesse fare un'altra "rivoluzione" (come tutti i suoi ultimi predecessori.) e quindi cancellare con un colpo di spugna le graduatorie tuttora in vigore?... Potrei io mai perdonarmi di non aver tentato l'occasione di questo anomalo concorso?...

E allora, mortificandomi, partecipo - ma "turandomi il naso" (non me ne voglia Montanelli se usurpo la sua celebre espressione). Partecipo, ma come si fa a un altro genere di concorsi - le lotterie - più che a un concorso professionalizzante: perché in Italia più che altrove per sistemarsi ci vuole fortuna (a nascere nel momento giusto, con il cognome giusto; ad avere le giuste "aderenze".) piuttosto che merito.

E perciò nel contempo e con la stessa disposizione d'animo invio la domanda di partecipazione ad "Affari tuoi": se mi prendono, lì ho statisticamente più possibilità di vincere.

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