Venerdì, 27 Maggio 2016

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Famiglia e scuola: il contrasto al cyberbullismo parte dall'educazione morale. Lettera

di redazione
ipsef

I dati della recente indagine del Censis sull' “Uso consapevole dei media digitali” accendono nuovamente i riflettori sui numerosi episodi di cyberbullismo nelle scuole.

Sono dati a dir poco allarmanti accentuati, sicuramente, dall' enorme diffusione e familiarità con Internet. In questa ricerca deve far riflettere e pensare non solo l' alta percentuale di ragazzi coinvolti, i luoghi dove tali episodi si verificano, ma, soprattutto, l'atteggiamento dei genitori che declassano gli episodi a dispetti tra ragazzi.

La voglia di smarrirsi, perdersi e nascondersi nel mondo virtuale, la ricerca studiata e meditata dell'offesa, dell'insulto, della violenza, sono segnali di una distorta percezione dell'altro, di una assurda visione della vita, della scuola e della società, che non possono più essere sottovalutati, né tantomeno, ci si può limitare a qualche timido intervento o a qualche artificio giuridico-sociale: il problema va affrontato seriamente, attraverso una attenta analisi della complessa costellazione di valori e disvalori che orientano le scelte formative della famiglia, della scuola, della società e da un punto di vista etico ed educativo.

Famiglia e scuola, ormai disorientate dalle tante sollecitazioni e pseudo forme educative di una società sempre più complessa ed egoista, nella quale hanno sempre più peso il divertimento, il potere, il denaro, il futile, il transeunte ecc., sono in crisi; l'unità familiare, la moralità, l' impegno, lo sforzo, il sacrificio, la responsabilità e la dedizione hanno un ruolo marginale. Più volte, in tempi diversi e con modalità differenti, sono stati osservati ed analizzati gli aspetti più significativi e problematici di bambini, fanciulli e adolescenti ed è emerso che, l'istinto a prevaricare, ad offendere, a far del male ed ha manifestare comportamenti aggressivi, in maniera più o meno latente, inizia nei primi anni di scolarizzazione.

Il progressivo aumento di situazioni di disagio profondo, di violenza, di aggressività verso cose e persone, di vera e propria cattiveria verso i propri coetanei o i più giovani, di una sempre più accentuata tendenza ad approfittare dell'ingenuità o della debolezza altrui, di una sempre più crescente volontà a non rispettare le regole, fanno emergere, pertanto, la necessità di una rinnovata attenzione per l' educazione in genere e per l'educazione morale in particolare.

V'è, in pratica, un diffuso analfabetismo etico, sia nel senso di assenza di precipui valori di riferimento, sia per distorte forme di percezione delle argomentazioni di carattere etico. In questo contesto, particolarmente forte deve essere l'orientamento a riconsiderare la scuola come una comunità impegnata sul piano etico.

Va infatti evidenziato il ruolo e le responsabilità delle varie comunità di vita, anche di quella scolastica, nel promuovere lo sviluppo morale inteso, soprattutto, come capacità di cogliere il bene, capacità di amare il bene, capacità di cercare il bene.

J. Dewey, nel lontano 1979, in Democrazia e educazione, aveva già delineato una prospettiva di educazione morale nella scuola e ribadito come nel pensiero greco già si era affermato che “l' uomo non poteva raggiungere la penetrazione teorica del bene prima di aver passato anni di abitudine pratica e di strenua disciplina. La conoscenza del bene non era una cosa da ricavare dai libri o dagli altri, ma si otteneva attraverso una prolungata educazione. Era la grazia culminante di una matura esperienza di vita”. Di qui la necessità di costruire, nella scuola e nella famiglia, una vera vita di comunità, per affinare precipue disposizioni interne e per meglio esercitarsi nello sviluppo delle virtù intese come disposizioni stabili che facilitano le scelte e gli atti moralmente positivi. In particolare, occorre promuovere le virtù della prudenza, intesa come capacità di decisione meditata e responsabile che pervade tutto l'agire umano, della giustizia, della perseveranza, dell' amore verso gli altri. “Il compito della scuola, pertanto, è quello di far acquisire non solo competenze, ma anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di identità, appartenenza e responsabilità” (Dipartimento per l'Istruzione. Nota 31 luglio 2008).

Ogni processo educativo (interno ed esterno alla scuola), oltre a svolgere una fondamentale funzione di servizio alla vita, deve favorire la relazione, il libero scambio di informazioni e opinioni, l'assunzione di atteggiamenti e comportamenti prudenti, giusti e amorevoli. La prudenza aiuta ad affrontare serenamente i problemi connessi alla responsabilità educativa. La giustizia favorisce il pieno esercizio delle libertà, rende più disponibili alla relazione costruttiva in ambito relazionale. La perseveranza aiuta ad assumere modi migliori di comportamento e a trovare soluzioni adeguate ai diversi problemi. L'amore rende più buoni, più aperti al dialogo e alimenta lo sforzo quotidiano di progredire insieme con l'altro verso la realizzazione piena della propria umanità. La scuola, in quanto espressione della società e parte responsabile nella sua costruzione e nel suo sviluppo, ha un ruolo sociale di primaria importanza. Ha il non facile compito di promuovere virtù morali essenziali per una convivenza democratica positiva.

Nessuno deve sentirsi semplicemente spettatore, tutti devono avere l'opportunità di partecipare con gioia, in funzione positiva e costruttiva al vivace incontro di azioni e interazioni e comunicare liberamente aspirazioni, difficoltà paure e tensioni interiori. Se non possono comunicare liberamente, se non hanno la possibilità di ascoltare ed essere ascoltati, di vivere in comunione, nell'amore e nella gioia, i ragazzi diventano tristi, possono persino reagire negativamente, con la fuga, la violenza, l'angoscia, la depressione ecc.

Il benessere psicofisico dipende molto dalla comunicazione e relazione educativa, dall'armonia e dalla serenità dei vari contesti formativi. Sicuramente, docenti e genitori, avvertono di avere in mano poche certezze e inadeguati strumenti, si sentono un po' bloccati e impotenti di fronte a quelli che vengono percepiti come gli insuperabili condizionamenti sociali che incidono negativamente sullo sviluppo del carattere e sull' educazione morale e sociale.

In un mondo in cui le relazioni e i rapporti umani sono meramente strumentali, mancano, comunque, presenze vive e attive, guide silenziose, discrete e sicure nel cammino della vita, veramente capaci di accogliere, ascoltare, orientare, motivare, guidare, sostenere, incoraggiare e soddisfare l'esigenza di amore filiale, fraterno, materno, paterno. Soltanto quando si riuscirà a creare un ambiente di convivenza democratica che non si limita a predicare i valori, ma sollecita e stimola nella quotidianità comportamenti ispirati al bene verso l'altro, sarà possibile impostare un vero e proprio apprendistato cognitivo finalizzato all' acquisizione e interiorizzazione di principi, valori e regole di condotta condivise e moralmente significative.

Fernando Mazzeo (Pedagogista, Docente Scuola Secondaria di Primo Grado)

Cyberbullismo, rapporto Censis: dati preoccupanti, ma scarsa consapevolezza dei genitori

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