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Sabato, 30 Luglio 2016

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Essere immessi in ruolo negli ambiti territoriali è essere immessi in niente. Lettera

di redazione
ipsef

Martina - Che cosa sono gli ambiti territoriali? Sono un calderone, dove entrano i  lavoratori- docenti- precarizzati, che antecede tagli lineari ed arbitrari di posti di lavoro. E’ già partita nelle scuole, la macchina della valutazione dei docenti. In molti collegi docenti  presidi ben “formati” hanno fatto votare  il RAV (il primo tassello applicativo della riforma della “buona scuola”), magari mettendolo, con nonchalance, come ultimo punto all’ordine del giorno, onde evitare qualsiasi discussione, soprattutto da parte di potenziali docenti “contrastivi”. Tra poco passerà a regime il Ptof.

In questa fase si parlerà  di comitato di valutazione dei docenti.  E’ già stata prospettata l’interscambiabilità, la non distinzione tra docenti curricolari, di ruolo ante 2014/2015, di ruolo post 2014/2015, su organico di diritto (docenti costoro con una lunghissima carriera alle spalle, con esperienza sul campo da vendere)  e docenti di potenziamento ( dei quali fanno parte due categorie di docenti, da un lato precari storici su classi di concorso in esubero, anch’essi con lunghissima carriera alle spalle, e dall’altro docenti che non avevano mai messo,  prima di adesso, piede in una scuola). Ci si sta attivando, addirittura, per un nuovo concorso docenti.

Ma quante risorse umane nella scuola e tutte in una volta! Troppe, e più del necessario, per non destare perplessità e sospetto. Saranno azzerati tutti i punteggi , servizi svolti e diritti acquisiti.  Non è stato adeguatamente rinnovato il contratto di lavoro scaduto da tempo: di fronte alla sacrosanta aspettativa di un aumento salariale di almeno duecento euro mensili, si è stabilito un minimo, irrisorio, aumento di meno di otto euro mensili, più  un bonus di cinquecento euro annuali per la formazione, sul quale è meglio stendere un velo pietoso. I docenti, con il loro misero stipendio, non riescono più ad arrivare a fine mese.  Alcuni sono, o saranno costretti, a fare ricorso ad un pasto caldo alla Caritas.  

I duecento euro mensili da mettere nelle buste paga dei docenti curricolari, o comunque con adeguata anzianità di servizio, sono stati, probabilmente, dirottati nel finanziare l’assunzione dei docenti della fase C che non avevano mai svolto, prima di adesso, una sola ora di servizio.  La considerazione non vuole essere polemica, solo obiettiva. Nessuno nega  il loro diritto all’immissione in ruolo, ma questa poteva avvenire in maniera ordinata, scaglionata nel tempo, in parallelo con il naturale turn over prodotto dai pensionamenti annuali. Questi nuovi docenti per ora gioiscono, e meritano stima e  rispetto, ma gioiranno di meno quando si renderanno conto, passata la naturale euforia iniziale, che essere immessi in ruolo negli ambiti territoriali è essere immessi in niente. L’obiettivo finale è ridurre i lavoratori della scuola (nonché i lavoratori tutti), alla stregua dei lavoratori di call center.

E’ più facile licenziare, o mettere fuori gioco, un “titolare” su ambito territoriale che un titolare su sede di servizio.  Il Miur continuerà ad interagire con le sedi produttrici della conoscenza, le scuole appunto, dove i poveri docenti lavoratori continueranno a svolgere la loro opera educativa e didattica di sempre, ma essi saranno relegati, per quel che riguarda la loro posizione giuridica ed economica, negli ambiti territoriali, senza tutele, posto fisso, sicurezza lavorativa, potere di contrattazione, di sciopero. Immaginiamo docenti “titolari” su ambito che scioperino…ma chi se ne importa!...tanto sono interscambiabili! Negli ambiti tutti i docenti sono interscambiabili, non solo, possono essere incaricati di insegnare, in una determinata scuola, non le proprie discipline, ma discipline affini, che logicamente non padroneggiano come le prime.  

Che strano! E si parla, contemporaneamente, di qualità, efficienza, competenze, continuità didattica. Che contraddizione! Collegata agli ambiti territoriali è la chiamata diretta dei presidi: spesso nelle scuole superiori operano dirigenti che sono semplici dottori, che  non sono stati mai professori, come faranno costoro a distinguere il professore idoneo a ricoprire l’incarico, da quello non idoneo? Mistero! Alcuni dirigenti scolastici, quelli più saggi e più preparati, stanno vivendo tutte queste rivoluzionarie (o controrivoluzionarie?!)  novità  con un misto di inquietudine e disagio,  perché hanno capito benissimo di essere  semplici pedine di un gioco al massacro, ai danni della categoria dei lavoratori, della quale anch’essi fanno parte.  Anch’essi saranno valutati da ispettori esterni (?!)  e potranno essere licenziati.  Il collegio docenti  è stato esautorato di tutti i  tradizionali poteri deliberativi, ora deve  solo prendere atto, in modo mansueto e non contrastivo, delle direttive del preside podestà, il termine “sceriffo” non appartiene al  DNA culturale italiano.                                                         

Questa, apparentemente insensata e caotica, riforma della scuola, ha scontentato tutti o quasi. Apparentemente insensata e caotica perché è in realtà un pianificato e lucido attacco contro tutti i lavoratori della scuola.  Per comprenderne a fondo la motivazione occorre allargare lo sguardo oltre la cortina fumosa del nostro ristretto ambito nazionale… 

Per finire queste riflessioni è utile una frase  riportata dal magistrato Roberto Scarpinato nella prefazione dell’illuminante libro Il ricatto dei mercati dell’economista e giuslavorista Lidia Undiemi: “Il cardinale Mazzarino soleva ripetere come un mantra al re di Francia Luigi XIV di cui era consigliere politico << Maestà il trono si conquista con le spade e i cannoni, ma si perpetua con i dogmi e lesuperstizioni>>”.   

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